No panic

Le analisi disponibili mostrano che la percezione individuale del rischio spesso non corrisponde all’entità reale del rischio, valutata dagli esperti sulla base dei dati reali; la percezione quindi non riflette cosa effettivamente dobbiamo temere.

Il caso dei vaccini ne è la dimostrazione e alcune reazioni ingiustificate al rischio associato al Nuovo Coronavirus COVID-19 ne sono la conferma.
Alcuni esempi:
I morti di influenza (media annuale 2017) sono stati quasi due al giorno, ma quattro al giorno in media nei mesi di punta, novembre-febbraio.
Oltre 600 persone al giorno muoiono per malattie del sistema cardiocircolatorio e quasi 500 per tumori.
Oltre 10 persone muoiono ogni giorno in incidenti stradali; i morti su lavoro sono 3 al giorno.
 Anche il numero di incidenti domestici è elevato; secondo i dati forniti dall’Istituto per la prevenzione e sicurezza del lavoro, ogni anno circa 4,5 milioni di incidenti avvengono tra le pareti di casa, di cui 8.000 mortali.

La percezione del rischio e il rischio reale. La scienza e le statistiche aiutano a sfatare alcuni miti mediatici

Situazioni come quelle indicate non suscitano il panico o una percezione di rischio adeguata.
In rete si trovano indicazioni attendibili che inquadrano il rischio associato al Nuovo Coronavirus nelle sue giuste proporzioni. Alcuni esempi.
Come altre malattie respiratorie, l’infezione da nuovo coronavirus può causare sintomi lievi come raffreddore, mal di gola, tosse e febbre, oppure sintomi più severi quali polmonite e difficoltà respiratorie. Raramente può essere fatale.

Alcune persone si infettano ma non sviluppano sintomi né malessere.
La maggior parte delle persone (circa l’80%) guarisce dalla malattia senza bisogno di cure speciali. Circa 1 persona su 6 con COVID-19 si ammala gravemente e sviluppa difficoltà respiratorie. Maria Rita Gismondo, direttore responsabile del laboratorio dell’ospedale Sacco di Milano, cita i numeri dei decessi dovuti all’influenza per dimostrare che non è in atto una pandemia. Quello che sappiamo è che circa l’80% dei contagiati (ma forse di più) presenta sintomi lievissimi, paragonabili all’influenza, e che il conteggio attuale del tasso di letalità (ma una stima migliore potrà arrivare solo alla fine) indica che potrebbe aggirarsi intorno al 3%.

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Un invito a reagire con buon senso e a evitare il panico non significa però che non si debbano prendere gli opportuni provvedimenti per evitare l’estendersi dell’infezione.

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