Trasferta a Venezia per Sguardo di donna

21_SAMUGHEO_Le_invasate_di_Galatina_1954Chiara_SamugheoFino al 10 gennaio alla casa dei Tre Oci a Venezia prosegue la mostra “Sguardo di donna. Da Diane Arbus a Letizia Battaglia la passione e il coraggio”, una mostra fotografica dedicata all’opera di 25 fotografe di calibro internazionale.

La mostra va segnalata perché ha molti pregi. Uno è l’allestimento dello stilista Antonio Marras che rende se possibile ancora più bello lo spazio espositivo della casa, progettata da Mario De Maria sulla Giudecca nel 1913 e sede di una importante fondazione dedicata alla fotografia.

 

Il secondo sono senz’altro le foto di Letizia Battaglia, fotografa, fotoreporter di spessore e impatto, la cui opera magistrale, impressionante da ogni punto di vista, vale da sola la trasferta veneziana. Si tratta di una sola delle fotografe ospitate, ma di tale impatto, con tutto il rispetto per il lavoro altrui, da meritare menzione a sé.

 

Il terzo buon motivo per visitare la mostra è la mostra, che oltre alla Battaglia espone fotografe, grandi icone, personalità più giovani, la maggior parte di esse comunque interessanti.

Come Diane Arbus e inquietante street photographer di freak audacemente americani, o Margaret Bourke-White, donna-primato, documentarista dallo spiccato senso estetico.

Italianissime e di tutto rispetto le presenze di Giorgia Fiorio, con la rassegna di Uomini indagata negli ultimi anni, e Chiara Samugheo, fotografa dei divi della dolce vita ma anche delle invasate della Puglia rurale.

Scatti davvero curiosi, nel loro racconto, anche quelli di Alessandra Sanguinetti e della sua infanzia – così poco infantile, come anche le scene di violenza di Donna Ferrato, impegnata nella documentazione delle identità calpestate delle donne vittime di violenza.

 

La cifra tutta al femminile non sarebbe, di per sé, un motivo valido per accendere la curiosità.

Fa la differenza l’accurata scelta degli scatti, non moltissimi, ma tutti significativi e utili per ricostruire storie, stile, gusti, identità.

Una mostra capace di dare grandi soddisfazioni e in cui lo sguardo di genere risulta essere, miracolosamente -perchè non sempre accade – un arricchimento.

 

 

 

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