Prezzemolo su Beethoven. Bello, bellissimo… ma tu non senti un po’ freddo?

Mahler_Chamber_Orchestra_22Serata per prezzemolini e frequentatori culturali una tantum quella della Mahler Chamber Orchestra (foto a fianco) diretta da Daniele Gatti che, in continuità con la nostrana tradizione abbadiana, ha richiamato il tutto esaurito di autorità grandi e piccole, insieme al pubblico solito.

Repertorio da manuale, quello delle Sinfonie 6 e 7 di Beethoven: ovvero perfetto.

Per durata, per equilibrio, per popolarità.

E in effetti dalle risposte del pubblico e dal numero di ribalte bisogna ammettere che al parterre l’esecuzione è piaciuta.

La pecca, se proprio proprio ci si volesse esporre a trovarla, sta in un pochetto di affettazione simboleggiata, a mio avviso, nel non aver concesso nessun bis (che va bene, si fa, però non sta bene, anche se hai appena finito di eseguire due sinfonie di Beethoven. Un valzer, un movimento, un passaggio… uno jodel!)

E a parte il bis questa affettazione si è percepita in una generale freddezza dell’interpretazione, molto trattenuta e controllata (anche nel tempo dell’esecuzione), specialmente nella prima parte del programma, la Sinfonia n.6 Pastorale che contava di essere perfetta e trasognata ma che ha mancato di quel trasporto, di quel respiro e slancio in grado di coinvolgere. Perfetta, linda, immacolata… come la campagna tedesca. Ma si sa che a noi mediterranei serve lo slancio, e non è certo alla scrittura di Beethoven che manca. Un po’ di tensione sembra essere andata a scapito dell’entusiasmo, insomma.

Più spigliata la settima, dopo l’intervallo, forse perché i musicisti, dopo l’immane sforzo dei primi quaranta minuti, si è suo malgrado rilassato… chissà! Meglio ad ogni modo l’effetto generale, e tanto meglio poi per la Sinfonia che regala il secondo movimento, uno dei più noti e magnifici passaggi drammatici dell’estro musicale (e ancor oggi, infatti, utilizzatissimo nelle colonne sonore).

Grandissimo direttore e grandissima orchestra, questo è fuor di dubbio, ma uscendo da teatro il paragone con la settima diretta poco più di dieci anni fa in questo stesso teatro da Abbado non poteva non venir fuori nel pubblico più affezionato, ridimensionando l’effetto dell’esecuzione della serata.

Il paragone con i Maestri è per tutti difficile da sostenere, ancora di più poi di fronte al ricordo e al mito che circonda – da sempre e ancora oggi – le loro esecuzioni.

Tuttavia è anche vero che la costituzione di questo mito fonda su basi reali, vissute e partecipate.

Non resta quindi che ricordare che a pochi, pochissimi è concesso l’onore dell’immortalità e hanno cosparso di critiche il loro cammino. Per aspera sic itur ad astra.

 

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