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Fotografia Europea:”Gli oggetti ci parlano”

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Fonte: Musei Civici

Cristina Fabbri

“Gli oggetti ci parlano”, parola di Italo Rota. E come dargli torto: parlano eccome, raccontano storie del passato, il vissuto di chi li ha desiderati, acquistati, utilizzati e di chi ne entrerà in possesso. Vivono insieme a noi, con noi, ci accompagnano nei momenti felici come in quelli meno gloriosi, ci ricordano volti, situazioni, accadimenti. Sono parte di noi e della nostra storia. Liberarsene non è cosa semplice e sarà per questo che, quando ho letto l’invito dell’architetto a portare i propri oggetti anni ’50, ’60 e ’70 ai Chiostri di San Pietro per una mostra temporanea nell’ambito di Fotografia Europea, subito ho detto: “Bello, io ne ho tantissimi”. Poi ho esitato un attimo: “Me li ridanno, vero?”, è stato il secondo pensiero. No perché quelle che, banalmente, vengono chiamate “cose”, sono molto di più: ad esempio un frullatore anni ’50, trovato dopo un’attenta “caccia al tesoro” tra i mercatini dell’usato, è diventato per me come un trofeo in cucina; un vassoio della Coca Cola con una simpatica pin-up che ammicca, già me lo immagino durante le cene che farò con gli amici nella mia prossima casa. Una valigia in legno, che ho trovato in cantina, chissà quanti viaggi ha fatto prima di diventare mia; un telefono da bar, che ora è un soprammobile, in passato ne avrà sentite di tutti i colori. Poi l’astuccio di legno di mio padre, con tanto di pennino e calamaio, racconta tutte quelle giornate sui banchi di scuola. E ancora: ho trovato le lettere scritte da mia madre quando aveva sei anni a sua madre e suo padre sopra bigliettini “tridimensionali” davvero innovativi per essere di fine anni ’50-primi ’60; cartoline spedite dalle ammiratrici di mio padre a lui che, all’epoca, faceva il bagnino in Romagna; medaglie e spillette del nonno socialista; riviste con acconciature e abiti così femminili da farti venire voglia di tornare a quell’epoca solo per poterti pettinare e vestire così. Poi abiti e accessori della nonna sarta per le signore bene, il ferro da stiro che ora viene usato come vaso per i fiori….e tanto altro ancora.

Insomma, dopo averci meditato un po’, ho deciso: “Vado e ne porto alcuni”. Sono stati fotografati, catalogati e forse saranno scelti per l’installazione che inaugurerà ai Chiostri l’11 maggio o, forse, serviranno per le future “period-room” che si terranno ai Musei Civici. Tanti cittadini, oltre a me, hanno scelto di consegnare i loro “tesori” nelle mani degli esperti e li rivedranno dopo l’estate.

Non avete fatto in tempo? Non temete: l’iniziativa verrà ripetuta questo fine settimana.

Di cosa si tratta in particolare? In occasione di Fotografia Europea – il cui tema di quest’anno è “Vita Comune. Immagini per la cittadinanza” – viene chiesto alla collettività di portare oggetti degli ultimi sessant’anni, legati a temi della nostra vita e che permettono di meditare sul futuro. Oggetti che ci dicono come mangiavano, dunque come mangeremo; come vestivamo/vestiremo; come partecipavamo /parteciperemo; come condividevamo/condivideremo. Quindi spazio a elettrodomestici, macchine da scrivere, vestiti, schede elettorali, cartoline dai viaggi, souvenir, valigie, riviste e quant’altro ci ricorda quegli anni e ci fa riflettere su quel che saremo e diventeremo. Un invito da cogliere, se si vuole. Io l’ho colto.

Fonte: Musei Civici

Fonte: Musei Civici

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