Apologia e trionfo della Junge Deutsche Philharmonie, orchestra con anima

Chiamatemi sentimentale, ma il programma del concerto di giovedì 9 marzo al teatro Valli di Reggio Emilia con la Junge Deutsche Philharmonie è stato spettacolare. La sicura guida di Jonathan Nott su un ensemble musicale effettivamente giovane, come da definizione, ha saputo rendere giustizia ad un repertorio che già si annunciava interessante.

Primo perché Ravel vince a mani basse, sia nelle composizioni per pianoforte che in quelle per orchestra. Il Valse nobles et sentimentales è infatti una composizione perfetta, in grado di segnare un passo avanti nella modernità e allo stesso tempo farlo con la naturalezza e l’immediatezza della musica che arriva dritta al cuore. L’equilibrio tra sperimentazione, avanguardia e orecchio risulta qui magistrale e l’ascolto dal vivo un piacere assoluto.

La capacità di Mahler di arrivare dritto al cuore dell’ascoltatore è proverbiale, tanto più qui, nei Kindertotenlider. Sarà il tema devastante della morte, le struggenti liriche tardoromantiche o sarà, soprattutto – secondo me – l’orchestrazione, la tessitura musicale, grandiosa e intensissima, a tratti dolorosa, ma il risultato è senz’altro un momento topico della produzione musicale dell’autore.

E infine Sostakovic con la Sinfonia n. 15, l’ultima grande scrittura del compositore russo, che racconta, compendia, raccoglie sentimenti, esperienze, tutta una vita di musica. Una sinfonia da definizione, in cui trovano spazio mille linguaggi e intensità differenti: l’enfatica grandiosità della pienezza come il sussurro della profonda intimità, l’ironia e il pathos, la leggerezza come la fuggevole intensità della vita. Una sinfonia profonda, la cui esecuzione – e la cui comprensione, nell’ascolto – richiede grande empatia.

Il concerto della Junge Deutsche Philharmonie è stato il trionfo della composizione orchestrale, della grande architettura musicale d’insieme del Novecento: l’estro e il pathos, l’asimmetria che non si trasforma in sperimentazione ma che rimane entro i limiti dell’ascoltabile (m perdonino gli specialisti). Celebrale e coinvolgente grazie ad un programma per maestri e ad una esecuzione sicura ed enfatica, calibrata nei diversi toni, capace sia di accenti discreti e sussurrati in cui l’interpretazione e l’anima sono state sapientemente inoculate nella partitura.

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