I racconti del Viandante: oltre le mura del silenzio

Dolores Boretti

L’idea è quella di esplorare la presenza dei monasteri femminili nell’area reggiana, partendo dagli elenchi della soppressione napoleonica. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la quantità di monasteri femminili di gran lunga superiori a quelli maschili, l’importanza strategica politica e sociale di alcuni di loro, l’importanza economica e la vastità di prorietà terriere di taluni. L’intento è di tracciare una mappatura delle città e Reggio: dove erano collocati questi monasteri, quale traccia è rimasta, che cosa c’è oggi al loro posto. Una lettura del nostro territorio non solo fisica ma anche culturale, che cosa hanno lasciato in eredità oggi e non ultimo quali monasteri femminili di clausura sono presenti orai sul nostro territorio, come si pongono di fronte ad una realtà sociale quale la nostra? Il panorama storiografico attuale mostra vivo interesse per quegli aspetti della vita religiosa femminile che vedono le donne impegnate in attività “lavorative”, in grado quindi di superarne l’approccio puramente devozionale e istituzionale. Si vuole proporre il monastero non solo come un’istituzione radicata nel contesto politico e socio-economico del territorio a cui appartiene, ma come luogo di formazione, produzione e scambio aldilà dei vincoli della clausura che ne imponevano l’isolamento e che per lungo tempo hanno ingenerato uno stereotipo letterario caricaturale e negativo del chiostro come “carcere”.
Le dinamiche che regolavano la vita monastica e le attività pratiche delle religiose le avvicinavano invece alla realtà circostante: la città, con le sue istituzioni civiche, il mercato, il contesto patrimoniale e di scambio, le trattative finanziarie ecc. Si vogliono sottolineare gli aspetti di interdisciplinarietà della realtà conventuale, gettando luce su pratiche educative inserite in progetti di rappresentazione dei ceti aristocratici e non finalizzate esclusivamente alla professione religiosa, su attività di formazione che nelle zone di confine hanno invece il compito di salvaguardare l’ortodossia cattolica. Altresì evidenziando il monastero “come azienda economica” che amministrava strategicamente le derrate e vi conformava i consumi alimentari, attuava scambi proficui e aveva un’oculata gestione (economica) delle proprietà.
Basta guardare la carta di una qualsiasi nostra città o provincia e ad ogni passo incontreremo nomi di abbazie, di capitoli, di conventi,di chiese, eremi o monasteri. Quale mai città non è stata fondata o arricchita o protetta da un santo? Quale chiesa non ha un patrono, una reliquia una pia tradizione popolare? Monachesimo e monastero sono parole che si radicano nel profondo della cristianità ed hanno ancora oggi una risonanza nell’immaginario e nella vita dell’uomo e sono l’espressione di un grande fenomeno antropologico e religioso. A noi uomini di oggi, quegli spazi generano emozione. Si può affermare che se i luoghi della nostra modernità sono luoghi frenetici e di transito e paiono senza spessore tanto che il “genius” è l’andare, ciò che resta delle chiese, dei monasteri, luoghi della stabilità, è il permanere, è la sensazione di un tempo sospeso tra un passato che incalza, un presente di stupore e di domande di senso che ci pongono e che sono più che mai attuali.
In questi ultimi 50 anni di ricerca storiografica non sono mutate le prospettive di intervento e di analisi, pochi sono coloro che hanno preso le distanze dallo stereotipo letterario che vedeva le monache in bilico tra la parodia e la novellistica, tra la tragica figura manzoniana della “sventurata”e le “malmonacate” del Verga.
Si vuole dunque sottolineare il ruolo centrale culturale dei monasteri femminili e la loro presenza nella vita civica della città. Oltre le mura del silenzio offre uno spaccato di storia locale, di preghiere, di arte, e di storie al “ femminile”.

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