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Fotografia Europea protagonista fino al 16 giugno

Rinko Kawauchi_Untitled_from the seri es of Illuminance_© Rinko Kawauchi

Rinko Kawauchi_Untitled_from the seri es of Illuminance_© Rinko Kawauchi

Per ora, nell’archivio dell’edizione 2013 di Fotografia Europea, c’è solo la lunga inaugurazione che ha dato il via al festival; aperte restano invece tutte le mostre che, a parte qualche eccezione, fino a domenica 16 giugno potranno essere visitate da quanti non hanno ancora avuto occasione o tempo per farlo. Con occhio di riguardo è poi guardato chi abita a Reggio: i residenti in città potranno infatti entrare gratis in tutte le sedi espositive sabato 18 maggio a partire dalle 21, in concomitanza con la Notte europea dei Musei. A tutti verrà poi rivolto un invito, o più precisamente imposto il divieto di non fotografare: iniziativa mirata a permettere a ogni visitatore di trasgredire la regola di non scattare fotografie nei musei e nelle sedi delle esposizioni, libero per l’occasione di ritrarre il pubblico in visita alla mostre così da ottenere, alla fine dell’esperimento, una sorta di articolata galleria della partecipazione collettiva.

Quest’anno il fil rouge che lega e ispira tutte le esposizioni è quello del cambiamento: la fotografia ne è testimone e al tempo stesso protagonista perché essa stessa muta, sensibile come ogni cosa allo scorrere del tempo. Per osservare in che modo gli artisti hanno declinato questo tema basterà seguire i quattro percorsi espositivi delle mostre istituzionali, abbinati ad altrettante parole chiave: straniamento, fiducia, sorpresa e visione.

Cominciamo dal primo: a riempirlo di significato sono le opere della giapponese Rinko Kawauchi esposte a Palazzo Casotti e quelle del francese Philippe Chancel e del britannico David Stewart ai Chiostri di San Pietro. Racchiuse in un libro intitolato Illuminance, le fotografie della Kawauchi sono caratterizzate da particolari illuminazioni o giochi di luce, in grado di far apparire diverso e insolito ciò che si è abituati ad aver sempre sotto agli occhi; nei suoi lavori, evidenzia il curatore Elio Grazioli, c’è il “senso dell’impermanenza, della transitorietà, tipicamente orientale, che non corrisponde a quanto noi intendiamo con gli stessi termini, perché non comporta senso di perdita ma al contrario convinzione e dunque gioia della sua visione. Si capisce già qui quanto la concezione della fotografia, così intimamente legata al passare del tempo, possa essere differente dalla nostra”.

MickRock_Iggy Pop_London_1972_©Mick Rock

MickRock_Iggy Pop_London_1972_©Mick Rock

Grazioli cura anche le mostre di Stewart e Chancel, espressioni anch’esse degli effetti di straniamento di certa fotografia: a provocarli è sufficiente un oggetto fuori posto o un accostamento strano come negli scatti irriverenti e surreali di Stewart, oppure la scelta di Chancel di tornare sui luoghi simbolo di eventi catastrofici – Fukushima, Pyongyang, Kabul – a distanza di tempo e a riflettori ormai spenti, sovrapponendo nell’immagine il prima e l’adesso. “Lo si vede bene nella presenza militare a Kabul come facesse parte del paesaggio, della normalità; o le rovine stesse di Fukushima come segni del dopo”, spiega Grazioli.

Viktoria Sorochinski_Night Disc overy_© Viktoria Sorochinski

Viktoria Sorochinski_Night Disc overy_© Viktoria Sorochinski

Fiducia è la parola chiave di un altro percorso, interpretato dal creatore inglese di decine di star Mick Rock, – nella sua Rock’ Stars allo Spazio Gerra, che ospita quarant’anni di rock’n’roll raccontato da copertine di dischi, concerti live e poco noti dietro le quinte – dallo svedese Anders Petersen, – che in To belong ai Chiostri di San Pietro racconta la terra emiliana colpita dal sisma cercando di andare oltre la cronaca e la denuncia – dalla collettiva Vita Nova ai Chiostri di San Pietro – in cui alcuni dei più interessanti artisti contemporanei ritraggono angosce, turbamenti e slanci degli adolescenti. Ai Chiostri espongono anche i cinquanta ragazzi del progetto Speciale diciottoventicinque Morphing, mentre la Figura umana moltiplicata di Reggio Children trova spazio al centro Malaguzzi di via Bligny.
Tutti lavori all’insegna della fiducia e dell’implicito invito a “cambiare sé” per non subire il cambiamento del mondo ma per esserne protagonisti consapevoli superando conformismi, debolezze e disattenzioni nei confronti degli altri. “Per cambiare se stessi occorre infatti avere fiducia negli altri, nel mondo, nel futuro, e anche nelle immagini”, scrivono Elio Grazioli e Riccardo Panattoni nell’introduzione del catalogo di Fotografia Europea, evidenziando come la fotografia sia interpretazione del mutamento, degli sforzi che le persone e le comunità fanno per adeguarsi, dei loro giusti sentimenti e comportamenti.

E poi c’è la sorpresa, quella provata quando si riconosce il cambiamento e ci si trova a vivere situazioni inaspettate: ne sono espressione, per motivi diversi, le quattro mostre curate da Laura Serani, realizzate con la collaborazione del MAMM (il Multimedia Art Museum di Mosca) e firmate da fotografi russi, specchio degli enigmi e delle contraddizioni dell’epoca post-sovietica. Il fantasma di Chernobyl, con le sue strade deserte, gli edifici abbandonati e un sovrastante senso di catastrofe, è racchiuso negli scatti di Sergey Shestakov nella sinagoga di via dell’Aquila, mentre l’immaginario kitsch dei nuovi ricchi di Tim Parchikov, i sogni di evasione di Lucia Ganieva e il complesso rapporto tra una madre e la sua bambina immigrate russe in Canada raccontato da Viktoria Sorochinski trovano posto nella Galleria Parmeggiani. Non solo autori russi in questa sezione, però: il tema della sorpresa è rintracciabile anche nel progetto surreale The Afronauts della spagnola Cristina De Middel ai Chiostri di San Pietro o, nella stessa sede, nelle trasformazioni dell’industria indagate nel concorso di GD4 Photo Art; e ancora nel lavoro del reggiano Alessandro Rizzi sullo storico teatro di Gualtieri riscattato dall’oblio da un gruppo di giovani, ospitato in sinagoga, e nella mostra Murder is my business di Arthur Fellig in arte Weegee, fotoreporter metropolitano d’assalto nella New York degli anni Trenta, a Palazzo Magnani fino al 14 luglio.

Binary Kid 1

Binary Kid 1

Il quadro si completa con un altro corpus di esposizioni, ancorate in questo caso al tema della visione come strada per iniziare il cambiamento. Ai Chiostri di San Pietro ne sono interpreti Andrea Galvani, con scatti che ritraggono esperimenti sul mar Artico, Stefano D’Amadio, con un reportage di tre anni nei laboratori di un’azienda aerospaziale italo-francese in uno scenario fantascientifico, e il finlandese Esko Männikkö, chiamato a calarsi nel contesto emiliano per fissarne su pellicola gli aspetti più nascosti, con grande attenzione a quelle mutazioni, anche minime, che passo dopo passo finiscono però per infrangere l’apparente omogeneità del quotidiano. Interpreta la visione anche il francese Thierry Cohen protagonista ai Chiostri di San Domenico, che in Darkened Cities riflette sui danni prodotti dall’inquinamento luminoso, colpevole di aver reso invisibile la volta stellata, e in Binary Kids ritrae in primo piano giovani “figli del web”.

Fino al 9 giugno la biblioteca Panizzi mette in mostra scatti inediti della collezione dell’ambasciatore Alberto Pansa e della moglie Maria, testimonianze del periodo di fine Ottocento in cui il turismo era ancora privilegio di pochi, specie in luoghi lontani come il Giappone, il Siam, la Cina, e la Turchia.

Infine, a chiudere questa lunga panoramica sulle mostre istituzionali, quella dedicata a Carla Cerati curata da Sandro Parmiggiani ai Chiostri di San Domenico: si tratta di un grande omaggio a una altrettanto grande fotografa, cinquant’anni di storia italiana racchiusi in oltre cento immagini dagli anni delle contestazioni studentesche agli scatti di costume fino ai reportage dal manicomio.

L’offerta di Fotografia Europea non si esaurisce nel circuito istituzionale. Ci sono le collegate organizzate nelle galleria d’arte e in altri spazi della città e della provincia, e quelle inserite nel circuito Off che nobilitano luoghi più insoliti come alberghi, bar e ristoranti. Decine e decine di proposte frutto della grande voglia di partecipare dei cittadini, così varie e articolate che citarne alcune ne penalizzerebbe altre: unico accorgimento, per non rischiare di trovare le porte chiuse, controllare sul sito www.fotografiaeuropea.it i giorni e gli orari di apertura delle diverse sedi.

Irene Spediacci

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