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Elogio dell’infedeltà (elettorale)

Sara Di Antonio

In principio fu nel letto. Ma finiti i fasti berlusconiani, con l’atto diventato compulsivo e voyeuristico, l’unico tradimento senza conseguenze è quello elettorale. Mai come in questo periodo si avvicendano rocamboleschi racconti sul prima («ho votato Lega, ma poi…») e sull’oggi, che di solito è diverso, e mai lineare, rispetto al punto di partenza. Si improvvisano analisi, si mente sapendo di mentire, in realtà recuperando quel senso di libertà di voto, prima perduta da una polarizzazione forte, meno frantumata – e meno ricca di sorprese, naturalmente- di adesso.

Poco importa ciò che riserva il futuro, quando certe alleanze sembrano perdute per sempre, come quella tra Lega e Pdl, o l’incertezza del ricompattarsi o meno del fronte di Vasto, le inedite geometrie tra sinistra e centro, e il vento grillino che ha scompaginato il manuale Cencelli dei più.

Il cittadino, prima confinato a realtà virtuale, evasore, o quieto contribuente, ha riacquisito dopo tempo una sua dignità: e tradisce, finalmente con gusto. Dal Pd a Sel, dal Pdl alla Lega e poi ai Cinque stelle, affossa ogni exit poll e ogni fronte politico in cerca di tatticismi. Tradisce, in modo egoistico, così come fa una donna capricciosa delusa dagli uomini, che si approccia al segreto dell’urna pensando che in fondo, sì, sono tutti uguali. Soffrono i partiti, i quali inveiscono non chiedendosi se, con il loro benaltrismo, con la litania sui «ben altri» problemi che attanagliano il Paese, non abbiano contribuito a tale infedeltà dilagante. Di cui – rimpiangendo i tempi del reality in crisi- ci si vanta anche al bar e pubblicamente, sconfessando le vecchie infatuazioni: «io prima votavo così, ma poi…» un po’ come si dimostra di non essere più innamorati.

Paragone lascivo, va da sé, ma le urne irrispettose, di fronte alla stizza degli eletti e di coloro che rischiano il ballottaggio e la poltrona, segnano anche una fastidiosa tendenza, che ricorda quella dei grandi asceti della storia: la castità. La castità ritrovata del non voto, della non scelta, del non accorrere alla tentazione di affidarsi alle oscure maglie della politica. Sono il trenta per cento, un esercito, un partito, e rappresentano al protesta più vigorosa di fronte al parossismo di chi continua a farsi timbrare la tessera elettorale, ma è sempre più tentato dal restituirla al mittente, come una imprenditrice ha fatto giorni fa. Chissà che l’astensionismo non rappresenti l’ultima arma, finemente ricattatoria, che usano anche le amanti insoddisfatte per ottenere ciò che non sempre ci viene offerto: ad esempio, l’autenticità.

Ultimi commenti

  • suona metaforico.sembra che l’artico celi un messaggio spedito a qualcuno in grado di comprenderlo bene.un amante lasciato? mi sbaglierò ma …..
    comunque divertente, molto.

  • che bella la reazione stizzita di un innamorato deluso su facebook !!

  • Ricordo solo che
    – la castità è una promessa a Dio,
    – Il celibato è “solo” una richiesta che la chiesa fa ai sacerdoti.
    🙂

  • E la politica e’ solo un gioco per impotenti

  • Oggi per la prima volta ho tradito il Pd . Non sono certo di avere fatto la cosa giusta, ma spero questa botta di Parma serva

  • Beh per iniziare Ti eri scelto una pessima donna, falsa ed anche qualcos’altro che qui non scrivo. Quindi hai fatto bene. Bravo.