Dal Trap a Pellé: storia di un giovedì nero calcistico

Corriere Sport

Dio è morto, Marx è morto e anch’io non mi sento tanto bene. Parafrasando Woody Allen: la Rai è al capolinea, l’Italia calcistica non se la passa meglio e anche Pellé farebbe meglio a non sentirsi tanto bene.

Giovanni Trapattoni, Il Trap, l’ex tecnico della Nazionale, da giovedì sera commentatore Rai delle partite dell’Italia, è simpatico. Quindi è bravo. Italia-Malta soporifera – la summa del 90% dei giudizi del giorno dopo – rivitalizzata proprio dal Trap. Che è simpatico, sì, ma televisivamente non proponibile: non può violentare la grammatica a quel modo e ripetere sempre le stesse cose, “angolari” soprattutto. E’ la Tv di Stato, quella che ci tassa tutti, non TeleQuartiere.

Ma se la Rai è al capolinea, l’Italia di Conte non se la passa meglio e anche Pellé  farebbe meglio a non sentirsi tanto bene.

Antonio Conte, il CT, è antipatico. Quindi la sua Italia fa schifo (altra summa dei giudizi post Malta). Antonio Conte è antipatico, sì, ma è normale che la sua Italietta faccia fatica, di giocatori italiani nel nostro campionato non ce ne sono più. E per la cronaca l’Italia non avrà giocato bene, non avrà fatto sfracelli, ma ha comunque condotto per 90 minuti l’assalto a Fort Malta, siamo onesti.

Ma se la Rai è al capolinea e l’Italia di Conte non se la passa meglio, anche Pellé farebbe meglio a non sentirsi tanto bene.

Graziano Pellé segna con un braccio il gol partita, ma naturalmente quel braccio non lo alza per confessare, no, macché, perché quello sarebbe il migliore dei mondi (sportivi) possibili, questo è il peggiore dei mondi (sportivi) possibili. Che se inganni per strada sei un truffatore, se bari in un campo di calcio, che è un gioco solo quando fa comodo, sei furbo (prego osservare pagina 2 del Corriere dello Sport di venerdì 4 settembre). E quando gli chiedono se l’ha toccata con una braccio, a fine partita, in diretta Tax-Rai, Pellé che risponde? “Non ricordo com’è andata – sorrisetto – quando rivedrò (l’azione) te lo saprò dire”. Bene, no?

 

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