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Violenza di genere. E ora l’attenzione si sposta sugli uomini

ldvUomini. Di ogni età, con ogni tipo di titolo di studio e impiego. Uomini e violenza, un argomento affrontato quasi sempre dal punto di vista di chi la violenza la subisce, le donne.
Un argomento di cui, in Europa – e in particolare in Gran Bretagna, Austria e Norvegia – da qualche tempo si è iniziato a parlare anche dalla prospettiva di chi la violenza la commette, gli uomini appunto. Ma per non andare troppo lontano, basta rivolgere lo sguardo in Emilia-Romagna, a Modena, che nel 2011 ha visto nascere lo sportello “Liberiamoci dalla violenza (LDV)”, gratuito e gestito dall’USL.
Perché la violenza sulle donne riguarda anche gli uomini ed è necessario che il mondo maschile inizi ad aprirsi a una riflessione sul tema, una riflessione sulla violenza di genere e sulle ragioni profonde che spingono un uomo a picchiare e, a volte, anche a uccidere la propria donna.

“Liberiamoci dalla violenza” è nato come una vera e propria sfida con l’intento di offrire uno strumento di supporto e protezione per donne attraverso, però, il trattamento degli uomini che agiscono comportamenti violenti: “Non sapevamo quanti utenti si sarebbero potuti rivolgere a noi – spiega Monica Dotti, coordinatrice del progetto – ma prima di dare il via allo sportello avevamo condotto anche alcune indagini. Grazie, infatti, al professore Marco Deriu sono state condotte alcune ricerche che coinvolgevano, da un lato, uomini con comportamenti violenti per capire cosa ne pensassero della possibilità di affrontare un trattamento di recupero e dall’altro associazioni, istituzioni ed enti per sondare l’atteggiamento generale nei confronti dello sportello, unica esperienza di questo tipo in Italia dopo quello di Firenze, aperto nel 2009”.

Ed è in realtà nel 2009 che inizia il percorso che ha poi portato alla nascita e all’apertura di LDV; è infatti in quegli anni che la Regione Emilia Romagna, dopo aver investito sulla formazione in tema di violenza per operatori dei servizi sociali e sanitari, decide di mettere in campo un progetto sperimentale: “L’USL di Modena – racconta Monica – che, anche dopo la formazione con la Regione, aveva continuato a lavorare sul tema con azioni specifiche come percorsi di formazione e coordinamento per attività di monitoraggio con il pronto soccorso, si è proposta come capofila per questo progetto. Ed è così che LDV ha ricevuto il suo primo finanziamento”.

Un contributo importante che ha permesso di formare gli psicologi grazie al supporto diretto del centro “Alternative to violence” di Oslo che registra un numero di accessi di circa 6000 utenti. Psicologi uomini – Giorgio Penuti, Alessandro De Rosa e Paolo De Pascolis – che tuttora si occupano e gestiscono lo sportello rispondendo anche alla linea telefonica dedicata (3665711079 tutti i giorni dalle 13 alle 15); una scelta mirata – quella di avere degli operatori e non delle operatrici, almeno in un primo momento – per facilitare l’accesso agli uomini che commettono violenza. Sì, perché le resistenze sono diverse.

“Abbiamo scelto come luogo fisico per il Centro, il consultorio – continua la dottoressa Dotti – un luogo neutro, che in qualche modo non accentuasse lo stigma dell’uomo violento , un luogo con una connotazione più sociale e relazionale, perché gli uomini che commettono violenza sono persone che scelgono di usare la violenza per risolvere i loro problemi e non hanno disturbi psichiatrici. LDV è aperto il venerdì pomeriggio, quando gli accessi in generale sono meno frequenti così che gli uomini non si sentano troppo osservati “.

E’ molto importante, infatti, che gli uomini – in generale già molto restii ad accedere ai servizi sanitari nella normale quotidianità – prendano coscienza del problema, scelgano volontariamente di cambiare e di affrontare un percorso di recupero.
“Lo sportello ha deciso di non lavorare con uomini detenuti: l’invio coatto di utenti non porta a grandi risultati, mentre invece è fondamentale la motivazione e il reale desiderio di cambiare. Gli uomini, quando cercano di spiegare il motivo per cui agiscono con violenza, tendono a minimizzare, a declinare le responsabilità – spiega Monica – a dire che hanno un problema con la compagna “perché lei mi ha fatto arrabbiare, perché lei sa che non si deve comportare così altrimenti mi arrabbio”. Sono restii ad ammettere che attraverso l’uso della violenza cercano di esercitare controllo e dominio sulla compagna ed è su queste emozioni che lo psicologo cerca di lavorare, oltre che sulla gestione della rabbia e dell’aggressività, tenendo conto che questi uomini spesso provengono da nuclei famigliari dove è stata agita la violenza”.

E il lavoro degli psicologi, fino ad oggi, ha portato allo sportello LDV 243 persone, di cui 84 uomini che hanno chiesto o informazioni o appuntamenti, 40 donne e 119 tra operatori di servizi, studenti e giornalisti che hanno contattato gli operatori per avere informazioni. Dei 55 uomini che hanno preso contatto, 5 hanno affrontato il percorso di recupero individuale, 8 di loro sono stati inseriti in terapie di gruppo e 13 sono le terapie che si possono considerare concluse.

“Esistono due tipologie di percorso – continua la dottoressa Dotti – una terapia individuale che dura un anno e una successiva terapia di gruppo che ha una durata inferiore. Tutto inizia con tre colloqui il cui scopo è verificare la reale motivazione dell’utente. Come dicevo prima, la volontà è il vero motore del cambiamento, non la motivazione strumentale di coloro che chiamano lo sportello perché spinti o dalla moglie o dall’avvocato. Terminati i colloqui si chiede l’autorizzazione a contattare la compagna per informarla che l’uomo ha deciso di intraprendere un percorso di recupero e renderle noto di quali servizi lei possa usufruire. Terminata la terapia, c’è una fase molto importante di follow up che ha l’obiettivo di verificare – sia attraverso la testimonianza diretta dell’utente stesso sia attraverso la testimonianza della compagna – che non ci siano recidive”.

Perché la “guarigione”, l’esito della terapia è molto importante: “Non mi piace parlare di guarigione. E’ un termine molto complesso anche a livello sanitario, ancora più complesso in un ambito come questo. Mi piace parlare di cambiamento e sicuramente lo sportello offre agli uomini che commettono violenza una grande opportunità di cambiamento che ogni società civile dovrebbe dare” – conclude Monica – “Il cambiamento deve essere prima di tutto un cambiamento culturale ed è il motivo per cui LDV collabora con le scuole e nella formazione sulle relazioni di genere. Ma è necessario anche un cambiamento a livello del sistema politico e legislativo: non ci possiamo stupire se le statistiche dicono che l’80% delle donne che subisce violenza torna a casa dal compagno; se la donna non ha alternative, se non è in grado di avere una propria indipendenze e autonomia a livello economico e non ha altro sostegno (come ad esempio potrebbe essere quello dei familiari), è normale che torni a casa. E’ necessario un sistema di supporto più organico che vada oltre la gestione della situazione di emergenza. Le leggi non possono funzionare solo in un’ottica repressiva e sanzionatoria, ma si dovrebbe adottare una visione più organica del sistema di recupero e trattamento di coloro che agiscono violenza e di coloro che la subiscono perché ricordiamo che la violenza ha dei costi sociali che incidono profondamente”.

E con l’augurio che questo cambiamento di prospettiva possa avvenire, “Liberiamoci dalla violenza” continua al sua attività cercando di mettersi in rete, non solo in Italia con la speranza di costituire altri centri sperimentali, ma anche in Europa per continuare la formazione dei suoi operatori e il monitoraggio affinché si possa prevenire laddove possibile e continuare a diffondere l’importanza di una cultura contro la violenza di genere.

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