HomeSportMondiali 2014Fuori al primo turno, ma per l’Australia il calcio è una festa

Fuori al primo turno, ma per l’Australia il calcio è una festa

“Down under” è un’espressione che in Australia e Nuova Zelanda significa “essere agli antipodi”. E riferito all’Oceania, per noi che siamo dall’altra parte del mondo, non potrebbe esserci un termine più azzeccato. Ma l’Australia si trova sull’altra faccia della Terra anche per quanto riguarda la mentalità sportiva, quella del calcio in particolare.

gol cahillIl mondiale che sta entrando nel vivo in questi giorni non ha visto i socceroos – crasi che fonde i termini “soccer”, che sta per calcio, e “kangaroos”, canguri, utilizzata per identificare la nazionale australiana – tra i protagonisti, usciti al primo turno in un girone con Spagna, Olanda e Cile, obiettivamente proibitivo. Dell’Australia, a Brasile 2014, sarà ricordato soprattutto l’incredibile gol messo a segno da Tim Cahill, uno dei giocatori simbolo della nazione, contro l’Olanda: in quell’occasione Cahill ha calciato al volo di sinistro su un lancio lungo di un compagno, e il pallone è entrato in porta dopo aver sbattuto con violenza sotto alla traversa. Per molti è la rete più bella segnata al mondiale.

Abbiamo provato a intraprendere un viaggio nella mentalità sportiva australiana facendoci guidare dalle parole di Simone Tortorici (nella foto a destra), un giovane italiano che da qualche anno si è trasferito in Australia, a Melbourne (la foto sotto è stata scattata in Federation Square), dalla bassa padana. tortorici “Gli australiani sono maniaci di sport – spiega ma il calcio non è ancora lo sport nazionale. In una nazione di circa 23 milioni di persone e con una notevole estensione, gli sport di squadra piu’ seguiti sono altri. Il primo è il footy o australian football (aussie rules), un mix tra calcio e rugby dove i giocatori, di fatto, se le danno di santa ragione. Col football c’è poca attinenza, in quanto si tratta di una lotta greco-romana praticata su un campo ovale. A seguire c’è il cricket, sport dominante in particolare nel periodo estivo poi il rugby (Union e League) e infine il soccer, termine che qui hanno preso dagli yankees, gli americani”. 

L’asticella di gradimento del calcio, negli ultimi anni, si è alzata notevolmente, grazie a diversi fattori. “Il soccer – prosegue Simone – sta diventando più popolare (tanti bambini iniziano a praticarlo a discapito del tanto amato footy) e la gente per eventi di spicco come i mondiali diventa fanatica, anche se il livello di conoscenza è ancora basso. Di positivo c’è tanto senso di appartenenza, nonostante l’Australia sia una nazione relativamente nuova: il mondiale è un altro modo per dimostrare attaccamento al Paese anche in maniera goliardica. Proprio Tim Cahill e’ diventato eroe nazionale visto che ha segnato almeno un gol nelle ultime tre edizioni dei campionati del mondo. La sua volée contro l’Olanda viene riproposta in televisione fino alla nausea, segno che qui c’è una gran voglia di calcio. Le partite vengono seguite in diversi pub (italiani, inglesi, colombiani, brasiliani, ma anche misti) dove si beve e ci si diverte. Per esempio il primo match dell’Italia con l’inghilterra l’ho visto in un pub dove ero l’unico italiano in mezzo ad inglesi. Conoscevo la maggior parte dei ragazzi ma c’è stato rispetto e alla fine mi hanno fatto le congratulazioni”.

Melbourne1Il movimento calcistico nazionale è comunque ancora in fase di crescita. “A livello di club esiste l’A-League una lega creata apposta sullo stile americano per diffondere questo sport. E’ una passione diversa da quella italiana e a livello di gioco devono migliorare, tanto anche se stanno cercando di spingere e di importare un po’ di cultura calcistica dagli altri paesi. Prova ne siano le presenze di Del Piero e da quest’anno Villa e forse Lampard. Stanno infatti aumentando gli investimenti e la presenza negli stadi e c’è grande seguito per la Premier League inglese: qui sono pazzi per il Liverpool, ma ammirano anche Real Madrid e Barcellona, per l’Italia sanno qualcosa su Milan e Inter. Ma se si parla di nazionale italiana, con chiunque, non potrà non essere tirato in ballo il nome di Fabio Grosso. Ancora oggi (negli ottavi di finale del mondiale vinto nel 2006 dall’Italia, Grosso si procurò un rigore inesistente al’ultimo minuto proprio contro l’Australia) viene soprannominato “The cheater”, ovvero colui che si è buttato, e di fatto ha barato. In generale l’australiano medio fa il tifoso e non si preoccupa molto dell’aspetto tecnico. GrossoMa il bello è che esiste tanto rispetto, e lo sport viene vissuto come tale senza eccessi e violenza. Spiegare agli australiani che il campanilismo europeo si trasforma in violenza – conclude Simone – è un’utopia per la loro cultura. Sono un popolo da apprezzare per come seguono lo sport in generale ovvero in maniera semplice, goliardica e onesta”. 

 

Ultimo commento

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