Ed ecco a voi l’horror che ha fatto arrabbiare Quentin Tarantino

It FollowsIt follows

Regìa: David Robert Mitchell

Top star: nessuno

USA 2014

Dopo una lunga attesa (?) esce in Italia l’horror che ha fatto arrabbiare Tarantino, con tanto di pubblica bacchettata al regista David Robert Mitchell, reo secondo Quentin di aver sprecato un’ottima premessa e aver modificato le regole in corso d’opera. Noi ignorantoni del Bar De Curtis ci teniamo a dire la nostra, ovviamente non richiesta: “It follows” è un esercizio di stile, affascinante nella forma ma da “nulla di nuovo” per quanto riguarda la sostanza. Senza svelare troppo della trama, si tratta dell’ennesima variante de “Il Sesto Senso”, la gran premessa cui si riferisce Tarantino è che la maledizione si trasmette per via sessuale, ma noi rimaniamo della nostra idea: ciò che cattura l’attenzione è sì qualche scena ben realizzata, ma soprattutto l’ambientazione vintage, l’assenza quasi totale degli adulti, le facce dei ragazzi protagonisti, la penombra, i silenzi, la lentezza, la colonna sonora da camera, le stramberie insomma, e tutto quello che fa ambientazione. Un po’ più di ragione Tarantino ce l’ha sul cambio in corsa delle regole (come si comportano le apparizioni?), ma la vera domanda è: non si fosse preso la briga un regista di fama internazionale di parlare di “It follows”, saremmo qui a fargli pelo e contropelo? No. E allora…

Più che altro a Mitchell chiederemmo conto di qualcosina a livello di sceneggiatura, tipo la presenza di un telefonino, di un antesignano di un e-reader (ma in che periodo siamo?), della denuncia alla polizia della ragazza (cosa denuncia di preciso?) o del ritardo con cui i protagonisti decidono di andare a cercare l’untore. Il tutto a prescindere dall’incredibile marketta involontaria (?) di Quentin Tarantino a un film che, comunque, una guardata la merita.

*****

nellombra_di_un_delitto_2016Nell’ombra di un delitto

Titolo originale: Exposed

Regìa: Gee Malik Linton

Top star: Keanu Reeves

USA 2016

La cosa più interessante è cercare di capire come si arriva dal titolo originale (“Exposed”) alla variante italiana (“Nell’ombra di un delitto”). E dire che questo film punta parecchio in alto, mischiando apparizioni a sfondo mistico alla ricerca di un assassino, sventolando una sedicente cifra artistica che gioca sulla sottrazione delle scene nella prima parte, per poi mostrare i tasselli mancanti nella seconda.

Il guaio è tutto il resto, ovvero una storia bislacca e un cast appannato, capitanato da un Keanu Reeves improvvisamente invecchiatissimo e frastornato, attorniato da attori scarsi, a loro volta capitanati da tale Big Daddy Kane (testa inclinata e occhi socchiusi per tutto il film) che sembra quello che è, ovvero un cantante prestato al cinema. Ma andiamo oltre. La protagonista insegna in un asilo: “Perché non dovete lavorare per il diavolo?” domanda ai bambini. E loro: “Perché è molto, molto cattivo”. In quanti avranno lavorato alla stesura di dialoghi del genere, quanti brain storming saranno serviti?

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