Chi ha paura degli Ogm?

Roberto Fieschi

Parlare degli Organismi Geneticamente Modificati presenta qualche rischio, perché spesso il dibattito è bloccato su posizioni ideologiche, favorite dall’ignoranza. Lo stesso accade o è accaduto per altri argomenti, come il clima futuro, la pericolosità dell’uranio impoverito, gli inceneritori, la omeopatia, o, per scendere più in basso, la cura Di Bella e l’influenza degli astri sul nostro destino. Ma ci provo, perché la questione è importante e interessante, ma sono conscio del rischio di venire impallinato da chi è ostile agli OGM, e anche dai loro sostenitori. So che è impossibile affrontare un argomento controverso essendo assolutamente liberi da preconcetti; ciò che si può fare, è mettere in chiaro quali sono i propri. Sull’argomento in questione il mio è che l’ostilità intransigente agli OGM non è giustificata.

Sono convinto che un elemento che condiziona la comprensione della ricerca scientifica, tra cui quella sugli OGM, sia la paura; un secondo elemento è il mito della Natura in sé perfetta, purtroppo contaminata dall’uomo. Ma l’uomo, nei millenni, ha modificato il nostro pianeta e quello che oggi vediamo è il risultato del lavoro di centinaia di generazioni; in particolare, ha sfruttato la variabilità prodotta dalle mutazioni per selezionare e costruire molte cultivar e razze animali oggi fondamentali per la sua sopravvivenza. La percezione che il naturale è sicuro, in contrapposizione all’artificiale realizzato dall’uomo, costituisce una barriera alla discussione serena sugli OGM. Queste considerazioni non significano che la produzione e la diffusione di prodotti GM non presentino problemi, per esempio di sicurezza alimentare, di danni all’ambiente, di rischi di contaminazione di altre colture, di dominio nel mercato dei semi da parte delle grandi aziende chimiche, e perfino sul piano etico.

Premesso questo, ora entriamo in argomento. Il mio proposito non è quello di passare in rassegna le tecniche per ottenere OGM e i risultati conseguiti, ma più modestamente di inquadrare il problema, per porre un limite a miti e preconcetti, ricordando che l’uomo già da alcuni millenni ha prodotto organismi modificati geneticamente con metodi tradizionali di selezione e di incrocio.

Cosa sono

Non pensate che sia superfluo partire da qui. Tempo fa ho letto che solo due persone su tre sono consapevoli dal fatto che i geni sono una caratteristica di tutti gli esseri viventi e non solo degli OGM, e che una persona su due crede che mangiando OGM venga alterato il proprio DNA!

Gli organismi viventi, animali, vegetali e microrganismi, si sviluppano a partire da una unica cellula che contiene tutte le informazioni (il genoma, o patrimonio genetico) che determineranno la loro crescita. Queste informazioni sono l’insieme dei caratteri ereditari di un organismo, che gli sono stati trasmessi dai entrambi i genitori per gli organismi che si riproducono per via sessuata, o da un unico genitore per gli organismi (tipicamente unicellulari, ma non solo). Le differenze tra una specie e un’altra, e tra i diversi individui di una stessa specie, dipendono dalle differenze nel genoma. Il genoma è l’insieme dei geni di un organismo vivente. Il gene è l’unità ereditaria fondamentale degli organismi viventi; i geni sono contenuti e organizzati all’interno dei cromosomi, presenti in tutte le cellule di un organismo; sono, in sostanza, segmenti più o meno lunghi di DNA. I cromosomi sono costituiti da un filamento a doppia elica di DNA e da proteine, attorno alle quali lo stesso filamento si avvolge. Il nucleo della cellula umana ha un diametro di 10-15 µm (micron) e contiene circa 2 metri di DNA.

L’acido desossiribonucleico (DNA) è un lungo polimero che contiene le informazioni genetiche necessarie per lo sviluppo e il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi. Dunque, se cambia qualcosa nel DNA della cellula germinale, cambierà qualcosa anche nell’organismo che da essa crescerà; le modificazioni delle specie dipendono dalle mutazioni dei singoli geni.

Metodi tradizionali

Concentriamo l’attenzione sulle possibilità di modificare il genoma, ossia il DNA che lo costituisce, e sui vari metodi per realizzare le modifiche. I metodi utilizzati tradizionalmente per modificare il patrimonio genetico degli esseri viventi sono essenzialmente due: la mutagenesi e l’incrocio. La mutagenesi è un fenomeno presente in tutti gli esseri viventi ed è basato sugli errori di replicazione del genoma durante i processi di divisione cellulare. Durante la divisione cellulare possono verificarsi mutazioni cromosomiche, che coinvolgono intere porzioni di cromosomi, o genomiche,che alterano il numero complessivo di cromosomi, come nella trisomia 21, o sindrome di Down. Mutazioni a carico dei singoli geni si verificano invece prima della divisione, durante la duplicazione del DNA.
Le mutazioni vengono poi sottoposte a selezione, o dall’ambiente, o dall’uomo, e, se vantaggiose, vengono mantenute nella popolazione. Le mutazioni hanno portato nel tempo a evidenti modifiche fenotipiche negli esseri viventi (si pensi alla diversità tra le varie razze canine). Tali processi sono all’origine della diversità della vita sulla Terra. Le mutazioni possono essere indotte anche artificialmente, per esempio, con raggi gamma. E’ questo il caso del grano Creso, ottenuto nel Centro di studi nucleari del CNEN della Casaccia (Roma) nel 1974, apprezzabile per l’elevata produttività e per la buona qualità di pastificazione; il suo impiego si diffuse rapidamente; in Italia nel1984 rappresentava quasi il 60% di tutto il seme di grano duro.

L’incrocio è invece una tecnica che permette di unire le caratteristiche presenti in due individui diversi, anche non appartenenti alla medesima specie, grazie al rimescolamento dei loro genomi sfruttando la riproduzione sessuale. In natura l’incrocio può verificarsi unicamente tra individui appartenenti alla stessa specie; in caso contrario non ci può essere procreazione o, al più, la procreazione può generare prole non fertile, come nel caso dell’incrocio tra cavallo – Equus caballus – e l’asino – Equus asinus; in tal modo sono stati prodotti il mulo o il bardotto, ma anche gli ibridi oggi utilizzati per le produzioni animali e vegetali. Tutto quello che oggi vediamo in qualsiasi mercato è il risultato della fatica millenaria di generazioni di contadini che hanno selezionato, adattato, incrociato, innestato piante ,modificandone il patrimonio genetico per obbligare il mondo vegetale a darci i prodotti voluti. Gli organismi il cui patrimonio genetico viene modificato tramite la mutagenesi e l’incrocio non sono considerati “organismi geneticamente modificati”. Ho insistito sui metodi tradizionali per sottolineare che, prima d’ora, le modificazioni del genoma non avevano sollevato l’allarme che oggi invece riscontriamo.

L’ingegneria genetica

La differenza sostanziale tra queste due tecniche e l’ingegneria genetica (alla base dello sviluppo degli OGM) sta nella modalità con cui l’uomo induce le modificazioni genetiche. Per organismo geneticamente modificato (OGM) si intende un organismo in cui il materiale genetico (DNA) è stato modificato in laboratorio tramite l’applicazione delle moderne biotecnologie, che consentono l’eliminazione o la modifica di elementi genici, o l’aggiunta di frammenti di DNA provenienti anche da altri organismi. Nell’ingegneria genetica è possibile “progettare” la modifica genetica da effettuare; si possono anche introdurre geni completamente estranei, per esempio tra batteri e piante., sorpassando i limiti esistiti finora tra le specie e i regni della natura. Per quanto riguarda l’agricoltura, nel mondo intero vi sono oltre 160 milioni di ettari di coltivazioni di piante geneticamente modificate; secondo dati del 2011, circa il 30% del mais prodotto nel mondo è OGM.

La genetica ha dunque aperto scenari nuovi, come la creazione di nuove piante alimentari, di piante resistenti ai parassiti, che si adattano a terreni ostili, di specie vegetali capaci di produrre farmaci e vaccini, e perfino di disinquinare l’ambiente. In ogni caso il patrimonio genetico, sia con i metodi tradizionali, sia con quelli biotecnologici, viene modificato. E allora, perché accanirsi contro gli OGM?

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10 Responses to Chi ha paura degli Ogm?

  1. Avatar
    giovanna 23 Gennaio 2013 at 21:33

    Grazie prof molto interessante. Le faccio una domanda: lei farebbe mangiare prodotti ogm a suo nipotino?

    • Avatar
      fieschi roberto 24 Gennaio 2013 at 11:00

      Sì, senza problemi. I prodotti OGM in vendita hanno subito un controllo più stringente dei prodotti non-OGM

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    anna chiara 24 Gennaio 2013 at 12:25

    Credo che il problema principale, se si tralascia l’ignoranza o la paura che il nome suscit,a sia nel mercato che ci sta dietro. Per come la vedo io è un po’ il solito discorso delle scoperte scientifiche: il giudizio sull’uso pratico che se ne fa, ottimo o pessimo che sia, dovrebbe essere slegato da quello sulla scoperta e le possibilità che apre.

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      fieschi roberto 24 Gennaio 2013 at 18:43

      Certo, sapere chi ci guadagna e chi ci rimette è importante; capirci qualcosa non è sempre facile.
      Anche sul resto concordo, brava la mia nipotina.

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    ciro 24 Gennaio 2013 at 16:51

    professore lei è un benemerito. confesso che fino ad ora non ci avevo capito niente. sarà un pò colpa mia però anche della ignoranza complessiva di noi italiani che, invece di cercare di capire le cose, facciamo su tutto delle discussioni di principo e/o etiche morali. con i risultati che vediamo. certo che affrontare i problemi con l’ottica della morale è molto più semplice, non devi capire e puoi non usare la testa per decidere cose scomode.

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      fieschi roberto 24 Gennaio 2013 at 18:47

      Grazie, il suo sostegno mi incoraggia a scrivere ancora per illustrare alcuni vantaggi degli OGM, e alcuni problemi.
      Va bene anche affrontare i problemi con l’ottica della morale, ma partendo dai dati di fatto, non dalle prevenzioni.

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    Mario 24 Gennaio 2013 at 20:37

    visto che i prodotti naturali fanno bene e sono buoni e quelli artificiali no invito tutti a
    bersi una bella tazzina di socratica cicuta

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      fieschi roberto 25 Gennaio 2013 at 10:36

      Inoltre, tranne i mirtilli selvatici, le fragoline di bosco, i funghi non di allevamento e alcuni altri prodotti vegetali, quasi tutti gli altri di cui ci nutriamo sono il risultato di molti, prolungati, opportuni interventi dell’uomo sulla natura

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    gianni 25 Gennaio 2013 at 15:23

    a questo punto prof serve chiarezza sull’omeopatia…
    ho una collega che mi fa una testa così. Io, per poco che ho letto, ho l’impressione che sia una vera e propria truffa. Che anche in questo caso fa si che ci guadagnino in tanti.

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      fieschi roberto 25 Gennaio 2013 at 16:30

      OK, forse ne scriverò
      A quanto so, ha un effetto positivo tipo placebo, ma non curativo
      Non fa male, a meno che non sostituisca cure essenziali di fronte a infezioni
      Non serve contrastare i suoi sinceri sacerdoti.