Quel mausoleo a Graziani

Roberto Fieschi

La giunta comunale (centro-destra ) di Affile (Roma) ha dedicato un mausoleo a Rodolfo Graziani, originario del paese laziale. L’amministrazione ha organizzato una vera e propria celebrazione, con tanto di messa e discorso del sindaco (Partito della Libertà).  L’inaugurazione del sacrario, all’interno del Parco Radimonte, si è svolta alla presenza di un centinaio di persone, alcune con il drappo al braccio della X Mas, ex militari, altri con la bandiera della “Giovane Italia” della provincia di Roma (organizzazione giovanile del Pdl).

L’opera, con annesso museo e locali di servizio, è costata 127 mila euro.

Il Generale Rodolfo Graziani non fu un personaggio qualsiasi. Vediamo alcuni dei suoi meriti.

Graziani dopo aver partecipato alla guerra del 1915-18, stette a lungo in Libia,  dove condusse la campagna per la riconquista della Tripolitania e della Cirenaica, di cui fu nominato governatore da Benito Mussolini. Incaricato di reprimere la ventennale rivolta anti-colonialista libica, portò a termine la sua missione condannando a morte, in un processo sommario, Omar al-Mukhtar, capo dei ribelli, venerato oggi giustamente come eroe nazionale. Alla campagna corrisposero misure spietate anche contro i civili.  Circa centomila

Il mausoleo di Graziani ad Affile

cirenaici  appartenenti alle tribù nomadi furono deportati dal Gebel Achdar e dalla Marmarica e  internati in tredici campi di concentramento costruiti nelle regioni più inospitali della Sirtica, dove morirono a migliaia per le terribili condizioni igienico-sanitarie, la scarsità di cibo e acqua.

Nel 1935 Graziani  fu nominato governatore della Somalia dove, scavalcando la Convenzione di Ginevra del ’25, che ne vietava l’uso, si servì di gas all’iprite con cui massacrò civili e militari nel conflitto italo-etiopico; guadagnò il grado di Maresciallo d’Italia e il titolo di marchese di Neghelli .  Dal 1936 al 1937 fu viceré d’Etiopia, dando forma a un governo dispotico.

Dell’uso di gas tossici contro militari e civili abissini, autorizzato da Mussolini, si seppe solo dopo la pubblicazione dello studio di Angelo Del Boca. Lo stesso si può dire delle stragi di civili inermi, ordinato da Rodolfo Graziani, Viceré d’Etiopia, in seguito all’ attentato del 19 febbraio 1937, organizzato da parte di un gruppo di “Giovani Etiopici” della resistenza, durante i festeggiamenti per la nascita del Principe di Napoli.; l’attentato, fallito, causò la morte di sette persone e il ferimento di altre cinquanta, tra le quali il viceré, il cui corpo recava i segni di 350 schegge.  Graziani ordinò rastrellamenti e rappresaglie selvagge e indiscriminate; per tre interi giorni squadre di militari e di civili italiani e di ascari libici percorsero le vie della capitale incendiando le abitazioni degli indigeni e massacrando tutti gli etiopici che giungevano a tiro. Un preciso bilancio della strage non fu mai fatto, e anche se appare esagerata la cifra di 30.000 morti, avanzata nel dopoguerra dalle autorità etiopiche, è certo che le vittime della repressione non furono meno di 4000.

A Debrà Libanòs c’era il più importante centro conventuale copto, il più autorevole centro di insegnamento teologico del paese. Essendo  emersa l’ipotesi che a ispirare gli attentatori fosse stato il clero copto della città conventuale,  Graziani  ordinò al generale P. Maletti di passare per le armi tutti i monaci e i diaconi della città santa e di confermare l’esito delle operazioni con le parole “liquidazione completa”. Maletti portò a termine la sua missione tra il 21 e il 27 maggio 1937, prima rastrellando tutti i religiosi di Debrà Libanòs e successivamente sopprimendoli con raffiche di mitragliatrice nelle località di Laga Wolde e di Engecha. Dai telegrammi inviati dal viceré a Mussolini risulta che le vittime delle stragi furono 449. Ma da indagini compiute sul campo negli anni Novanta, le dimensioni delle stragi appaiono ben più rilevanti, tanto che si è ipotizzata una cifra che oscilla tra i 1400 e i 2000 morti.

Migliaia di tucul, tre chiese e un convento furono incendiati. Graziani rivendicò con orgoglio “la tremenda lezione data al clero intero dell’Etiopia “.

Le stragi contribuirono a rinsaldare l’ostilità delle popolazioni, che nel mese di settembre insorsero di nuovo, per deporre le armi solo nel 1941, al momento della disfatta italiana a opera delle truppe inglesi.

Il governo imperiale etiopico chiese, in applicazione dell’art. 45 del trattato di pace, la  estradizione di Graziani per processarlo per i numerosi crimini di guerra, ma la richiesta di Addis Abeba cadde nel vuoto.

Di questi fatti quasi non si parla nei nostri libri scolastici, così da alimentare la comoda tesi di “italiani brava gente”.

Dal 1943 Graziani fu ministro della Difesa della Repubblica di Salò; agì in stretta collaborazione con i nazisti nella repressione della Resistenza.

Le quattro divisioni italiane istruite in Germania, non si batterono per riscattare l’onore dell’Italia, ma furono quasi esclusivamente impiegate nella caccia ai partigiani. Graziani fu inoltre l’uomo che firmò i famigerati bandi che chiamavano alle armi i giovani delle classi 1924 e 1925 e che minacciavano la pena di morte ai renitenti. Non sorprende, quindi, che egli fosse in cima alla lista dei personaggi da abbattere compilata dai partigiani alla vigilia dell’insurrezione.

Nel 1948, nel processo, il maresciallo giustificò la sua scelta con l’amor di patria, il senso dell’onore, lo spirito di sacrificio, e si attribuì il merito di avere attenuato, con il suo operato, i rigori dell’occupazione nazista. Le cose, in realtà, andarono diversamente. Come Mussolini, Graziani fu soltanto un burattino nelle mani dei Tedeschi.

Dopo una condanna per collaborazionismo (19 anni di reclusione, dei quali 13 e 9 mesi condonati), fu liberato per amnistia nel 1950.

Nel maggio del 1953 ha luogo, ad Arcinazzo, il famoso abbraccio con Andreotti, allora giovane sottosegretario del governo De Gasperi, in un pubblico comizio, in nome della “grande Italia” e del comune anticomunismo.

Fu presidente onorario del Movimento sociale italiano fino al 1954. Si spense a Roma l’11 gennaio 1955, all’età di 73 anni;

Ha scritto Piero Soldini, responsabile Immigrazione della Cgil nazionale:

“Un personaggio del genere  non può essere certo collocato in nessun pantheon, se non quello dell’infamia. La giunta comunale di Affile dovrebbe semmai fare ammenda degli orrori di cui si macchiò il gerarca fascista dentro e fuori i confini nazionali”. “La nostra storia democratica – conclude Soldini – ha sconfitto e sepolto definitivamente Rodolfo Graziani sotto le macerie del fascismo ed è lì che deve rimanere”.


Anche il Daily Telegraph, la Bbc e il New York Times hanno pesantemente criticato l’iniziativa, ricordando la sanguinaria biografia del ministro della guerra mussoliniano, che si era guadagnato il titolo di “macellaio” nelle due campagne italiane di colonizzazione del Nord Africa negli anni Venti e Trenta, in Etiopia e in Libia.

Il Pais ha così commentato: La questione era archiviata: un criminale.

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20 Responses to Quel mausoleo a Graziani

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    roberto fieschi 7 Settembre 2012 at 11:11

    (Tino) – Non posso rispondere chiaramente perché non capisco la tesi.
    Si riferisce anche al cambiamento delle alleanze nel 1015, il quasi colpo di stato di Salandra e della monarchia?
    Nell’estate 1944 la guerra era perduta, cosa si doveva fare allora?
    (Carlo) – Vale la pena di leggere gli scritti di Angelo Del Boca, che è ben documentato

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      roberto fieschi 11 Settembre 2012 at 10:31

      Ho scritto male: non 1015, ma 1915.

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    ChebellePopper 7 Settembre 2012 at 17:20

    Esistono strade intitolate a vari insigni personaggi comunisti, ideologia fonte di milioni di morti.

    E anche vie intestate a criminali accertati come Stalin.

    Ora si incazzano per un fascista: sono dei comici.

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      gianna 8 Settembre 2012 at 20:32

      bravo/a. secondo te sono spesi bene questi soldi pubblici?quindi ne facciamo uno anche per stalin e a te sta bene?

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      roberto fieschi 10 Settembre 2012 at 10:26

      La storia è un po’ pù complcata.
      Molte ideologie buone – la democratica, se si può chiamare ideologia – hanno generato prassi fonte di milioni di morti. Pensiamo alla tratta degli schiavi e al colonialismo, al Vietnam. Non per questo dobbiamo criminalizzare la democrazia, il sistema politico migliore che esista.
      L’ideologia comunista predicava uguaglianza, giustizia sociale, eccetera. Nei paesi del “socialismo reale” questi obiettivi sono stati stravolti.
      Stalin è un criminale accertato, niente monumenti; ma gli dobbiamo, a lui e ai popoli sovietici, e alle democrazie occidentali, la sconfitta del nazismo e del fascismo.

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    frank 8 Settembre 2012 at 19:36

    in Italia ci sono decine di vie che guevara, qualche via stalin e anche via mussolini (in provincia di padova) .ciò detto non mi sembra comunque che questo giustifichi che per ogni criminale gli facciamo un bel mausoleo. Allora facciamo anche una bella tomba alla memoria della banda della magliana (vedi de pedis) o per esempio a lucky luciano? ma che cazzo di ragionamento è chebellepopper? tu sei più ideologizzato di chiunque. Se graziani fosse stato un comunista ti saresti incazzato tu. qui non è questione di dx o sx. graziani è stato un criminale è basta. non ha alcun senso farne un eroe nazionale. prima di sparare cazzate a caso pensaci un attimo.

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    frank 8 Settembre 2012 at 19:39

    ecco facciamo anche un bel monumento a pol pot e a hitler. visto che c’è via stalin….

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    ChebellePopper 8 Settembre 2012 at 20:32

    frank forse non hai letto bene.

    Dicevo che è comica ed ipocrita incazzarsi per 1 criminale, quando ne girano altri 99 di cui 90 addirittura esaltati come brave persone.
    O li togliamo tutti, oppure stiamo tranquilli e non facciamo ridere.

    Per il resto hai ragione, sono ideologizzato, ma molto meno delle media reggiana.

    Yeah

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    frank 8 Settembre 2012 at 20:36

    io sono d’accordo, ovviamente per toglierli tutti i mausolei o altro celebrativi di criminali. sono convinto che anche il professore lo sia, sei tu che non hai capito. vero professore?o no?

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    ChebellePopper 8 Settembre 2012 at 21:49

    Ah quindi è d’accordo che vanno abbattuti tutti i monumenti al comunismo e ai comunisti, compreso le vie Togliatti, Stalin, Lenin, ecc ?

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    frank 9 Settembre 2012 at 07:16

    per me può togliere tutto quello che vuole.mi basta che siano nei libri di storia a futura memoria.

  9. Avatar
    frank 9 Settembre 2012 at 07:16

    perchè certe cose non si ripetano

  10. Avatar
    ChebellePopper 9 Settembre 2012 at 12:19

    “Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell’azione.
    Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse,
    certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano”

    – Palmiro Togliatti, 6 marzo 1953, Camera dei deputati –

    Subito dopo il Graziani, possiamo cominciare da Via Togliatti a Reggio.

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      roberto fieschi 10 Settembre 2012 at 17:59

      Cari ChebellePopper e frank, vi ringrazio per l’appassionata partecipazione.
      La questione dei monumenti e delle vie mi pare complicata.
      Penso che in ogni caso non andrebbero dedicate ai criminali, e Graziani è stato giudicato tale da un tribunale oltre che dalla storia.
      Di monumenti a Stalin ne è stati giustamente distrutti una infinità.
      Togliatti e Che Guevara no. Il primo ha attraversato il periodo tremendo delle purghe staliniane, uscendone vivo a prezzo di evidenti compromessi; ed è stato il segretario del Pci, il partito che più si è impegnato nella opposizione clandestina al fascismo e nella Resistenza; e ha contribuito alla formulazione della nostra Costituzione; ed ha portato masse di lavoratori a partecipare alla vita democratica del nostro Paese.
      Il Che, per me, è uno dei più puri eroi del nostro tempo.
      Infine non dientichiamo che l’apologia di fascismo è condannata, per legge.
      Più in generale, credo che a molti dei personaggi storici ai quali sono dedicati monumenti e piazze abbiano nei loro curricula anche macchie gravi; pensiamo a Umberto I. Ma è accettabile che vengano onorati e ricordati anche in questo modo se accanto agli aspetti negativi hanno dato contributi positivi importanti.

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    adso 9 Settembre 2012 at 15:31

    non male, circa 59 anni fa.
    ricordo anche di avere letto
    ChebellePopper commentato su 7 per 24:

    Eh sì Il fascismo, finito 67 anni fa, è certamente la causa dei nostri problemi.
    August 27 at 4:39pm ·

    chebellepopper ci sei dentro fino al collo. siamo nel 2012, anche tu.

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    ChebellePopper 10 Settembre 2012 at 10:01

    adso, non ho capito niente.

    Sai io sono di destra, quindi rigido lento a capire: per favore spiegati meglio, grazie.

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    anna chiara 10 Settembre 2012 at 12:47

    credo che tu faccia un po’ di confusione, e sia un po’ qualunquista: monumenti e vie sono cose ben diverse (sorvoliamo sulla sottigliezza che non ha molto senso abbattere le vie), i personaggi che tiri fuori a caso sono ben diversi, come sono differenti i loro pensieri e le loro azioni. a parte questo, tralasciando per un secondo le tue proposte, credo che anche tu sia d’accordo che questo monumento sia una vergogna assoluta e uno spreco di soldi pubblici. mi sbaglio?

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    ChebellePopper 10 Settembre 2012 at 14:29

    Anna Chiara, se il principio è togliamo i criminali, vanno tolti Graziani, Togliatti, Stalin ecc.
    Il concetto credo sia chiaro, comunque davvero la chiudo qui.
    Se sono troppo qualunquista per quest thread, me ne farò una ragione.

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      roberto fieschi 10 Settembre 2012 at 18:03

      In qualche modo, la vostra polemica mostra una passione civile sincera, e di questo c’è bisogno oggi.

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    paolo giuseppe 30 Settembre 2012 at 12:16

    Ritengo che, purtroppo, nelle nostre scuole non si parli (o non abbastanza) delle violenze commesse dagli italiani nelle guerre coloniali e nella II Guerra mondiale così come temo che non si illustrino ai giovani giapponesi (o, ancora, non abbastanza) i crimini commessi dal loro esercito prima (vedi massacro di Nanchino) e durante la II G.M.(ad es. gli esperimenti di guerra biochimica fatti su prigionieri), nè forse ai loro coetani cinesi delle violenze commesse, ad es. , durante, il periodo della c.d. “Rivoluzione Culturale” . E ancora…ai giovani dell’Etiopia si parla della violenta repressione attuata sui musulmani dagli imperatori etiopi prima dell’invasione italiana (perciò vi erano musulmani che vedevano le truppe italiane come liberatrici e molti si arruolarono nelle nostre fila)? e ai ragazzi russi degli orrori dello stalinismo e del comunismo reale in genere? e che dire della censura delle notizie, della proibizione della libertà di circolazione ed espressione delle idee e dell’ indottrinamento ideologico-religioso di massa effettuato dagli stati teocratici? L’elenco potrebbe senz’altro allungarsi con molti altri esempi, purtroppo. Credo che la capacità di un popolo di esaminare con obbiettività la propria storia, di fare emergere i propri errori e discuterne pubblicamente, sia proporzionata al livello culturale dei suoi cittadini ed alla profondità della conoscenza e della comprensione che essi hanno dei valori che la parola “democrazia” richiama, anzi presuppone.Le spoglie del Maresciallo Graziani potevano certo essere poste a riposare in una cappella, ma forse doveva essere pagata solo da parenti ed amici…e non con i soldi pubblici, se così è andata. Tutto ciò non vuol dire negare l’opportunità che intorno alla sua figura storica ed alle sue controverse gesta possa esserci un libero dibattito .