Alleanza contro le mafie: firmato il patto

Sabato 5 novembre è stata presentata ufficialmente l’Alleanza reggiana per una società senza mafie che vede la partecipazione di istituzioni, categorie sociali ed economiche, mondo cooperativo, sindacati, ordini professionali, associazioni di cittadini, realtà giovanili e del mondo cattolico. Il patto prevede 4 obiettivi, presentati nel corso della Tavola rotonda “Le comunità territoriali che fermano le mafie”, tenutasi presso la Camera di Commercio di Reggio Emilia, seguita dalla firma del patto da parte delle 33 realtà coinvolte e unite nel promuovere a vari livelli azioni mirate a contrastare le infiltrazione mafiose nel territorio. Gli enti aderenti all’Alleanza si sono impegnati a:

– promuovere nuove azioni di sensibilizzazione mirata (culturale, educativa/formativa, informativa ecc.) che prevedano la possibilità di un riscontro delle ricadute e che impegnino in una strategia complessiva condivisa

– promuovere azioni di contrasto alla criminalità organizzata di carattere economico e sociale, anche affiancando le istituzioni e gli organi preposti nella loro azione istituzionale

– contribuire ad un monitoraggio periodico dell’efficacia delle azioni realizzate dagli aderenti all’Alleanza

– partecipare ad un tavolo congiunto al fine di coordinare le iniziative e confrontarsi sulle tematiche che emergono nel territorio.

“Sono obiettivi importanti perché sono condivisi da tutti i firmatari e perché abbiamo l’impegno reciproco di capire l’efficacia delle azioni che intraprendiamo – ha spiegato Mara Marmiroli, dell’Associazione COLORE – Cittadini contro le mafie – . Ci siamo assunti il compito di coordinare il tavolo di lavoro e da allora abbiamo lavorato in sinergia con gli enti e le istituzioni, andando a individuare obiettivi condivisi, fino alla costituzione dell’Alleanza che oggi andiamo a firmare. Abbiamo l’impegno reciproco di capire l’efficacia delle azioni che intraprendiamo. E’ un tavolo di lavoro concreto, e chi partecipa sa che si mette in gioco ancor di più di quanto non abbia fatto sino ad oggi. La firma di oggi infatti è ben altro che la fine di un percorso. E’ una prima tappa fondamentale, ma da domani spetta a tutti di continuare il lavoro di oggi. L’alleanza non intende sostituirsi alle forze dell’ordine e alle autorità preposte che, anzi, ringraziamo molto per il loro lavoro. Riteniamo necessario che ciascuno faccia del proprio meglio all’interno del proprio ruolo. Facciamo in questo modo la nostra parte di cittadini: qui viviamo e cresciamo i nostri figli e allora diamo il nostro contributo”.

Altre richieste di adesione sono arrivate per partecipare a questo tavolo di lavoro, costituitosi a seguito della Festa Nazionale 1° marzo 2010 tenutasi a Reggio Emilia contro la ‘ndrangheta e le massonerie deviate. L’idea dell’Alleanza, infatti, fu lanciata in quell’occasione da Vincenzo Linarello, Presidente del Consorzio Goel, intervenuto alla Tavola rotonda di questa mattina coordinata dalla giornalista di Euronews, Rita del Prete. “Goel è nato nel 2003 nella Locride, dopo aver constatato che il nostro problema non era un fenomeno casuale ma strutturale – ha spiegato Vincenzo Linarello –  . La ‘ndrangheta, infatti, si è alleata con una realtà perversa, quella delle massonerie deviate, producendo un sistema di precarietà che genera dipendenza e la dipendenza genera il controllo del territorio.  Il Progetto Goel è un progetto di cambiamento della Locride: non era più sufficiente denunciare ma mettere le mani in pasta, creando attività imprenditoriali per dare risposte alternative alla ‘ndrangheta e alle massonerie deviate. Ogni attività che Goel promuove attraverso le sue cooperative diventa un corridoio libero di risposta ai bisogni delle persone, ma diventa anche una proposta politica. Non basta la denuncia, bisogna creare un’etica efficace. Reggio Emilia sperimenta oggi una via nuova che ci ricorda una cosa: occorre fare rete, impicciarsi di quello che accade nel territorio, essere trasparenti, e tutelare una libertà di mercato”.

“Bisogna riprendersi le parole “alleanza” e “patto” che i mafiosi stessi usano e ridargli il loro giusto significato, che ci hanno rubato – ha detto Pierpaolo Romani, Direttore di Avviso Pubblico – . Riprendiamoci i beni e i soldi dei corrotti e degli evasori fiscali: ci sono ben 300 miliardi di risorse pubbliche rubate all’anno; i soldi ci sono e dobbiamo riprenderceli. Se ne occupino tutti, non solo i magistrati e le forze dell’ordine. Il nostro territorio confina con la Lombardia e la Liguria dove il fenomeno mafioso è piuttosto evidente: sono state fatte alleanze anche con rappresentati del mondo politico, istituzionale e imprenditoriale. Le mafie prosperano nel silenzio. L’Alleanza di oggi è nata da un processo di consapevolezza, così necessario. Bisogna lavorare per sottrarre quel consenso sociale che i mafiosi hanno sui nostri territori: sistema di connivenza, collusione e complicità. Lottare contro le mafie è questione di dignità!

E proprio la dignità è stata la molla che ha fatto cambiare vita all’imprenditore siciliano, Rosario Barchitta che ha raccontato la sua storia segnata da fatti di intimidazioni e minacce per il pizzo. “A un certo punto della mia vita ho smesso di pagare e mi sono ribellato dopo aver messo sulla bilancia da una parte la paura e dall’altra la dignità – ha detto Barchitta – . Un giorno ho capito che avevo perso non tanto i soldi ma la dignità, perché andavo a casa e mi vergognavo a guardare i miei figli e mia moglie perché davo soldi a delinquenti anziché portarli a casa. Poi c’è stato un rovesciamento: quando pagavo il pizzo avevo paura. Adesso loro hanno paura di me perché denuncio”.

A dare sostegno e solidarietà a chi vuole liberarsi dalla mafia sono realtà come quella di “Addiopizzo”, una rete nata a Palermo ed estesa a Catania dietro lo slogan famoso “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. “Bisogna incentivare a denunciare e ad uscire allo scoperto senza lasciare sola la persona che denuncia – ha sottolineato Sandro Scordo di Addiopizzo Catania – , creando una rete di protezione attorno agli imprenditori e non solo, con il supporto delle istituzioni. Oggi noi abbiamo 100 persone e commercianti che ci mettono la faccia e 5.000 persone che aderiscono al “consumo critico” che noi promuoviamo. Il modello di consumo che vogliamo è quello libero dalla mafia”.

“Le comunità civili possono combattere le mafie aggregandosi con le varie realtà, come accade oggi, con questa Alleanza che richiama il rispetto delle regole – ha osservato Antonino Dattola, commercialista di Reggio Calabria – . Sappiamo che oggi le aziende in crisi sono esposte, aggredite e prese alle spalle. Il mondo associazionistico può creare supporto: associazioni come Libera hanno la vera funzione di dare un supporto a mantenere in vita le aziende in crisi. Possiamo creare un mercato parallelo, una filiera della legalità in contrapposizione alla filiera della criminalità. Ma non bisogna mai abbassare la guardia sulla formazione, ognuno nel proprio settore: mondo imprenditoriale, istituzionale”.

“E’ nostra natura stare in questa Alleanza per far fronte comune al fenomeno mafioso, perché è importante mettersi insieme praticando la corresponsabilità – ha affermato Enza Rando, dell’Ufficio di Presidenza di Libera – . Le mafie diventano più forti quando prevale il silenzio. La società civile organizzata deve attrezzarsi per capire e parlare. Le mafie diventano sempre più forti in territori indifferenti. Il nostro Progetto SOS Giustizia, indirizzato a chi subisce usura e distorsione, ha previsto l’apertura di sportelli anche al Nord, a Modena e a Milano. Le problematiche si manifestano in maniera diversa ma hanno la stessa radice”.

“Il fenomeno mafioso è entrato nel territorio attraverso il circuito dell’economia – ha aggiunto Giovanni Tizian, giornalista di Narcomafie – . Se non sparano corrompono e ormai si compra tutto. L’atto di oggi è una risposta: unirsi e allearsi contro la ‘ndrangheta: il primo passo che deve seguire è un coinvolgimento degli imprenditori per fargli capire che la competizione ha bisogno di un limite. Bisogna ritrovare l’etica nel fare impresa. La competizione deve essere regolata”.

L’Alleanza reggiana è stata presentata come primo modello di partecipazione attiva e resistenza alle mafie, di stimolo per altre zone dell’Italia colpite dal fenomeno.

Il programma della giornata proseguirà nel pomeriggio con l’Evento giovani Im-patto a Reggio Emilia”: appuntamento alle ore 17 in via Emilia S. Pietro 29 per il corteo, guidato dalla orchestra percussionistica dei Bandao, che sfocerà in piazza Martiri 7 Luglio dove a partire dalle 17.30 si susseguiranno musica, video e testimonianze, tra cui quella di Mons. Giancarlo Bregantini, Presidente Commissione CEI per i problemi sociali e del lavoro, da anni impegnato nell’opposizione al fenomeno mafioso e nell’avvio di processi di cambiamento positivo nel tessuto sociale.

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