Migrazioni

Le imponenti migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente, con il loro impressionante corredo di morti e di pene infinite, preoccupano politici ed economisti e angosciano la maggior parte della gente comune; non tutta, purtroppo, in molti suscitano diffidenze e ostilità.

Può valer la pena di dare uno sguardo retrospettivo per meglio inquadrare il fenomeno che, come sappiamo, non è nuovo nella lunga storia dell’umanità.

E’ indubbio che la più importante migrazione fu quella che avvenne molte decine di migliaia di anni fa (Paleolitico Medio, Tardo Pleistocene), quando l’Homo Sapiens era presente solo in alcune regioni dell’Africa: secondo i paleoantropolologi l’origine di tutti gli attuali abitanti della Terra, Africa esclusa, sta nella migrazione dall’Africa del Nord Est di un piccolo nucleo di persone; queste si moltiplicarono e gradualmente si diffusero nell’Asia, nell’Australia, poi in Europa e, infine nelle Americhe, sostituendo gli ominidi che già popolavano queste regioni e, più tardi, anche l’Uomo di Neanderthal.

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Migrazioni dell’Homo Sapiens dall’Africa. Le cifre indicano quanti anni fa hanno avuto luogo

I 100000 anni della prima migrazione dall’Africa probabilmente sono sopravvalutati. La ricostruzione dei periodi in cui le varie migrazioni sono avvenute si basa anche sullo studio del DNA mitocondriale. Della nostra conune discendenza africana dovrebbero tener conto gli ultras razzisti (“Il ministro Kyenge torni nella giungla”) e il vicepresidente del Senato che ha insultato Cécyle Kyenge paragonandola a un orango (http://espresso.repubblica.it/palazzo/2013/08/19/news/kyenge-cento-giorni-di-insulti-1.57931). Lo spostamento di masse consistenti di popolazione ha segnato la vicenda umana anche in epoca storica. Quando la migrazione interessa persone costrette ad abbandonare la loro terra in seguito a guerre o per sfuggire a regimi politici oppressivi, si parla di “profughi”.

Leggiamo da Lucio Anneo Seneca, (Cordoba, 4 a.C.–Roma ,65 d.C.) :
Nella storia antica molti popoli lasciarono la propria patria e cambiarono dimora. Tra questi troviamo molte colonie greche che oggi sono in Asia. …. I Tiri oggi abitano l’Africa, i Punici la Spagna, e i Greci si insediarono anche in Gallia. Le tempeste e le onde fecero affondare molti inesperti che si dirigevano verso luoghi ignoti. …. Vari furono i motivi per i quali gli abitanti si allontanarono dalle proprie terre: la rovina della patria mosse alcuni, le guerre civili altri, una epidemia scacciò altri, la fama di una terra feconda attirò altri ancora.

Gli Indoeuropei dall’altopiano iranico e dall’Anatolia iniziarono nel II millennio avanti Cristo imponenti migrazioni . Tra i protagonisti di queste migrazioni vi furono anche i Micenei, gli antenati dei Greci che giunsero da nord nella Penisola Balcanica intorno al 1900 a.C. e vi si insediarono (probabilmente i Micenei sono da identificare con gli Achei di cui si parla nell’Iliade, e forse essi furono tra i cosiddetti Popoli del mare). Dopo il 1100 a.C. in Grecia penetrarono nuove genti indoeuropee, a cominciare dai Dori, seguiti poi da Ioni ed Eoli, tanto per fare qualche esempio.

La diaspora ebraica iniziò probabilmente intorno all’VIII-VI secolo a.C.;. molte comunità ebraiche nel IV d.C. si stabilirono poi in varie zone del Medio Oriente, in Spagna, Cina India; dopo la conquista romana della Palestina, la soppressione della rivolta ebraica nel 70 d.C. e della rivolta di Bar Kokhba, nel 135 d.C., contribuirono all’espansione della diaspora; le fonti parlano di 600000 morti e di decine di migliaia di Ebrei venduti come schiavi. Con la nascita dello stato di Israele il fenomeno in parte si invertì. Le invasioni barbariche, dal 160 d.C.,costituirono un periodo ininterrotto di scorrerie all’interno dei confini dell’Impero Romano, condotte da genti appartenenti alle popolazioni che gravitavano lungo le frontiere settentrionali, a partire dalla seconda metà del IV secolo si trasformarono da semplici scorrerie in vere e proprie migrazioni di intere popolazioni, che da nomadi divennero stanziali. Il fenomeno si conclude con la formazione dei Regni latino-germanici e e l’entrata dell’Europa nel Medioevo.

Gli Europei cominciarono a migrare verso il continente americano a a partire dal XVI secolo, dopo le grandi scoperte geografiche. Ma i flussi migratori più imponenti sono avvenuti nel corso del XIX secolo. Un esempio di flusso migratorio che ha coinvolto culture eterogenee è stato quello che ha portato milioni di cinesi in Malaysia dove attualmente rappresentano quasi la metà della popolazione residente. Le ondate dell’emigrazione cinese sono avvenute in tutta la storia; l’’emigrazione di massa, che si verificò dal XIX secolo al 1949, fu causata principalmente da guerre e carestia. Infine, tra il 1990 e il 2005 circa 80 milioni di persone si sono spostate da una provincia all’altra della Cina. Un esempio di flusso migratorio all’interno di un medesimo universo culturale si è verificato nel periodo compreso fra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento quando 50 milioni di europei si trasferirono nel Nord America e nell’America Latina. Questo enorme movimento migratorio iniziò in Irlanda dove una terribile carestia causata dalla Peronospora, un fungo parassita della patata, distrusse la principale fonte di nutrimento di quel Paese: 250.000 residenti (altri dicono un milione) morirono di fame e un milione fu costretto ad emigrare. Al gruppo etnico irlandese seguì quello germanico, e poi di popolazioni dall’Europa meridionale, anch’esse costrette a lottare con un’agricoltura in crisi. Dal 1819 al 1855 entrano negli Stati Uniti 4,5 milioni di immigrati, di cui 3,9 milioni di Europei, prevalentemente provenienti dalla Gran Bretagna e dall’Irlanda e, in misura minore, dalla Germania e da altri paesi . Nella seconda metà del secolo l’emigrazione europea assume dimensioni imponenti. In questo periodo ai flussi provenienti dall’Europa nordoccidentale si aggiungono quelli che provengono dall’Europa meridionale e orientale e acquistano progressivamente importanza anche altri sbocchi: Canada, Argentina, Brasile, Australia e Nuova Zelanda. Complessivamente l’Italia partecipa a questo flusso con oltre un milione di emigranti.
http://www.treccani.it/enciclopedia/movimenti-migratori_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/

La moderna diaspora degli armeni ha avuto inizio dopo il genocidio armeno dopo il 1915. La rivoluzione russa e il collasso dell’Impero Ottomano provocano tra il 1919 e il 1939, oltre 5 milioni di rifugiati russi, armeni, turchi e assiri. Nel secondo dopoguerra, si assiste a un consistente flusso migratorio dai Paesi dell’Est europeo verso quelli occidentali: quasi quattro milioni di cittadini della Germania Democratica si sono riversati clandestinamente, spesso rischiando la vita, nella Germania Federale (http://www.cosediscienza.it/varie/03_migrazioni.htm).

Nel 1947 l’India, allora colonia britannica, ebbe l’indipendenza e fu spezzata in due stati indipendenti, India, a maggioranza induista, e Pakistan, a maggioranza musulmana. Questa divisione provoca l’esodo in massa di circa 17 milioni di persone da uno stato all’altro, indù che fuggivano dal Pakistan e musulmani che fuggivano dall’India, con violenti scontri che porteranno a più di 500.000 morti. Dopo la guerra del Vietnam tre milioni di persone fuggirono da Vietnam, Cambogia e Laos, e dopo quella del Kosovo i rifugiati furono decine di migliaia. Quali conclusioni di fronte all’imponente fenomeno di questi ultimi anni, e dei prossimi? La storia purtroppo non è magistra vitae.

Valgano almeno le parole di Papa Francesco, che mi piace ricordare, anche se non sono credente:“Alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti.”

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