HomeSportMondiali 2014Il calcio riparta dagli atteggiamenti dei tedeschi

Il calcio riparta dagli atteggiamenti dei tedeschi

Ci sono voluti 810 minuti di partita per vedere comparire sul volto di Joachim Loew il primo sorriso di questo mondiale. L’allenatore della nazionale fresca campione del mondo – che nell’aspetto e nel vestire può ricordare vagamente Mimmo Spadoni – in ossequio agli stereotipi che connotano i tedeschi in tutto il globo, è rimasto di ghiaccio fino all’ultimo secondo dell’ultima partita. Quasi come se sapesse che l’epilogo della sua avventura sulla panchina della Germania sarebbe culminato con il trionfo. Abbiamo visto decisamente più allegria sul volto di Prandelli, ed è tutto dire. LoewNemmeno un sussulto neanche nelle partite a eliminazione diretta. Gol di Hummels nel “derby” contro la Francia ai quarti di finale? Immobile. Goleada della squadra (7-1) contro il malcapitato Brasile in semifinale? Come se niente fosse.

Il volto del tecnico si è rilassato per la prima volta al triplice fischio di Rizzoli, che ha decretato la fine della partita. E pensare che esistono allenatori che in panchina vivono la partita da tarantolati, pronti a varcare la soglia dell’area tecnica a ogni decisione avversa dell’arbitro o a disperarsi come matti in occasione di un gol sbagliato. Più in generale, la squadra tedesca, ha meritato di vincere grazie anche agli atteggiamenti. Non sto a disquisire sul piano tecnico (la Germania è stata la squadra più costante, anche se sull’esito della finale pesano come macigni gli errori argentini sottoporta di Higuain e Palacio) ma credo che questo successo sia uno spot ottimale per l’immagine del calcio. 

 

Loew a parte, la Germania ci ha fatto dimenticare per un po’ i vizi del pallone di casa nostra: simulazioni, proteste, esultanze ridicole, perdite di tempo. Il biglietto da visita migliore lo ha offerto la tempra di Bastian Schweinsteiger, inesauribile centrocampista che – un po’ sul modello di Oriali della finale del 1982 – è rimasto in campo a dispetto di mille traversie. schweinsteigerPrima, un cazzotto sciagurato da parte di Aguero che gli ha letteralmente aperto la faccia, poi diversi attacchi di crampi, a causa dell’enorme dispendio di energie. Non per nulla, è stato il primo ad andare a ritirare la medaglia d’oro, riconosciuto da tutti come simbolo di questa squadra. Se volete stupirvi, andatevi a leggere la rosa dei 23 giocatori convocati da Loew. Vedrete che molti di loro non erano ancora nati quando cadde il muro di Berlino, nel 1989. E vi accorgerete che Mario Goetze, l’autore del gol decisivo, è di due anni più giovane di un altro Mario che conosciamo bene, il nostro Balotelli.

 

A fine partita, poi, nessun delirio. La squadra si è riunita per ricevere la coppa e l’esultanza è stata sì gioiosa, ma non sguaiata. Non che ci sia nulla di male a fare festa, per carità. Ma giusto per rimarcare qualche differenza, noi italiani nel 2006 ci mettemmo in cerchio a centrocampo per tagliare i capelli a Camoranesi. E l’intervista che ricordiamo di più è quella di Massimo Oddo che, ubriaco, confessa di essersi scolato le birre che trovò nello spogliatoio. Ieri sera, invece, grazie anche agli organizzatori brasiliani, è stato bello e insolito vedere mogli, figli e fidanzate entrare in campo per abbracciare i vincitori. Ci staranno pure sulle palle perchè li riteniamo dei perfettini, ma qualcosina da imparare da loro lo avremmo.

 

coppaUltima nota di colore sulla coppa. Intesa come trofeo. La Germania è la prima nazionale che si aggiudica per tre volte la coppa realizzata dall’italiano Silvio Gazzaniga, arrivata a sostituire la coppa Rimet (vinta tre volte e tenuta dal Brasile) dal 1974. In questo caso la coppa continuerà a “girare” tra le varie nazionali vincitrici fino al 2038, ossia fino a quando ci sarà spazio per incidere il nome della squadra vincente sotto al basamento.

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