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Sochi 2014, punto di partenza per la nuova Italia?

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Arianna Fontana

Si è conclusa senza il tanto acclamato oro la XXVI edizione dei Giochi Olimpici invernali per i colori azzurri, quell’oro che quattro anni fa era stato conquistato in extremis proprio dal nostro Giuliano Razzoli ma che, quest’anno, non è arrivato nemmeno nell’ultima giornata di gare, ovvero quella che ha lanciato definitivamente sul tetto del mondo la Russia dello zar Putin che tanto ha investito per organizzare – e vincere, sportivamente parlando – le prime olimpiadi in casa sua. Con la cerimonia di chiusura di ieri, è calato il sipario su un’olimpiade non proprio brillantissima per l’Italia, che deve ringraziare la freschezza e la tenacia di due giovani talenti come Arianna Fontana (tre medaglie conquistate su quattro gare disputate nello short track) e Christof Innerhofer (1 argento e 1 bronzo nello sci alpino) i quali hanno conquistato da soli più della metà delle medaglie azzurre, nelle quali figurano anche la classe e l’esperienza dell’eterno Armin Zoeggeler, unico sportivo della storia ad ottenere 6 medaglie in sei edizioni diverse dei giochi, e la grazia e la bellezza di Carolina Kostner, che a 27 anni ha conquistato l’unico sigillo che ancora mancava alla sua vincente carriera. Tutto intorno, molti punti bui e poche luci con la spedizione azzurra che non può nemmeno recriminare per le “otto medaglie di legno” ottenute in queste due settimane di gare, otto quarti posti che più che delusioni sono sembrate otto inaspettate sorprese, ovvero il massimo che questi atleti potevano raggiungere visto il livello degli avversari ed i risultati ottenuti nelle rispettive stagioni.

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Carolina Kostner

All’Italia, comunque, resta la consolazione di aver migliorato il bottino ottenuto quattro anni fa a Vancouver (8 medaglie contro 5) anche se non arricchito del metallo più prezioso e molto meno pesante rispetto a quelli ottenuti nelle gloriose edizioni di Altberville 1992 (14 medaglie) e Lillehammer 1994 (20). Ciò che ha destato maggior scalpore – ma non più di tanto – è la caduta, durante gli ultimi anni, del livello di competitività di alcune discipline che un tempo rappresentavano veri e propri pozzi d’oro per il nostro paese, vedi sci di fondo e biathlon. Se per il primo sembra esserci un intero sistema da rinnovare alla ricerca dei nuovi Di Centa e Piller Cottrer, il bronzo conquistato nella staffetta mista dai nostri biathleti dimostra che ci sono buone basi ed alcune individualità dal quale partire per poter costruire un movimento che possa essere competitivo anche nelle grandi manifestazioni. Lo sci alpino puntava quasi tutte le sue carte sulla velocità ed è proprio da lì che sono arrivate le medaglie, grazie soprattutto al doppio exploit di Innerhofer, ma tutto il resto (squadra femminile in particolare) ha deluso. Il pattinaggio – escluse Kostner e Fontana – ha ancora un grosso gap da colmare con le nazioni più forti del mondo mentre lo slittino dovrà andare alla ricerca del successore dell’immortale Zoeggeler. Freestyle e slopestyle sono movimenti ancora da costruire in Italia mentre negli sport di squadra siamo tagliati fuori ormai da troppo tempo; nello snowboard siamo finiti due volte ai piedi del podio ma, come detto in precedenza, abbiamo forse ottenuto il massimo di quello che potevamo sperare (così come nella Combinata Nordica).

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Armin Zoeggeler

I motivi di questa involuzione sono da ricondurre, come sempre, agli investimenti che il nostro paese dedica ai cosiddetti “sport minori”: nazioni come Russia, Germania, Norvegia investono quattro volte di più rispetto all’Italia nelle discipline invernali e non è un caso che abbiano fatto man bassa di tutti gli allori messi in palio. I padroni di casa, in particolare, hanno fatto di tutto pur di ben figurare davanti al proprio pubblico ed al mondo intero, “naturalizzando” anche in modo abbastanza poco chiaro alcuni fenomeni dello sport mondiale: l’americano Wild, fuoriclasse dello snowboard, e il pattinatore sudcoreano Victor Ahn, il quale non spiaccica nemmeno una parola di russo ma ha portato nel medagliere dell’ex Unione Sovietica ben 3 ori ed un bronzo. E alla fine, la Russia di Putin è la vera vincitrice di questi Giochi trionfando nel medagliere generale con 13 ori, 11 argenti e 9 bronzi e raddoppiando di fatto il bottino conquistato nella poco esaltante edizione canadese di quattro anni fa. Adesso il testimone passa nelle mani di PyeongChang, città della Corea del Sud che ospiterà l’edizione 2018 delle Olimpiadi Invernali, verso le quali l’Italia dovrà affidarsi al talento della Fontana o dell’Innerhofer di turno ed alla giovane età media dei suoi medagliati, nella speranza che quest’ultimi possano ricalcare anche solo in parte la strada tracciata da quel fuoriclasse di nome Zoeggeler.

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