Omeopatia

Qualche settimana fa ho letto che all’Università di Pisa e a quella di Urbino partirà un Master sull’omeopatia e che un analogo Master è già in corso all’Università di Bergamo. L’iniziativa toscana ha incontrato la critica di alcuni scienziati i quali ritengono
che l’omeopatia, al pari delle altre cosiddette medicine alternative (dette anche medicine complementari), non sia efficace come terapia, al di là di un possibile effetto placebo.
In letteratura esistono molti dati e molte discussioni sull’efficacia delle cure omeopatiche; Le conclusioni non sono univoche, anche se prevalgono largamente le valutazioni negative.
Il problema non può essere risolto con un’alzata di spalle, come si farebbe per molte altre medicine alternative, come la Medicina Ayurvedica o la Floriterapia, o l’Iridologia, se non altro perché l’omeopatia è molto diffusa: in Italia 12000 medici praticano questa disciplina, milioni di persone si giovano di cure omeopatiche e la spesa annua per i “medicamenti” è valutata in oltre 300 milioni; 25000 sono i prodotti omeopatici in commercio, 24 milioni le confezioni vendute.
Inoltre alcune Regioni rimborsano le spese per i farmaci, gravando sul bilancio della Sanità pubblica, quindi sulle tasse dei contribuenti. Dal 1996 la Regione Toscana ha avviato l’integrazione delle medicine complementari nel sistema sanitario; con una legge 2007 ha riconosciuto omeopatia, agopuntura e fitoterapia come parte del Servizio sanitario regionale.
Anche nel Regno Unito, dove esiste la Facoltà di omeopatia, il servizio sanitario nazionale rimborsa queste spese, circa 4 milioni di sterline all’anno; oggi però pare che il governo ci stia ripensando.
Più in generale, l’utilizzo delle medicine non convenzionali – MnC, secondo la definizione europea – da parte della popolazione mondiale è in continuo aumento. In Belgio oltre metà della popolazione ricorre a cure omeopatiche, in Francia nel 1992 vi ricorreva il 36%.
La questione può essere esaminata partendo da due punti di vista: 1 – i fondamenti scientifici della “terapia”; 2 – la sua efficacia, misurata dall’evidenza medica corredata da analisi statistiche accurate.

I fondamenti scientifici

Sul primo punto la risposta è semplice: non esistono fondamenti scientifici che possano spiegarne l’efficacia.
L’omeopatia si basa sulla teoria sviluppata oltre duecento anni fa dal medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843), persona onesta, intelligente e coltissima, giustamente critico verso le pratiche mediche convenzionali dell’epoca.

Christian Friedrich Samuel Hahnemann

Christian Friedrich Samuel Hahnemann

Ma, alle diluizioni prescritte, nel liquido (acqua) non resta praticamente nulla del principio attivo; il farmaco omeopatico è letteralmente indistinguibile dall’acqua pura, dunque non è spiegabile come esso possa avere poteri terapeutici. Da un punto di vista scientifico, dunque è impossibile spiegare come un preparato privo di qualunque principio attivo possa produrre risultati su una patologia clinica, se non un effetto placebo (°).Si pensi che i medici di allora avevano curato il Sacro Romano Imperatore Leopoldo d’Austria praticandogli quattro salassi nelle 24 ore precedenti la sua morte (1792); qualcosa di molto simile capiterà sette anni dopo a George Washington. Hahnemann si rifiutò sempre di applicare ai suoi pazienti quella che era considerata una procedura medica essenziale, prendendosi anche l’accusa di assassino dal medico di corte.
Sperimentando soprattutto su sé stesso varie sostanze, Hahnemann si convinse della validità del principio:similia similibus curantur: per curare una malattia si deve assumere in bassissime dosi, ossia alle appropriate diluizioni, una sostanza che, generalmente, provoca nell’organismo gli stessi sintomi che si vogliono eliminare. Affinché il processo sia efficace, il liquido diluente (acqua) deve essere agitato (“concussa”) a ogni diluizione; la combinazione di diluizione e scuotimento è nota come “dinamizzazione”.

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Ma, alle diluizioni prescritte, nel liquido (acqua) non resta praticamente nulla del principio attivo; il farmaco omeopatico è letteralmente indistinguibile dall’acqua pura, dunque non è spiegabile come esso possa avere poteri terapeutici. Da un punto di vista scientifico, dunque è impossibile spiegare come un preparato privo di qualunque principio attivo possa produrre risultati su una patologia clinica, se non un effetto placebo (°).

La memoria dell’acqua

Un tentativo di spiegazione fu avanzato nel 1988 dal medico francese Jacques Benveniste, secondo il quale l’acqua mantiene una “impronta” delle sostanze che sono state precedentemente sciolte in essa, anche quando queste sono state eliminate per successive diluizioni (memoria dell’acqua) .

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La ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista “Nature” da Benveniste suscitò clamore anche al di fuori dell’ambiente scientifico perché avrebbe fornito le basi teoriche all’omeopatia.
Essa tuttavia risultò falsa all’esame accurato di una commissione nominata dalla stessa rivista che aveva pubblicato l’articolo. Ci sono anche elementi per sostenere che la “memoria dell’acqua” è frutto di un piano architettato e finanziato dall’industria omeopatica per guadagnare una patente di scientificità ai propri prodotti,
Nessuno studio successivo riuscì mai a riprodurre risultati apprezzabili. Il concetto di memoria dell’acqua è quindi oggi considerato pseudoscientifico e privo di fondamento;: al contrario, gli scienziati del Max Planck Institute for Polymer Research di Mainz e del Fom Institute Amolf di Amsterdam hanno mostrato che le molecole di acqua liquida perdono memoria della loro struttura precedente in poco più di 10 -12 secondi (un picosecondo).

Diffusione dell’omeopatia

Si deve comunque dare atto ad Hahnemann di avere, con le sue teorie, comunque le si giudichino oggi, protetto i suoi pazienti da pratiche mediche inefficaci e spesso nocive. L’omeopatia si diffuse rapidamente in Europa nella prima metà del XIX secolo, quando ancora non si conosceva né l’esistenza dei batteri, né l’importanza della disinfezione, né la vaccinazione; allora l’energia vitale e le fortissime diluizioni non suonavano strane quanto oggi; essa è stata sostenuta anche da credenze olistiche, basate sull’idea che il corpo si sappia curare da sé.
Una delle cause del successo delle cure omeopatiche quasi certamente sta nel rapporto tra il medico e il paziente. L’omeopata – diversamente dalla maggior parte dei medici – si interessa con calma di molti aspetti della vita del paziente, condizioni psicologiche, alimentazione, eccetera, creando uno stato di empatia e di fiducia. Ciò probabilmente rafforza l’effetto placebo.

Più avanti nel tempo, con la trasformazione dalla medicina ufficiale da inefficace e pericolosa a scientifica e sempre più efficace, l’omeopatia ha seguito una parabola discendente, con l’eccezione di un revival nella Germania dopo il 1925, e più ancora in seguito, perché sostenuta dalle autorità naziste. Essa è tuttora abbastanza diffusa e gode di ampie simpatie.
A questo punto il discorso potrebbe considerarsi chiuso: se accettiamo il principio di causalità, non si vede come in assenza di una causa – il principio attivo nel medicamento – si possa avere un effetto sulla salute del paziente. Una considerazione simile si potrebbe fare sull’astrologia; in assenza di una causa (l’influenza degli astri non esiste) non si possono avere sulle vicenda umane gli effetti sintetizzati negli oroscopi. Non avrebbe alcun senso quindi una indagine per appurare se tali effetti esistano realmente.
Tuttavia, data l’importanza dell’omeopatia, molte indagini di questo tipo sono state condotte anche in tempi recenti.

Efficacia delle cure omeopatiche

Ora veniamo al secondo aspetto, l’esame dei risultati delle cure omeopatiche. E’ chiaro che, anche se i fondamenti scientifici non esistono, se si dimostrasse che l’omeopatia è una cura efficace per alcune malattie, anche per una sola, anche i più scettici dovrebbero accettare il fatto e gli interventi pubblici sarebbero pienamente giustificati.
In casi come questo, la risposta non può venire da singoli pazienti che dichiarano il successo o il fallimento della cura. Ricordiamo a questo proposito il
motto dell’astronomo Carl Edward Sagan: “Fenomeni straordinari richiedono sempre prove straordinarie”.

Carl Edward Sagan (New York, 1934–Seattle, 1996)

Carl Edward Sagan (New York, 1934–Seattle, 1996)

Esistono molti studi sulla eventuale efficacia delle cure omeopatiche. I trial clinici affidabili son quelli randomizzati in doppio cieco controllati con placebo ; sono gli stessi trial impiegati per analizzare l’impatto di qualsiasi terapia.
Un programma di ricerca senza precedenti per l’ampiezza fu avviato nel 1937 dalle stesse autorità mediche della Germania, favorevoli all’omeopatia, e durò due anni. “Da questi test – ha affermato nel 1995 il Dottor Fritz Donner, che ha preso visione dei documenti originali – non è emerso niente di positivo”.
Molte delle ricerche sono state condotte con scarso rigore, con randomizzazione inadeguata, su pochi soggetti, senza un gruppo di controllo. Così esse non possono fornire risposte convincenti.
Nel 1997 una equipe internazionale prese in esame tutti i trial disponibili conducendo su di essi una meta-analisi. Ossia l’analisi critica delle varie analisi.
I risultati vennero pubblicati nel 1999: “I nostri risultati non sono compatibili con l’ipotesi che gli effetti clinici dell’omeopatia siano dovuti esclusivamente all’affetto placebo”! Tuttavia due anni dopo, di fronte alle critiche argomentate al loro lavoro, i ricercatori ammisero di aver probabilmente sovrastimato gli effetti dei trattamenti omeopatici.
Nel 2003 un gruppo di ricercatori molto qualificati di Berna intraprese una nuova meta-analisi, concludendo che l’omeopatia era solo marginalmente più efficace del placebo.
Sono stati condotti trial anche su animali, nel 2003 dall’Istituto svedese di veterinaria sulla diarrea dei vitelli, e, in seguito, dall’Università di Cambridge sulla mastite delle vacche: l’omeopatia non è risultata efficace.
Nel marzo di quest’anno il Medical Research Council australiano ha pubblicato i risultati di una meta-analisi condotta su 225 ricerche sull’effetto dei trattamenti omeopatici, incluse quelle presentate da associazioni pro-omeopatia; le conclusioni sono che questo tipo di cura non ha altri effetti se non quelli legati alla suggestione.
Sul sito del Ministero della salute britannico si legge che “non ci sono prove di buona qualità che l’omeopatia sia un trattamento efficace per alcuna malattia”; Nel 2010 una commissione dalla Camera dei Comuni ha ribadito che l’omeopatia non funziona più di un placebo.

Concludendo

Se il quadro descritto è attendibile, come io credo, mi pare che si presentino tre possibilità.
1 – I “veri credenti” ignorano i risultati negativi delle indagini sull’efficacia delle cure omeopatiche, o ad essi non credono, o forse addirittura pensano a complotti orditi dalle case farmaceutiche; di conseguenza continuano a ricorrere con fiducia agli omeopati. La fede smuove le montagne (Mt 17,14-20).
2 – I razionalisti, intransigenti paladini del valore della scienza, si oppongono a ogni tipo di riconoscimento o di accettazione di terapie illusorie, che non hanno né fondamento scientifico, né conferma di efficacia terapeutica; di conseguenza sono critici verso l’accettazione di queste terapie nel quadro della Sanità pubblica e verso l’istituzione di Master sull’omeopatia.
3 – Un atteggiamento più morbido: pur ritenendo che le cure omeopatiche non abbiano una efficacia superiore alla somministrazione di placebo, e che questo debba essere dichiarato pubblicamente ed esplicitamente, si accetta che esse siano accolte dalla Sanità pubblica, e questo per due ragioni: a) i divieti, le imposizioni suscitano reazioni di rigetto anche se sono pienamente giustificabili: anche gli oroscopi non hanno fondamento scientifico e non danno indicazioni attendibili , tuttavia sarebbe insensato proibirne la diffusione; b) le persone che vi ricorrono evitano farmaci inutili (tendenza molto diffusa), il cui acquisto graverebbe comunque sui bilanci della Sanità.
Ricordiamo che l’omeopatia in sé non fa danno. Il danno nasce dalla sostituzione terapeutica, ossia quando si interviene su un trattamento in atto per sostituirlo con cure omeopatiche, o quando addirittura si rifiuta l’intervento terapeutico prescritto dal medico, in favore dell’intervento omeopatico. Si pensi che in India questi preparati sono stati usati per la cura del cancro e dell’Aids e in Africa contro la malaria; nel 2008 in Italia una ragazza diabetica è morta perché le dosi di insulina, necessarie per la sua sopravvivenza, erano state sostituite da prodotti erboristici e omeopatici. Ma credo che queste situazioni siano rare.

PS: recentemente mia figlia mi ha detto che il trattamento omeopatico ha alleviato certi suoi disturbi; una mia nipote tende a credere all’efficacia delle “medicine alternative”, ma le voglio bene lo stesso.

(°) Un placebo è un preparato che simula un farmaco, ma che non contiene alcun principio attivo; è costituito solo da sostanze innocue come zucchero o amido. Viene impiegato soprattutto per valutare l’efficacia di un farmaco.

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2 Responses to Omeopatia

  1. Avatar
    anna chiara 7 Gennaio 2016 at 20:14

    Bell’articolo, nonnaccio! Anche se non credo che l’attenzione del medico ai diversi aspetti della vita del paziente aumenti semplicemente l’effetto placebo, mi sembra più un altro fattore terapeutico.
    AC

  2. Avatar
    Fieschi 18 Gennaio 2016 at 16:08

    Grazie, niotina. Ma che differenza c’è tra effetto placebo e fattore terapeutico? E cosa ne pensa l’altra nipotaccia?