Perché non dobbiamo avere paura degli Ogm

Roberto Fieschi

Tempo fa ho scritto qualcosa sugli Organismi Geneticamente Modificati (OGM), limitandomi a inquadrare il problema; spero di aver chiarito che, in agricoltura e nell’allevamento, già i metodi tradizionali, impiegati da migliaia di anni, inducevano o sfruttavano modifiche del patrimonio genetico, o genoma (*) ,senza che questo suscitasse allarme. Oggi invece l’allarme è diffuso a proposito degli OGM, ossia di organismi il cui patrimonio genetico è modificato in laboratorio grazie alle tecniche dell’ingegneria genetica. La percezione che il naturale è sicuro – percezione fallace – in contrapposizione all’artificiale realizzato dall’uomo, sta forse alla base di questa aprioristica diffidenza. Ora cerchiamo di vedere qualcosa di più sui vantaggi dagli OGM e sulle prospettive aperte. Gli OGM vengono ottenuti attraverso l’uso di tecniche che permettono di inserire, all’interno del genoma di un organismo, frammenti di DNA provenienti anche da altri organismi.

Immagine al microscopio elettronico a scansione di E.coli, il primo batterio modificato tramite tecniche di ingegneria genetica

Il primo OGM moderno fu ottenuto nel 1973; clonando un gene di rana all’interno del batterio Escherichia coli, si dimostò che era possibile trasferire materiale genetico da un organismo a un altro, abbattendo di fatto non solo le barriere fra le specie, ma anche – addirittura – , tra regni diversi. Pochi anni dopo furono prodotte, attraverso E. coli, importanti proteine umane: la somatostatina (1977) e l’insulina (1978), il farmaco biotecnologico più noto (2). Questo semplicemente inserendo, all’interno del genoma di E.coli, i geni umani che codificavano per tali proteine.

La stragrande maggioranza di insulina attualmente utilizzata nel mondo è ora ottenuta in tal modo. Fino agli inizi degli anni 1980, 20 milioni di diabetici in tutto il mondo potevano accedere solamente all’insulina animale, prodotta da organi (pancreas) bovini e suini attraverso processi dispendiosi; l’insulina ottenuta con le tecniche dell’ingegneria genetica è chimicamente identica all’insulina umana e più sicura di quella ricavata dagli animali. La commercializzazione dell’insulina ha segnato un cambiamento epocale per l’industria del farmaco.
Le piante GM sono state ottenute per la prima volta nel 1979. La prima coltivazione a scopo commerciale di una pianta GM è avvenuta in Cina nel 1988 (Perché gli OGM, Palombi Editori, 2011).

Ogm vegetali nel mondo

Gli OGM attualmente sviluppati, autorizzati e commercializzati sono piante, (mais, soia, colza e cotone), modificate geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno le piante non trattate.  I primi prodotti sono stati piante resistenti ai diserbanti e agli agenti patogeni che infestano i raccolti. Oggi la resistenza ai diserbanti è la caratteristica principale delle coltivazioni OGM (70%), seguita dalla resistenza a insetti patogeni (20%). Ad esempio, è stato creato un mais a cui sono stati aggiunti i geni di un batterio utilizzato come pesticida; le piante di mais OGM di tipo Bt – così chiamato perché è stato inserito nel suo genoma un gene del Bacillus turingensis, un batterio del suolo – presenta tre vantaggi rispetto al mais tradizionale: non richiede l’uso di pesticidi, è meno inquinato da un fungo patogeno, ha una resa superiore a quella del mais tradizionale. Secondo dati del 2011 circa il 30% del mais prodotto nel mondo è OGM. E’ stato prodotto un riso che contiene quantità notevoli di provitamina A; questo potrebbe risolvere il grave problema sanitario di avitaminosi che affligge molte zone dell’Asia Sudorientale. E poi una colza che resiste ai pesticidi, e molto altro ancora.

In Italia, ad oggi, nessuna di queste piante geneticamente modificate viene coltivata a fini commerciali, anche se è consentita la commercializzazione dei loro prodotti nel rispetto delle regole di etichettatura. Le piante prodotte con queste tecniche sono brevettate cioè possono essere prodotte solo da chi ne detiene il brevetto. Tre multinazionali producono la maggior parte dei semi geneticamente modificati: Monsanto, Du Pont-Pioner, Syngenta (Svizzera).

I laboratori di ricerca sparsi nel mondo stanno per portare in produzione piante con migliori caratteristiche nutrizionali: agenti antiossidanti, maggiore contenuto di minerali essenziali, contenuto di sostanze che proteggono dalle malattie cardiovascolari, eccetera.
Gli scopi principali della transgenesi animale sono: produzione di biomedicine. modelli per la ricerca su malattie umane, xenotrapianti (cioè trapianti tra organismi appartenenti a specie diverse), miglioramento delle produzioni animali.

I punti maggiormente controversi in relazione all’uso degli OGM in ambito agroalimentare riguardano i potenziali rischi per l’ambiente o per la salute umana (specialmente allergie) e animale, la possibilità di coesistenza tra colture OGM e non-OGM e l’impatto economico-sociale della loro introduzione in aree rurali, soprattutto in paesi in via di sviluppo. In molti Paesi esistono norme che regolano il settore OGM per garantire la sicurezza dell’ambiente, della salute umana, e di quella animale. I principi legislativi sono contenuti all’interno del Protocollo di Cartagena. Un OGM o un suo prodotto derivato può essere immesso sul mercato europeo solo dopo che sia stato autorizzato sulla base di una procedura complessa, che comprende una valutazione del rischio per la salute umana e per l’ambiente. Centinaia di milioni di persone si nutrono da anni di alimenti che sono almeno in parte OGM; fino ad ora nessun effetto sulla salute umana è stato rilevato.
In Italia, secondo la Coldiretti , sono contrari agli OGM 7 persone su 10, tuttavia una ricerca più recente condotta da ISPO (Mannheimer) trova che il 52% acquisterebbe prodotti OGM. In rete ho trovato una dichiarazione che ben dipinge l’atteggiamento di chi è contrario agli OGM: “Credo che per vivere bene sia importante attenersi a quelle che sono le leggi della Natura e rispettarle, vivere in armonia ad esse. Il problema è che l’uomo troppo spesso si pone al di sopra di essa scordandosi che invece ne è parte integrante.” Un atteggiamento del genere non ha fondamento.
Notiamo, per inciso, che il problema della tossicità esiste anche per i prodotti non OGM, che spesso sono meno controllati, nell’illusione, forse, di una Natura benigna. Le piante, nel corso dell’evoluzione, hanno sviluppato una serie di composti chimici che permettono loro i difendersi dall’attacco di virus, batteri, insetti. Molti di questi composti sono tossici per l’uomo, ma in genere la quantità contenuta è modesta e non pericolosa. Nell’analisi dei prodotti OGM la concentrazione di questi prodotti tossici viene misurata, mentre lo stesso in genere non accade per i prodotti naturali. La Fao e l’Oms affermano che non si è in grado di garantire l’assenza di pericolosità a lungo termine di nessun alimento naturale. Quanta informazione serve per produrre la paura? La paura è molto più facile da infondere della fiducia. Si pensi alle reazioni suscitate dall’allarme sulla relazione fra vaccinazioni e autismo. Anche l’ignoranza può favorire la paura: una indagine del 2003 rivela che il 38% degli intervistati ritiene che i comuni pomodori non contengano geni, e il 45% che gli animali geneticamente modificati sono sempre più grandi di quelli comuni!

(1) Il genoma è l’insieme dei geni di un organismo vivente. Il gene è l’unità ereditaria fondamentale degli organismi viventi; i geni sono contenuti e organizzati all’interno dei cromosomi, presenti in tutte le cellule di un organismo; sono, in sostanza, segmenti più o meno lunghi di DNA

(2) L’insulina è un ormone che permette il metabolismo del glucosio; nei mammiferi, l’insulina e sintetizzata dal pancreas.

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