HomeSportMondiali 2014Il calcio come occasione di riscatto: la storia dell’affascinante Bosnia

Il calcio come occasione di riscatto: la storia dell’affascinante Bosnia

Non giriamoci intorno: in Italia siamo abituati a un calcio che divide. Fatto di campanilismi, accese rivalità e poco sportivo, nel senso strettamente decoubertiniano del termine. Il campionato mondiale per alcune nazioni – e non è un luogo comune – rappresenta un’occasione unica di riscatto e di senso di appartenenza. Tra queste, il caso della Bosnia è il più significativo: alla sua prima partecipazione, su di sè ha gli occhi di buona parte del mondo, interessato a capire come il pallone possa fare da elemento da traino in un paese che ha conosciuto mille traversie dovute alla famigerata guerra dei Balcani.

Per avere un’idea di quanto il traguardo dei mondiali fosse atteso e sperato, è sufficiente cercare qualche video su internet risalente all’ottobre scorso. Migliaia di persone delle piazze a festeggiare in preda a un’euforia collettiva, soprattutto giovani. Giovani che hanno più o meno la stessa età dei giocatori che ogggi sono in campo con la maglia della nazionale, e che fanno parte della cosiddetta zlatna generacija, la generazione d’oro, di campioni in gran parte cresciuti fuori dal paese in seguito al conflitto degli anni Novanta. Se si escludono il “DijamantEdin Džeko (nato e cresciuto e Sarajevo) e pochi altri, la maggior parte dei giocatori bosniaci è cresciuta fuori dal paese a causa della guerra e delle sue conseguenze. Per molti bosniaci, la nazionale è diventata un simbolo di riscatto, un’opportunità di vedere – almeno sportivamente – il proprio paese a pieno diritto in mezzo agli altri, non una periferia, non un semi-protettorato della comunità internazionale, non un semplice riflesso delle divisioni del presente o delle tragicità del passato. bosnia1

Ci siamo fatti raccontare questi e altri dettagli da Edvin Husovic, 35 anni, nato a Sarajevo ma da anni guastallese e con doppia cittadinanza. Lavora come commerciale estero in un’importante azienda della zona e tra qualche settimana si sposerà. La sua è una storia che colpisce nel vivo chi scrive in quanto raccontata da un coetaneo e con un accento praticamente reggiano. “Io e la mia famiglia siamo fuggiti da Sarajevo – racconta Edvin – e abbiamo vissuto parte della guerra in patria. Mio padre vendeva materiale isolante per le case e a quei tempi c’era una forte richiesta. Poi venne colpito alla gamba da una granata. Abbiamo conosciuto diverse traversie finchè non siamo arrivati ad Aviano, dove i feriti venivano poi trasferiti in ospedali attrezzati. Siamo quindi giunti qui a Guastalla, dove mio padre è stato operato”. Proprio a Guastalla, oggi, esiste una piccola comunità bosniaca, composta da una decina di persone che arrivano dalla zona della Bosnia che è stata alluvionata di recente.

edvinEdvin ha continui contatti con la sua terra d’origine, dove vivono ancora dei suoi parenti. E’ molto informato su quanto avviene e come tutti i bosniaci ripone molta fiducia in questo mondiale. “I giocatori che sono in campo – spiega – sono della stessa generazione di quelli che sono scesi in piazza a protestare contro il governo. Sono proprio in più giovani, quelli nati più o meno dal 1985 in poi, a essere i più convinti. Proprio per questo la nazionale di calcio rappresenta un fattore di riscatto molto forte, in quanto siamo usciti divisi dalla guerra ma questa è l’occasione per sentirci di nuovo uniti. Si respira lo stesso entusiasmo che regnò nella Croazia che partecipò al suo primo mondiale nel 1998: se ci fate caso, i tifosi bosniaci sono quelli che in Brasile fanno più festa”.

In ambito sportivo, il mondiale arriva a coronamento di un percorso costellato da diverse delusioni. Nel 2009 la Bosnia si qualificò per gli spareggi del mondiale sudafricano, ma il sorteggio regalò l’avversario più difficile, il Portogallo. A Lisbona perse 1-0 prendendo un palo e due traverse. Al ritorno altro 1-0, eliminazione. Nel 2011, qualificazioni all’europeo polacco-ucraino, l’impresa fu davvero a un passo: ultimo match a Parigi, serviva una vittoria con la Francia, e Džeko segnò il vantaggio nel primo tempo. Ma a 5’ dalla fine un rigore molto più che dubbio regalò pareggio e qualificazione ai francesi. Ancora spareggi. L’urna poteva regalare le abbordabili Irlanda o Repubblica Ceca, e invece chi uscì? Ancora il Portogallo. 0-0 a Zenica e un tragico 2-6 a Lisbona, ancora addio qualificazione. Ma la sorte, prima o poi gira, e infatti il sorteggio per le qualificazioni a Brasile 2014 fu molto benevolo: potevano arrivare Spagna e Francia invece giunsero Grecia e Slovacchia. E infatti La Bosnia-Erzegovina dominò il girone dall’inizio alla fine. Al mondiale, dopo la sconfitta all’esordio con l’Argentina, dovrà giocarsi la qualificazione nelle partite con Iran e Nigeria, avversarie non impossibili.bosnia2

“Siamo un paese in crescita – prosegue Edvin – e anche se la crisi si fa sentire abbiamo tanti giovani che hanno voglia di fare, di ripartire. Lo sport è senz’altro un utile veicolo: il giorno dopo la sconfitta con l’Argentina, la nazionale di pallamano ha vinto lo spareggio per andare ai prossimi mondiali. La Bosnia, per chi non la conosce, è un paese che fa innamorare. Provate a chiederlo ad Aza Petrovic: è l’ex allenatore della nazionale di basket, di origine croata. Ha scelto di allenare gratis, per passione e perchè con la Bosnia è stato un colpo di fulmine. E io conservo un ricordo splendido della mia Sarajevo”.

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