HomeRubricheLa rivoluzione dei diti medi – Io uccido…

La rivoluzione dei diti medi – Io uccido…

“La rugiada, quella mattina, aveva riempito di carezze i primi bagliori del giorno. Il sole timidamente si sollevava e iniziava a divertirsi colorando il cielo di una tenue speranza di primavera. La città si risvegliava intorpidita insieme alla natura e ritornava al suo movimento. Dalla finestra, osservavo in silenzio un punto fisso in cielo poggiando tutti i miei pensieri che sia ammassavano confusamente. Una lacrima valicò gli zigomi, poi presi coraggio e sulla scia delle mie stesse lacrime e della mia sferzante disperazione, guadagnai l’uscita di casa. Avevo perso la mia casa, avevo perso la mia azienda, avevo perso la mia vita. Lì, distesa su quel tavolo ormai da mesi, la mia condanna stampata in A4 firmata Equitalia.

In un frastuono crescente mai domo da mesi, quelle parole strabordanti invasero la mia anima, poi un gravame fitto di odio e follia precipitarono nel mio petto. Non potevo pagare tutto e subito. La crisi quando ti punta e ti prende, poggia velocemente le sue metastasi, avvampa tutti i tuoi sogni, tutti i tuoi progetti, ti consuma, ti logora, ti mette alla prova, ti chiede quanto sei disposto a lottare pur di sopravvivere e non mandare a puttane anni e anni di sacrifici. Avevo deciso di lottare. Poi quella lettera. Leggera, velenosa, secca.

Ben nascosta nella mia giacca, quella Glock 18, tanto sudata nell’averla, avrebbe a breve sparato i propri colpi. Forse per giustizia, forse per disperazione, forse per fermare quella depressione che mi stava consumando.

Il mio passo era nervoso ma deciso, mentre percorrevo le strade della città ripensavo a tutto quello che solo un anno prima condividevo felicemente con la mia famiglia, con i miei collaboratori. Erano ricordi che piuttosto che lenire, andavano ad alimentare quell’odio che si raccoglieva in se stesso e che avrebbe fatto di me un mostro, un cruento e crudele mostro a caccia di morte. L’ansia si schierava in truppe ben organizzate e risaliva sin dallo stomaco incontrando, nel petto, quel gravame di odio e disperazione, la ragione ne usciva sconfitta e crollava in un sentimento di rabbia.

Le lacrime ormai copiose erano straripate e destavano sospetto in chiunque incontrassi, incrociavo sguardi preoccupati e intimoriti. Raggiunsi la sede di Equitalia. All’ingresso, una grande porta in vetro rifletteva il mio volto segnato dalla fatica, dall’ambascia e dalla stanchezza di notti insonni mai risolte. In quel riflesso vidi un mostro.

Non ebbi tempo e lucidità, il mostro doveva togliersi quel peso, partì un colpo, uccisi.

Poi ne partì un altro, sulla mia tempia”.

Equitalia negli ultimi anni ha raddoppiato i suoi incassi colpendo lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli e piccolissimi imprenditori e liberi professionisti. Soprattutto a causa della sua lentezza amministrativa, ha applicato tassi di interesse molto elevati ricorrendo molto facilmente e con straordinaria leggerezza al pignoramento di beni, compresi gli immobili, a fronte di debiti relativamente modesti. Il più delle volte il debitore non è a conoscenza neanche di avere la casa ipotecata a causa di un debito inizialmente modesto. Una severità che pare non essere applicata con i partiti, grandi imprenditori e vip.

Oggi Equitalia pare aver aumentato la velocità delle azioni di forza per la riscossione dei pagamenti con procedure costose e onerose in termini anche di tempo (il ricorso deve essere presentato con bollo e atti giudiziari) e spesso poco chiare per come descritte nella cartella esattoriale stessa.

In alcuni comuni italiani si sta facendo largo la volontà di abbandonare Equitalia e il servizio fornito dalle sue sedi locali al fine di incorporarne le funzioni per una gestione più equa.

La rivoluzione dei diti medi, nel ricordo di coloro che si sono tolti la vita a causa della crisi, e di Equitalia.

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