Eugenetica e razzismo

Immagine degli anni venti che tenta di associare le tipologie di cervello al comportamento criminale

Roberto Fieschi

Il razzismo ha spesso trovato giustificazioni su base pseudo-scientifica, a partire dagli antropologi illuministi che classificarono le razze umane sulla base della forma e delle dimensioni del cranio.

La teoria dell’evoluzione di Darwin si prestò ad essere facilmente distorta e fu presa a sostegno del diverso ruolo sociale delle varie razze. Lo scienziato inglese John Bernal nella sua storia della scienza accusa gli scienziati dell’Ottocento e del Novecento di passività: “La loro riluttanza e il loro timore ad immischiarsi nella politica ha fatto sì che l’applicazione sociale delle loro idee fosse affidata a individui irresponsabili e che nessuna protesta vigorosa si levasse da parte loro contro la perversione dei risultati delle loro stesse ricerche”.

All’inizio del secolo scorso, infatti, la teoria darwiniana della selezione naturale e della non ereditarietà dei caratteri acquisiti furono distorte sulla base del materialismo positivista e, in parte, del pensiero socialista; così penetrarono largamente anche in ambienti scientifici qualificati concezioni di eugenetica o, come si disse in Germania, di igiene razziale.

L’eugenetica ha radici antiche. Quello che segue è un brano dalla Repubblica di Platone: “Se dobbiamo tener conto – risposi – di ciò che abbiamo già ammesso, conviene che gli uomini migliori si accoppino con le donne migliori il più spesso possibile e che, al contrario, i peggiori si uniscano con le peggiori, meno che si può; e se si vuole che il gregge sia veramente di razza occorre che i nati dai primi vengano allevati; non invece quelli degli altri. E questa trama, nel suo complesso, deve essere tenuta all’oscuro di tutti, tranne che dei reggitori, se si desidera che il gruppo dei guardiani sia per lo più al sicuro da sedizioni”. In seguito tesi del genere furono ignorate per secoli, anche per l’influenza del cristianesimo, almeno fino alla fine dell’Ottocento.

Eugenics is the study of agencies under social control that may improve or impair the racial qualities of future generations either physically or mentally“. In questa frase, sull’American Journal of Sociology nel 1904, Francis Galton, cugino di Charles Darwin, sintetizza gli scopi della “nuova scienza” eugenetica – ma Darwin aveva escluso la possibilità di manipolare la razza umana.

In seguito furono fondati in proposito riviste scientifiche e istituti di ricerca. Paradossalmente, durante la Repubblica di Weimar alcuni degli eugenisti più importanti erano ebrei. Altri stati  si interessarono agli argomenti degli eugenisti  sui costi sociali e finanziari causati dalle malattie ereditarie, dagli alienati, dagli alcoolisti, dai criminali. Le leggi eugenetiche furono votate pressoché ovunque a stragrande maggioranza. Le forze politiche di ogni orientamento furono concordi sull’utilità delle pratiche di sterilizzazione, per miglioramento della razza, o per motivi demografici ed economici. E ciò non fu senza conseguenze. Negli Stati Uniti, a partire dal 1907, si praticò la sterilizzazione obbligatoria dei degenerati ereditari – circa 25000 sterilizzazioni in una trentina di anni. Ecco le stime riguardanti i casi di sterilizzazioni: Germania: 1933-1941: oltre 400.000; Stati Uniti, 1899-1979: circa 65.000; Svezia, 1934-1976: 62.900; Finlandia, 1935-1970: 58.000; Norvegia, 1934-1977: 40.900; Danimarca, 1929-1967: 11.000; Canada, 1928-1972: circa 3.000; Svizzera, 1928-1985: meno di 1.000.

Membri del Ku Klux Klan utilizzano per terrorizzare le loro vittime la croce infuocata, simbolo dell'identità cristiana da loro rivendicata

In Italia il regime fascista, nonostante la vicinanza con alcuni scienziati sostenitori dell’eugenetica, non prenderà mai misure sostanziali di questo tipo.

Adolf Hitler entrò in contatto con idee sull’eugenetica durante il suo periodo di detenzione nel carcere di  Landsberg, durante il quale lesse dei trattati di igiene razziale. Così scrisse anni più tardi: “Sparta va considerata come il primo stato Völkisch. L’esposizione dei bambini malati, deboli, deformi – in breve: la loro distruzione è stata più decente ed in verità migliaia di volte più umana della miserevole follia dei giorni nostri, che protegge i soggetti più patologici a qualsiasi costo, e ciò nonostante toglie la vita – mediante la contraccezione o l’aborto – a centinaia di migliaia di bambini sani, solo per poi nutrire una razza di degenerati carichi di malattie.

Se il razzismo nazista (e quello fascista), strettamente parlando, non è eugenetica, ne è almeno strettamente imparentato.

Raggiunto il potere nel 1933, Hitler  avviò una rigida politica di epurazione e salvaguardia del “popolo” ariano/tedesco e varò la legge del 28 giugno 1933 sulla sterilizzazione obbligatoria degli “affetti da malattie ereditarie”. A questa seguirono nel 1935, le famigerate Leggi di Norimberga, che impedivano i matrimoni e la procreazione tra persone “indesiderabili” e aprì la strada alla soluzione finale, allo sterminio degli ebrei, degli zingari e di altre categorie di indesiderabili.

In Italia il 5 agosto 1938 sulla rivista  La difesa della razza viene pubblicato il manifesto che fissa le basi del razzismo fascista. E’ utile ricordarlo, anche perché c’è ancora qualcuno che costruisce un monumento in onore di Rodolfo Graziani che, insieme a molti altri (fra i quali Amintore Fanfani,  Cesare Frugoni,  Luigi Gedda, Agostino Gemelli,  Giovanni Papini, Giovannino Guareschi,  Arrigo Solmi, Mario Missiroli,  Ardengo Soffici, Gabriele De Rosa,  Gaetano Azzariti, Antonino Pagliaro, Luigi Chiarini, Piero Bargellini) sostenne le leggi razziali. So che a molti di voi questi nomi non dicono molto, ma fra di essi troviamo importanti intellettuali  e personalità di rilievo che ebbero un ruolo anche in seguito, dopo la caduta del Fascismo. Per onestà bisogna ricordare che nell’agosto 1942 Giorgio Bocca, allora giovanissimo, firmò un articolo sul settimanale “La Provincia Grande” nel quale imputava il disastro della guerra alla “congiura ebraica”. Ma Bocca si riscattò ampiamente, combattendo, da valoroso comandante partigiano, nella guerra di Liberazione.

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5 Responses to Eugenetica e razzismo

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    genetista 6 Novembre 2012 at 22:00

    Le razze esistono. Uno studio del 2002 condotto da scienziati dell’ Università della California del Sud e di Stanford ha dimostrato che suddividendo con l’ ausilio del computer un campione di individui provenienti da tutto il mondo in 5 gruppi diversi in base all’ affinità genetica si ottengono gruppi originari dell’ Europa, dell’ Asia orientale, dell’ Africa, dell’ America e dell’ Australasia che corrispondono in linea di massima alle principali razze secondo l’ antropologia tradizionale. Uno dei vantaggi minori di questa scoperta è l’ opportunità di tracciare un nuovo tipo di albero genealogico. Oggi è facile scoprire la provenienza dei nostri avi o addirittura il periodo in cui sono arrivati da vari luoghi diversi, come è stato per molti noi. Per sapere in che proporzione i tuoi geni sono africani, europei o dell’ Asia orientale, bastano un tampone orale, un francobollo e 400 dollari, anche se i prezzi sono sicuramente destinati a calare.

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      roberto fieschi 7 Novembre 2012 at 16:29

      Grazie, mi documenterò meglio, parlandone anche con mio figlio.
      Comunque, il punto non è l’esistenza delle razze, ma la pretesa superiorità. l’oppressione, la discriminazione, la tratta degli schiavi, il Ku Klux Klan, lo sterminio, la Soluzione finale, il Gulag.

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        roberto fieschi 13 Novembre 2012 at 10:31

        Questo mi dice mio figlio Lorenzo, che ne sa un po’ più di me:
        Al termine razza, estesa al tipo umano, corrisponde una categoria mentale; questa è basata principalmente sul colore della pelle, che si pone come aspetto sensorialmente prevalente: Per un europeo, un generico abitante dell’Africa subsahariana e di pelle scura sarà un “nero”, non considerando se sia di origine Bantù, Pigmea, Basarwa o altro: tipi diversissimi, alcuni dei quali distanti fra loro, in senso genetico, maggiormente che non un appartenente all’etnia dei Watussi da un generico europeo.
        Una categorizzazione basatasu un tratto diverso dal colore della pelle porterebbe a ragruppamenti differenti.
        “Per quasi tutti i caratteri ereditari osservati troviamo che le differenze fra i singoli individui sono più importanti di quelle che si vedono tra presunti gruppi razziali” (Cavalli Sforza).
        Una ulteriore prova dell’inadeguatezza del concetto di razza è data dal fatto che il numero di razze identificato dai vari ricercatori varia da 3 a 60.

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    bimbo mix 7 Novembre 2012 at 20:56

    che fanfani fosse stato fascista non l’avrei detto. certo che la faccia da furbo non gli mancava…