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Le metamorfosi di Sutherland

Anna Vittoria Zuliani

Graham Sutherland, nato nel 1903 a Londra, fu un artista poliedrico: sperimentò nel campo dell’incisione, della pittura, della scenografia, dell’illustrazione e della tessitura. Considerato dalla critica “alla pari dell’amico e rivale Francis Bacon” (S.Roffi), Sutherland pone alla base del proprio lavoro un’intensa e appassionata ricerca proveniente dallo studio della tradizione raffigurativa. Al romanticismo  lo accomuna l’interesse per il paesaggio e per la natura in generale, riferimento ricorrente in tutta la produzione pittorica dell’autore. Sutherland fu anche pittore della guerra: nella serie di disegni a inchiostro, matita e pastello “Devastations” rappresenta tutta l’atrocità del secondo conflitto mondiale, riversando nei toni cupi degli scenari rappresentati un concentrato di ferocia in cui l’umanità è protagonista assente. Il colore caldo accostato al grigiore della composizione ne esalta la crudezza. Nello stesso periodo sviluppa l’interesse per la figura umana e l’iconografia della Crocifissione di Cristo. La sofferenza della carne del soggetto è in questo caso riferimento alle pene dell’uomo e l’immagine del Cristo si carica drammaticamente del dolore fisico che lo affligge. I disastri della guerra e lo studio dell’essere umano costituiscono parentesi a cui si dedica per poi tornare alla natura, verso cui nutre un interesse predominante. Sutherland indaga in maniera introspettiva gli elementi naturali, vi ritrova allusioni ed analogie con il mondo animale, umano e minerale, utilizza la metamorfosi per risalire all’origine comune delle cose, come se ogni creatura sottoposta a mutazioni desse in ultimo prova di avere un cuore inscalfibile ed immobile. I soggetti ritratti assumono sembianze talvolta mostruose, risultato di sovrapposizioni di figure diverse. La forza con la quale attraverso l’olio sulla tela si anima la figura, è la dimostrazione dell’approdo a cui è giunta la ricerca: oltre alla sua forma è rivelata la sua sostanza. La natura si configura come germoglio che emerge dall’interno rivelandosi dunque come l’essenza, il fine ultimo della ricerca oltre la superficie delle cose. Quello di Sutherland non è uno sguardo rassicurante e apparente, il suo è un percorso lungo le viscere dei soggetti, l’effetto un aggrovigliamento di nervi e fibre che trasfigurano la visione comune e confortante che ne abbiamo. Allo stesso tempo il corpo ritratto si riconosce, l’immagine restituita è il frutto di una ricerca così attenta che la verità rappresentata emerge come una forza pulsante, quasi come se fosse solamente latente nel soggetto. Anche gli esseri umani nei ritratti rivelano caratteri organici; gli sforzi, le sofferenze stravolgono i volti dando vita ad espressioni bestiali. L’uomo assume fisionomie dure e animalesche ed il risultato è destabilizzante. Non c’è indulgenza nella volontà di Sutherland di rivelare la natura delle cose, la sua vocazione è superare la patina romantica che impedisce di intravederla e capirla. Una mostra alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo fino al 9 dicembre documenta il percorso di questo autore, che fu in grado di contemplare la natura ed ebbe il coraggio di mostrare tutto il suo potere spietato e crudele.

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