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Il Vangelo apocrifo: alla ricerca delle fonti

Mario Garretto

Il giovedì dell’Immacolata mi da l’occasione di fare un libero excursus sui Vangeli canonici e Apocrifi partendo dal presupposto che tutti i Vangeli sono opere tramandate, in origine, secondo la tradizione orale. Gli scritti nati successivamente sono ricostruzioni storiografiche approssimative, lacunose e spesso, in alcune parti, frutto di fantasia. Senza contare il dramma delle traduzioni.

Ma… in quell’angolo del mondo deve essere successo qualcosa che, forse, supera la nostra comprensione, e quindi, essendo io un cristiano, molto poco cattolico, invece di passare il mio tempo a criticare, cerco di vederci chiaro. E l’unico mezzo che ho per farlo è quello di indagare nei testi senza pregiudizi.

Luca nasce ad Antiochia. Medico di professione. Discepolo di Paolo. Non ha conosciuto Gesù e non è stato testimone dei fatti. Scrittore prolifico e molto dotato, ha lasciato una importante impronta nei libri del Nuovo testamento. Il Vangelo di Luca vuole essere un “Vangelo Unico”. La ricerca “accurata” dei fatti, come lui stesso dichiara di aver fatto, rivela la sua intenzione. Va dalla nascita alla risurrezione di Gesù per riordinare, correggere tramandi e scritti già in circolazione per sostituirli con il suo, più completo e accurato. Forse anche con degli eccessi di fantasia.

Negli anni successivi alla morte e resurrezione di Cristo apparvero una miriade di pseudo-Vangeli, frutto del tramando orale. I Vangeli sono quindi il risultato di memorie molto approssimative.  Prese così forma una tradizione letteraria più completa e più colta. Nacquero tanti Vangeli, alcuni simili, ma non uguali, a quelli che leggiamo oggi. Essi furono redatti per tramandare e anche per mettere ordine ad una tradizione orale che degradava sempre più nel passaggio di bocca in bocca e spesso diventava confusa nei fatti e nei tempi. Non c’è dato di conoscere quanti libri siano stati scritti, probabilmente perché sono talmente tanti che risulta impossibile contarli. Si osservano solo le differenze, a volte abissali, che vi sono nelle tante narrazioni arrivate fino a noi.

Ogni autore ha scritto un Vangelo secondo le sue capacità culturali e le sue specifiche conoscenze della storia, oppure, secondo i suoi interessi. In alcuni si notano i pesanti condizionamenti del retaggio religioso. Non ultimi i legami antropologici con le tradizioni. Ma non solo. Si può affermare che alcuni testi erano impostati come breviari (Marco), forse involontariamente, altri impostati come sommari (Giovanni), mentre altri, per le loro caratteristiche, gli autori avevano cercato, ambiziosamente, di impostarli come: “Vangeli Unici” (Matteo e Luca). In alcuni emergono eccessi di fantasia, in altri eccessi di ideologia, molto spesso, una pietosa ignoranza delle vicende associata all’incomprensione del messaggio di Cristo.

Oggi, ai lettori, voglio proporre la lettura dello stesso brano: Annuncio della nascita di Gesù, tratto dal libro Diatesaron – Il Romanzo del Cristianesimo da me scritto.

Luca 1 – 26,38 Annuncio della nascita di Gesù (Testo CEI)

Nel sesto mese della gravidanza di Elisabetta, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio a Nazaret, una città della Galilea, nella casa di una vergine, promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te. A queste parole Maria rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine.

Allora Maria disse all’angelo: Come è possibile? Non conosco uomo. Le rispose l’angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio. Allora Maria disse: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto. E l’angelo partì da lei.

Annuncio della nascita di Gesù. (Lc. 1-26,38; Mt. 1-18,25; Protovangelo di Giacomo il minore – Vangelo dello Pseudo Matteo – Vangelo dell’infanzia Armeno)

Quando giunse il sesto mese della gravidanza di Elisabetta, Dio, mandò l’Arcangelo Gabriele presso una città della Galilea chiamata Nazareth, dove abitava Maria, la vergine promessa sposa a Giuseppe, della casa di Davide.

Maria, quel giorno, era uscita di casa con una brocca circa all’ora sesta. Mentre andava ad attingere acqua al pozzo sentì una voce venire dal cielo che la chiamava:

“Salute a te o piena di grazia! Luce agli occhi del Signore. Il Signore è con te, benedetta fra tutte le donne”.

Nel sentire quella voce, Maria si guardò attorno, ma non vide da dove venisse. Si turbò nell’animo. Percorsa da un fremito di paura ritornò immediatamente a casa. Appoggiò la brocca e riprese a filare i tessuti per la tenda del Tempio seduta sul suo sgabello.

Nella quiete della sua casa l’Angelo del Signore, Gabriele, si manifestò davanti a lei e le disse:

“Salute a te, o piena di grazia, il Signore è con te. Non aver paura di me Maria, io sono Gabriele, messaggero del Signore che è nell’alto dei Cieli”.

Maria si turbò profondamente nell’animo. Lei sapeva in cuor suo che era giunto il tempo che si compisse la volontà di Dio.

“Salute a te Gabriele, a che debbo la tua visita. E’ forse giunto il tempo della chiamata del Signore?”.

“Si, Maria, questi sono i giorni in cui si compiono i disegni del Signore. Tu concepirai un figlio per opera della sua volontà!”.

Nel sentire queste parole Maria rimase molto turbata. L’angelo Gabriele le disse ancora:

“Non temere Maria di esaudire la volontà del Padre dei Cieli. Tu concepirai nel grembo e darai alla luce un figlio. Lo chiamerai Gesù. Egli sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Il Signore Dio gli darà il trono di Davide, e regnerà sulla casa di Giacobbe in Eterno. E il suo regno non avrà mai fine”.

Udendo le parole di Gabriele, ella rimase perplessa dentro di se e domandò di nuovo:

“Avrò un figlio per opera del Signore? Partorirò come partorisce ogni donna?”.

Rispose Gabriele, l’inviato del Signore. “Non cosi Maria. Verrai avvolta dalla potenza del Signore, e l’essere che nascerà da te sarà chiamato figlio dell’Altissimo. Egli viene per riportare gli uomini sulla strada della salvezza dai peccati”.

Per Maria le parole dell’angelo Gabriele erano difficili da comprendere e quindi chiese ancora: “Come avverrà che io rimanga incinta? Non conosco uomo!”. L’angelo le rispose:

“Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti avvolgerà con la sua ombra. Sarai circondata dalla potenza del Signore. Il figlio che nascerà da te, anch’esso sacro, sarà chiamato Santo, Figlio di Dio, l’Altissimo, e tutto il mondo conoscerà questo. Elisabetta, tua parente, ha concepito un figlio nella sua vecchiaia. Lei, che era ritenuta sterile, è al sesto mese della sua gravidanza. Nessuna cosa è impossibile a Dio”.

Maria era sempre più turbata e si rendeva conto di cosa l’aspettasse. Allora disse queste parole:

“Io sono la serva del Signore e mi inchino alla sua volontà; si faccia di me come hai detto tu, anche se a me sembra cosa straordinaria. I prodigi di cui tu parli sono meravigliosi a raccontarsi ma inverosimili nella vita”. Gabriele le rispose:

“Perché ti turbi così tanto? E perché trema il tuo animo? Ricordati di Mosè, di Abramo, di Giacobbe, e di tanti profeti ai quali Dio ha manifestato la sua volontà”.

Queste parole suonarono alle orecchie di Maria come un biasimo alla sua incredulità, chinò il capo e disse:

“Che avvenga dunque secondo la tua parola e secondo la volontà dell’Altissimo”.

L’angelo Gabriele, così come le era apparso, svanì, e lei, Maria, finì di lavorare la porpora e lo scarlatto. Animata da una forza nuova, li portò al Tempio.

Venne accolta dal Sommo Sacerdote Zaccaria. Questi vedendo la bellezza del suo lavoro e la radiosità del suo sorriso, la benedisse, poi in estasi le disse queste parole profetiche:

“Maria, il Signore Iddio ha glorificato il tuo nome davanti a se stesso e tu sarai benedetta da tutte le generazioni della terra. Da te verrà la salvezza di tutto il mondo. Il Signore glorificherà il tuo santo nome come Madre dell’umanità”.

Era il giorno quindici di Nisàn, il sesto giorno del mese di Aprile. Mercoledì alla terza ora iniziò la gravidanza di Maria. Ed ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo.

Essendo sua madre Maria, fidanzata a Giuseppe, prima di iniziare la convivenza del matrimonio si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo.

Giuseppe, suo promesso sposo, era un uomo giusto e non voleva denunciarla per non umiliarla davanti al popolo, pensò quindi di licenziarla in segreto e rinunciare al matrimonio.

Mentre pensava a queste cose e non aveva ancora deciso cosa doveva fare, gli apparve in sogno un Angelo del Signore che gli disse: “Giuseppe, Giuseppe, figlio di Davide. Non aver timore di prendere Maria in sposa, perché quel che nascerà da lei è opera dello Spirito Santo. Darà alla luce un figlio e gli porrai nome Gesù. Egli infatti salverà gli uomini dai loro peccati. Questa è la volontà dell’Altissimo!”.

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

“La vergine concepirà e partorirà un figlio e gli si darà il nome di Emmanuele: Dio con noi”.

Destatosi, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé nella sua casa Maria come sposa; e non la conobbe finche diede alla luce il figlio; al quale pose nome Gesù.

Commento. Tutta la teologia religiosa si trova davanti ad una situazione difficile da interpretare, se non altro perché si narra di un intervento diretto di Dio nella vita di noi umani. Nell’analisi spirituale sono tre gli elementi che emergono nell’immediato. Il primo è che tutti coloro che partecipano ad eventi divini sono esseri dall’animo puro atti a ricevere Dio per partecipare alla realizzazione dei suoi disegni. Il secondo è che la famiglia si fonda sull’amore fra un uomo e una donna e che i figli sono di chi li alleva ed educa. Il terzo è che i legami nello spirito sono di gran lunga superiori ai legami di sangue. Sulla terra siamo figli di una donna per la carne, ma per principio siamo figli di Dio nello Spirito. Emergono inoltre fatti di cui nessuno parla, per esempio che Maria si trova incinta e non è sposata, un grave reato per le leggi religiose giudaiche, passabile di lapidazione dei due. Allora si può dire che l’istituzione del matrimonio sia la legalizzazione davanti alla comunità di un atto che ha già avuto davanti a Dio il suo suggello nell’amore nato fra l’uomo e la donna a patto che Verità e Libertà si incontrino. Maria non è supina davanti all’Angelo, chiede, si informa, discute ragionevolmente con lui perché prima di tutto è una donna libera e padrona della sua libertà. Quando acconsente di partecipare al disegno divino lo fa perché ha capito di essere parte di un evento che lei condivide. Poteva rifiutare? Teoricamente sì, se non fosse stato quello lo scopo della sua vita, e che era nata per quella missione. La Libertà di Maria al servizio della Verità del Signore. Il Cristianesimo è innanzi tutto un partecipare, con i propri talenti, ai disegni divini, liberamente, con coscienza, con le proprie specificità. La vera ricchezza, per l’umanità, sta nella diversità dei nostri talenti, non nell’eguaglianza. Una diversità che si manifesta per disegno divino, ma purtroppo essa non viene amministrata dagli uomini con amore per la Verità.

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