Negromanti e il tesoro del diavolo

Le monache del monastero della beata Giovanna Scopelli da tempo avevano un’idea fissa, quella che nel loro convento vi fosse sepolto un tesoro, erano così convinte che non avrebbero creduto “altrimenti”. Le più timide asserivano che nella notte si sentiva il diavolo dimenare le catene ed altre cose, per cui le paurose credevano a queste sorelle senza mettere in dubbio tali fatti; altre credevano pure per troppa “credulità” fidandosi delle compagne.

Il fatto è che alcuni malviventi approfittando della credulità delle monache pensarono di fare una burla. Un giorno due persone vestite con fogge ridicole si presentarono al convento affermando di essere negromanti e chiesero di parlare con l’abbadessa. Questi fingevano di parlare “forestiero” benché non fossero tali, e raccontarono all’abbadessa di aver girato il mondo, di aver visto cose incredibili. Tutte queste “favole” sbalordirono l’abbadessa soprattutto quando questi dissero di essere negromanti che avevano il segreto per “levar tesori” e che per magica arte sapevano che esisteva proprio nel loro orto un tesoro. Non ci volle altro perché l’abbadessa credette subito ai due ”furboni”.

L’abbadessa sebbene non vedesse l’ora di levare il tesoro chiese però di consultare prima le sue compagne. I due le dissero che avrebbe atteso e che si sarebbero accontentati di un terzo del tesoro e che gli altri due terzi l’avrebbero lasciati al convento. Si raccomandarono però di tenere il tutto in gran segreto per non cadere in “contravvenzione alla legge e alle sovrane disposizioni” che volevano che i tesori ritrovati appartenessero al sovrano.

L’abbadessa chiamò a capitolo tutte le suore e le informò del discorso dei due negromanti. La curiosità, la novità, l’avidità fece sì che tutte le monache unanimemente acconsentissero perché si scavasse il tesoro. Alcune però tra le più “sensate” dissero che bisognava sentire anche il parere del confessore del convento. Questi o per ingenuità simile a quella delle monache, per poca avvedutezza, o forse perché in accordo con i due Negromanti, consigliò di lasciare fare i due poiché non sarebbe accaduto niente di male, purché però s’osservasse un gran silenzio. Vi aggiunse anche parte del tesoro sarebbe dovuto andare a”benefizio di Dio”.

Le monache, sentito l’”oracolo”, alla cieca aprirono le porte ai negromanti. Li condussero nell’orto accorrendo tutte quante per vedere ciò che sarebbe accaduto.  I negromanti, dopo avere finito di esaminare ogni angolo dell’orto, di misurare i terreni con dei “squadri” e strumenti sconosciuti alle monache, si fermarono e dissero che il tesoro si trovava proprio nel loro orto. Si fecero portare delle vanghe, badili e cominciarono a scavare, giunti che furono ad una certa profondità dissero che non potevano scavare oltre perché quel luogo era del diavolo e per continuare bisognava prima benedirlo, ricoprire la buca di cose sante come reliquie, medaglie e così via.

Le monache allora sentirono confermate le loro opinioni tanto più ora sapevano che le catene e i diavoli che loro sentivano erano verità. Così l’abbadessa spruzzò l’acqua santa nel fosso e su consiglio dei negromanti fece radunare non solo tutte le reliquie della chiesa ma anche le reliquie e le medaglie di ciascuna monaca. Tutto finì nel fossato. Giunta ormai la notte su consiglio sempre dei negromanti  le suore si ritirarono nelle loro stanze , anche loro finsero di ritirarsi nella casa dell’ortolano.

Quando pensarono che le monache fossero già addormentate andarono nell’orto, presero tutte le reliquie, la maggior parte delle quali erano legate in argento, e fuggirono dal convento. Al posto delle reliquie misero nel fosso alcune corna di montone e varie lumache “grossissime”. Quale fu la sorpresa quando al mattino le monache scoprirono nel fosso corna e lumache, ma fu più grande il dolore di aver perso tutte le loro reliquie. Tuttavia scioccamente credettero che il diavolo avesse davvero preso possesso del loro  tesoro  e avesse riempito la buca di corna e lumache, come pure che avesse portato via anche i due negromanti.

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