HomeRubricheLa rivoluzione dei diti medi – Coincidenze

La rivoluzione dei diti medi – Coincidenze

Qualcuno può dire, gentilmente, ai grillini di Reggio Emilia che sono davvero degli inguaribili malpensanti?

Adesso ce l’hanno con Iren. Si proprio cosí, la povera Iren tanto discussa in queste ultime settimane. Dapprima i clienti incazzati per alcune bollette creative e poi gli azionisti per i mancati dividendi, ad iniziare, ovviamente, dai sindaci che, nella provincia reggiana, solo l’anno passato, incassarono cedole per 15 milioni di Euro e che quest’anno ne incasseranno poco piú di 2, disattendendo le previsioni, o le speranze, di incassare almeno 7 milioni. Così, la povera Iren, tanto mormorata, si è trovata a fronteggiare l’armata dei sindaci incazzati più che mai e che non hanno perso occasione per criticare il sistema delle retribuzioni che l’azienda adotta nei confronti dei suoi manager.

Critica assai ingiusta, suvvia! Un’azienda come Iren vuole bene ai suoi manager, gli vuole bene proprio tanto. I 16 componenti del consiglio di amministrazione e dei revisori dei conti dell’azienda hanno incassato, nel 2011, 2,3 milioni di euro. I quattro maggiori manager, degni, evidentemente, per capacità e abilità, alla corsa per la casa bianca, prendono dei veri e propri stipendi super. Il presidente, Roberto Bazzano 497 mila euro, l’amministratore delegato Roberto Garbato 477 mila euro, il direttore generale Andrea Viero 442 mila euro ed infine il povero sfigato vicepresidente, Luigi Giuseppe Villani, molte volte crocifisso in sala mensa come Fantozzi, che prende “solo” 145 mila euro. Poveracci.

Ma, purtroppo, le sfighe per Iren mica son finite qui. Ripeto, sfighe, o più elegantemente coincidenSe del cas(s)o.

Di recente, infatti, Iren si è trovata coinvolta nel caso Colacino, quest’ultimo a capo di una ditta di autotrasporti a cui era stata appaltata per conto di Iren e Transcoop la movimentazione dei rifiuti. E’ stata la stessa Iren, alla scadenza del contratto, a chiedere degli accertamenti sull’antimafia alla prefettura per Colacino.

Per la cronaca, l’interdittiva è arrivata proprio a poca distanza dagli incendi che hanno riguardato le automobili dello stesso Colacino. L’imprenditore pare abbia avuto legami con la ‘ndrangheta. Pare.

Ma, dicevo, quei rompipalle dei grillini hanno messo nel mirino un altro affare di Iren, quello inerente alla manutenzione della discarica di Poiatica, in provincia di Reggio Emilia. Un appalto triennale che vale circa un milione e mezzo di euro, assegnato alla ditta veneta RAMM grazie un ribasso d’asta del 35%. Che fenomeni.

La ditta RAMM é controllata dalla Rossato Fortunato SRL. Il presidente, Sandro Rossato, nel 2005 è finito dietro le sbarre con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito dei rifiuti e, nel 2006, ha ricevuto dal Gip di Reggio Calabria una ordinanza di custodia cautelare in carcere con accuse pesantissime: estorsione, corruzione, turbativa d’asta e truffa ai danni di enti pubblici e di imprese private. Ma dai? I Grillini si chiedono come siano stati fatti i controlli nell’assegnazione dell’appalto. Questa rubrica invece “scagiona” pienamente Iren, affermando pubblicamente che è stata solo una triste coincidenSa del cas(s)o.

Addirittura taluni malpensanti gettano sospetti anche sull’appalto da 265 mila euro che si è aggiudicato la ditta Tradeco Srl, un’azienda di Altamura, in provincia di Bari, di esperienza ventennale nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti. L’azienda opera in diversi comuni pugliesi, ad Imperia e, di recente, nel marzo 2012, è sbarcata in Emilia. L’appalto consiste nella gestione della raccolta differenziata dei rifiuti in venti comuni della provincia reggiana tra i quali: Albinea, Gattatico, Correggio, Canossa, Campegine e Viano. In questi paesi, la ditta si occuperà del servizio di recupero dei contenitori di vetro, latta, alluminio. Peccato peró che prima di vincere l’appalto, l’azienda pugliese è rimasta coinvolta in un’indagine avviata dalla procura di Bari e dalla Direzione distrettuale Antimafia . Nel mirino dell’indagine ci sono i presunti legami con la malavita organizzata.

Insomma tanti, troppi, malpensanti sulla nostra cara Iren. Per questa rubrica, questi episodi, sono solo sfortunati frutti del fato, tristi casualità, misteriose fatalità, insomma delle vere e proprie coincidenSe del cas(s)o.

Sorretti dal nostro proverbiale ottimismo, noi dei diti medi, siamo confidenti che Iren saprà far chiarezza innanzitutto sulle annose questioni degli appalti e che ritrovi buon senso nel regolare quelle retribuzioni davvero spropositate nei confronti dei propri manager, innanzitutto in segno di rispetto verso i contribuenti, molti dei quali fanno fatica ad arrivare a fine mese.

Se così non sarà, tale rubrica promette iniziative parecchio sorprendenti. Per usare un eufemismo.

E’ una minaccia? Sì.

La rivoluzione dei diti medi, in versione bolletta Iren, Reggio Emilia.

Nessun commento

Siamo spiacenti, il modulo di commento è chiuso in questo momento.