Ed è subito scena. Cristiana Morganti racconta il suo “Fury tale”

Il nuovo spettacolo di Cristiana Morganti, “Fury tale”, viene presentato come una riflessione sulla rabbia ma è qualcosa di più. La rabbia è un filo conduttore, a volte pretestuoso a volte scenografico. La vera protagonista è l’indefinibilità dell’essere, dei sentimenti, delle relazioni, delle emozioni. La loro mutevolezza, la frustrazione e, sì, anche la rabbia.

Anche definirla coreografia è riduttivo, dato il complesso gioco di performance: due rosse ballerine (bellissime, bravissime) che sono anche attrici, interpreti piene, insomma. Un teatro a tutto tondo, un’opera d’arte totale che riesce alla perfezione nell’intento di stupire, coinvolgere e toccare perché capacissimo di usare linguaggi diversi: l’elegante fluire della danza, lo sferzante tocco dell’ironia, la spaesante traccia dell’ambiguità. La derivazione dall’esperienza di Pina Bausch nella fusione della tecnica drammaturgica e nel diretto protagonismo degli esecutori -con la loro esperienza, espressività ed emotività – è dichiarata e decisamente riuscita.

Il valore aggiunto sta nel senso estremamente moderno, nell’inquietante sensazione di attesa e coinvolgimento che lo spettatore vive dall’inizio alla fine, aspettando il prossimo gesto, la prossima azione. In punta di piedi, scena dopo scena, si ascolta cosa avrà da dire Cristiana Morganti perché, si ha la sensazione -del resto non delusa – che sarà un colpo di scena. O qualcosa di importante.

Nuova creazione presentata per la prima volta qui a Reggio Emilia martedì 25 e mercoledì 26 ottobre “Fury tale” è stato poetico e magico, sfuggente alle definizioni e alle interpretazioni, intelligentissimo nella drammatica scenica dell’equilibrio delle emozioni.

Le danzatrici si esibiscono in un inquietante e costante dis-equilibrio tra realtà e finzione – l’inizio dello spettacolo è paradigmatico, in questo senso – sfuggendo continuamente ruoli e parti -cambiando costumi e scenari – alla ricerca di ciò che non ci si aspetta. Una rappresentazione che ha del freudiano, che introduce elementi quasi psicoanalitici.

Anche autoreferenziali, ma non così tanto da saturare lo svolgere del racconto.

Io non mi aspettavo una rappresentazione di questo tipo della rabbia. Certo, l’autrice stessa parla di libere associazioni, e niente è più libero di “Fury tale”.

Magari la vera scoperta, per il pubblico, è questo linguaggio teatrale, per certi versi datato ma ancora magicamente moderno.

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