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Un caso ancora aperto, 20 anni dopo: l’Oscar a Nicolas Cage

Nicolas-CageMeglio Maradona o meglio Pelé: è questo uno degli immortali argomenti di discussione al Bar dello Sport. Ma qui al Bar De Curtis si parla d’altro, di cinema. E passiamo intere serate tentando di trovare una spiegazione razionale a un “caso” ancora aperto: possibile il simpaticissimo e stempiatissimo Nicolas Cage abbia vinto un Oscar?

Il caso è ancora aperto, ma partendo dalla fredda cronaca la risposta è sì: Cage vinse l’Oscar come miglior attore protagonista per “Via da Las Vegas”, anno domini 1995. E ricevette un’altra nomination caduta nel vuoto, qualche anno più tardi, per “Il ladro di orchidee”.

Premesso che per noi il miglior Cage di sempre non è né l’uno né l’altro, ma quello de “L’uomo delle previsioni” (The weather man, 2005), restiamo su Las Vegas. Dopo interminabili discussioni, abbiamo deciso di riguardarcelo qui al Bar De Curtis. Dal dibattito che ne è seguito, tra un caffè e una briscola, è emersa la stessa identica conclusione di vent’anni fa: inspiegabile.

Film normalissimo, con trama minimale (Cage, sconfitto dalla vita, decide di ammazzarsi bevendo; una prostituta si innamora di lui), con una particina di Valeria Golino e con una bella e brava Elisabeth Shue, giustamente candidata – lei sì – a un Oscar vinto però da Susan Sarandon per Dead Man Walking-Condannato a morte.

Ma torniamo al premiato Cage e lasciamo stare le parentele illustri (Cage in realtà si chiama Coppola…vi dice niente?), che i sospetti non portano da nessuna parte e se entriamo nel territorio di amici e raccomandati bisogna riscrivere tutta la storia del mondo, non solo del cinema. Le argomentazioni fornite al dibattito e alla sua illuminante conclusione (“inspiegabile”, ribadiamo) sono state le seguenti: boh. Poi anche mah. E pure due o tre punti interrogativi.

Non siamo attori, da bambini venivamo regolarmente scartati non solo per la recita scolastica, ma anche per gli alberi del presepe vivente, eppure ci pare che il compito del protagonista di “Via da Las Vegas” sia semplicissimo per qualsiasi attore degno di tal nome. Cage beve dalla prima all’ultima scena, è perennemente stordito-ubriaco, in un paio di esterni è truccato come il Conte Dracula, barcolla benino, regge bene le bottiglie e trema esageratamente quando è in astinenza. Nessuna scena madre. Quindi? Come sopra: boh. Mah.

E così difficile per un attore recitare il ruolo di un alcolizzato che trascina i piedi e le parole? Non è solo una tacca sopra l’interpretazione di uno zombie?

Visto che abbiamo già citato Dead Man Walking: meglio Cage in “Via da Las Vegas” che Sean Penn in “Condannato morte”? Non scherziamo, siamo seri, Penn tutta la vita.

Scartata pure la mancanza d’alternativa per l’assegnazione dell’Oscar (in quell’anno i candidati, oltre a Cage e Penn, erano Richard Dreyfuss, Anthony Hopkins e Massimo Troisi), non resta archiviare nuovamente il caso. Del resto ogni Bar ha il suo. Al Bar De Curtis ci si domanda come fece Nicolas Cage a vincere l’Oscar 1995 battendo Sean Penn, al Bar dello Sport ci si domanda come fece Matthias Summer (chi?) a vincere il Pallone d’Oro 1996, battendo Ronaldo.

 

Titolo originale: Leaving Las Vegas

Titolo italiano: Via da Las Vegas

Regìa: Mike Figgis

Top star: Nicolas Cage

Genere: drammatico

USA 1995

 

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