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La scoperta del mondo dell’invisibile

Massimiliano Manzotti

Antony Van Leeuwenhoek è un altro scienziato al quale la storia ha riservato solo dopo molto tempo gli onori e il merito che avrebbe meritato se il mondo accademico ne avesse riconosciuto il valore all’epoca in cui visse. A volte citato come Anthonie, nato a Delft in Olanda il 24 ottobre muore nella stessa città il 27 agosto. Naturalista, ottico di grandissima levatura e scienziato olandese, fu il pioniere dello studio della biologia microscopica.

Autodidatta, figlio di un cestaio, fa prima il commesso in una drogheria, poi commerciante di tessuti e infine impiegato come portinaio nel tribunale della sua città.Si dedicò alla fabbricazione di microscopi, arte nella quale raggiunse un’eccellenza che non sarebbe stata eguagliata per molto tempo. Grazie alla sua eccezionale abilità di ottico realizzò a fini di ricerca numerose lenti biconvesse a breve lunghezza focale e piccole sfere di vetro fuso di diametro inferiore ai tre millimetri, che, inserite in una montatura metallica, funzionavano da microscopi semplici.

Mediante i suoi strumenti poté così esplorare il mondo dell’invisibile, allora completamente sconosciuto, compiendo scoperte fondamentali nel campo della batteriologia e dell’ematologia microscopica. In gran segreto iniziò a preparare  preparati vegetali e animali  e a guardarli sul suo dispositivo e inviò in forma epistolare in Inghilterra alla Royal Society il resoconto delle sue scoperte. Inizialmente, questa collaborazione fu buona, ma poi la sua intuizione rivoluzionò la teoria dell’evoluzione di nuovi organismi (generazione spontanea) anticipando gli studi fondamentali di Lazzaro Spallanzani (“omne vivum e vivo” cioè ogni organismo vivente si genera da un altro essere vivente), e gli studiosi dall’Inghilterra non gli diedero più credito. Così inviarono una delegazione di grandi scienziati e sacerdoti a Delft per confermare le scoperte di Leeuwenhoek. Gli fu riconosciuto tutto, ma fu respinta dalla scienza ufficiale la teoria in contrasto con la “generazione spontanea”.

La replica del microscopio di Van Leeuwenhoek

Leeuwenhoek  nascose bene la sua invenzione e non permise a nessuno di sapere come era stata fatta: il modo in cui ha unito le lenti è rimasto un mistero per molto tempo dopo la sua morte. Solo nel 1950 sono riusciti a costruire un dispositivo identico al suo. Come dicevamo studiò e descrisse mirabilmente famiglie di flagellati e cigliati compiendo esperimenti di riproduzione in vitro inoculando tali microrganismi in acqua bollita, o verificando la sopravvivenza di microrganismi acquatici in condizioni di essiccamento, o studiando il parassitismo degli afidi, la nascita di farfalle dalle larve e moltissime altre ricerche appassionanti in anatomia e istologia. Nel 1667 per primo descrisse i globuli rossi ematici e la prima rappresentazione dei batteri.

Fu anche il primo a scoprire e a descrivere gli spermatozoi che battezzò “homunculi”, ai quali dedicò una lunga ed accurata serie di studi e ricerche sperimentali che lo portarono a intuire con stupefacente esattezza il ruolo che questi hanno nella riproduzione animale. Leeuwenhoek elaborò una impressionante mole di lavoro e fece un’infinità di osservazioni al microscopio studiando tutto ciò che gli capitava sotto mano, dall’acqua al tartaro dei denti, dai capelli ai muscoli. Essendo però un illetterato, comunicava le sue osservazioni e scoperte alla Royal Society di Londra con “lettere” scritte in rozzo dialetto olandese. Tali lettere vennero successivamente tradotte in latino e raccolte in volumi che godettero, a posteriori, di enorme diffusione assicurandogli una fama universale.

Nessuno però capì l’importanza delle sue ricerche. La scoperta degli spermatozoi resterà dimenticata e nonostante il lavoro di Spallanzani bisognerà attendere il 1875 quando Herwig scoprirà la struttura degli ovuli e degli spermatozoi chiarendo il processo della fecondazione. Per i batteri invece bisognerà aspettare la “riscoperta” di Koch nel 1876. Senza dubbio Leeuwenhoek fu un uomo troppo avanti per il suo tempo.

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