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Dalla guerra al podio, Ivan Ljubicic si racconta

Stefania Chieppa

Ivan Ljubicic, detto “Ljubo” per gli amici,ex numero 3 al mondo ha annunciato il suo ritiro dal tennis concludendo la sua carriera con l’ultimo torneo di Monte-Carlo.  Ivan,nato in Bosnia ma croato di nazionalità, racconta la sua vita partendo dalla fuga dal suo paese verso l’Italia a causa della guerra nel 1993.

Facendo un percorso a ritroso, come ricordi oggi il difficile periodo della guerra?

“Io sono una persona che guarda avanti. Non penso molto al passato, probabilmente anche perché il presente e il futuro (spero) sono molto più belli.”

Dopo la tua fuga dalla Bosnia il primo paese in cui ti sei rifugiato è stata l’Italia e per il tennis la città di Torino esattamente a Moncalieri, dove ci siamo allenati per alcuni anni insieme. Cosa ricordi di quei tempi? Cosí piccolo sei dovuto crescere molto in fretta, chi ti è stato vicino?

“Mi riccordo che non parlavo una parola di italiano. È stato difficile all’inizio anche perché ero piccolo. Ma la gente che ho incontrato a Torino mi è stata vicino e nei momenti difficili quando mi mancavano i miei, ho trovato tante persone carine che mi hanno aiutato, sopratutto il mio amico Fabio e sua madre.”

Quanto devi al nostro Paese? Ti senti anche un po’ italiano ormai?

“Mi sento molto “italiano”. Non solo per il periodo trascorso a Moncalieri, ma anche perché ho lavorato con Riccardo Piatti 15 anni. Una persona non deve avere il passaporto per sentirsi vicino ad un paese. Sono sicuro che c’é molta gente con il passaporto italiano che si sente meno italiano di me.”

Hai sempre viaggiato moltissimo, ma dov’è che alla fine sei riuscito a mantenere le tue radici? E la tua famiglia quanto ti ha supportato? Ha sempre appoggiato ogni tua scelta?

“Radici non ne ho e questo mi manca, ma oggi il mondo è piccolo e sarà sempre più piccolo, quindi non lo vedo come un problema grave. La mia famiglia mi é sempre stata vicina, sopratutto quando le cose non andavano bene.”

Sei sempre stato molto determinato in tutto quello che facevi, ma te lo saresti mai aspettato di arrivare tra i primi 5 giocatori al mondo?

“Non pensavo di arrivare alla posizione numero 3 delle classifiche mondiali. Il mio obiettivo è sempre stato quello di diventare un professionista e di viviere giocando a tennis. Poi grazie a quella determinazione sono arrivati i risultati e io ero pronto per qualsiasi traguardo. Non mi sono mai guardato indietro.”

Chi è Riccardo Piatti per te? E che rapporto avete oggi?

“Riccardo è molto di piú di un allenatore. Non solo per me ma credo per tutti quelli che hanno lavorato con lui. Per me é come un padre o ancora meglio come il mio miglior amico o come un fratello più grande.”

Quando e perché hai deciso di prendere la decisione di interrompere la tua attività? Come ha reagito Riccardo?

“Riccardo sapeva bene che il momento era vicino. Sperava che tirassi avanti ancora,almeno fino a Wimbledon,ma io non me la sentivo piú. Ancora oggi sta provando a farmi cambiare idea (sorride).”

Quali sono le vittorie  e i momenti che ti porterai nel cuore? Quali giocatori/amici ti mancheranno di piú?

“L’aver vinto la medaglia olimpica (nel 2004), l’essere arrivato al numero 3 al mondo ( nel 2006), la vittoria in coppa davis (nel 2005)e a indian wells (nel 2010) sono i risultati piu grandi della mia carriera.”
Mi mancherà il circuito intero, sono amico tanti giocatori ma quelli piu vicini me li andro’ a trovare!”

Sei molto amico di Roger Federer,come l’ha presa lui appena ha saputo della tua scelta? Cosa ti ha detto?

“Si è congratulato per la carriera (sorride). Abbiamo parlato molto di questo possibile “addio”. È da Miami dell’anno scorso che avevo in testa questi dubbi, quindi lui sapeva perfettamente come mi sentivo e non é stato sorpreso della mia scelta.”

Oggi hai una splendida famiglia con due figli e una moglie che ti è sempre stata vicino, dove pensi di farli crescere e vivere? Li farai giocare a tennis?

“Non abbiamo ancora deciso dove continueremo la nostra vita ma ci piace molto vivere Monte-Carlo. I nostri figli farranno quello che piú gli piace, come d’altronde ho fatto io. Se poi sarà il tennis ben venga.”

Pensi che la tua carriera tennistica sia stata così soddisfacente anche grazie ad Aida?

“Siamo cresciuti insieme,tutto quello che sono io lo è anche lei e viceversa.”

Come ti vedi ” domani”? Quali sono i tuoi prossimi progetti?

“Mi sto guardando intorno e ci sono tanti proggetti e possibilità. Mi prenderò un po’ di tempo e poi decido. Ma non ho fretta.”

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