L’Italia e gli F-35. Ma chi dobbiamo bombardare?

Roberto Fieschi

Il PD e il movimento Cinque Stelle hanno fissato i programmi prioritari per l’azione di un futuro (speriamo) governo; su molti punti essi concordano. Molte questioni, comprensibilmente, restano aperte. Ne segnalo una, forse non prioritaria ma di una certa importanza, quella del progettato acquisto dei cacciabombardieri d’attacco F-35 Joint Strike Fighter.

L’F-35 è un aereo concepito per soddisfare  diverse esigenze di attacco, nato allo scopo di sostituire altri caccia tattici. Ad oggi partecipano al progetto, con impegni di peso diverso, Gran Bretagna, Italia (con il coinvolgimento di Alenia aeronautica, Avio, Piaggio, Aerea, Finmeccanica, Datamat, Galileo Avionica, Gemelli, OtoMelara), Olanda, Canada, Turchia, Australia,  Norvegia, Danimarca, Israele e Singapore.

Le caratteristiche dell’F-35 come velivolo di attacco sono illustrate anche dal nostro Ministero della Difesa: “Il Joint Strike Fighter (JSF) è un velivolo multi-ruolo con uno spiccato orientamento per l’attacco aria-suolo, stealth, cioè a bassa osservabilità radar e quindi ad elevata sopravvivenza, in grado di utilizzare un’ampia gamma di armamento e capace di operare da piste semi-preparate o deteriorate, pensato e progettato per quei contesti operativi che caratterizzano le moderne operazioni militari di quest’era successiva alla Guerra Fredda. Nello specifico, il JSF può soddisfare un ampio spettro di missioni, a conferma della notevole versatilità della macchina, assolvendo compiti di operazioni di proiezione in profondità del “potere aereo”,  di soppressione dei sistemi d’arma missilistici avversari e di concorso al conseguimento della superiorità aerea.”

Il Canada nel 2006 aveva assunto la decisione di dotare la propria aviazione militare degli F-35. Nel dicembre 2012 il  Parlamento di quel Paese a larghissima maggioranza ha rinunciato a quell’affare. Costano
troppo. Recentemente l’istituto Clingendael, l’istituto Olandese piu’ rinnomato su questioni di difesa nazionale,  ha suggerito al  governo di non comprare gli F35. Il motivo principale e’  che gli F35 sono aerei di attacco, e questo non e’ compatibile con la strategia difensiva Olandese. E anche altri stati stanno manifestando la loro perplessità.

Il Governo tiene bloccata da tempo la decisione definitiva; il Ministro Di Paola ha annunciato la riduzione da 130 a 90 esemplari, ma nessun contratto è ancora stato firmato e possiamo quindi fermare  questo acquisto. Quello del caccia F-35 è un programma che a oggi ci è costato già 2,7 miliardi di euro e ne costerà,  in caso di acquisto di 90 aerei, 10-12 miliardi. Complessivamente arriveremo a un impatto tra i 15 e i 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.

Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della Pace, col sostegno di 75.000 firme di cittadini, 650 associazioni e oltre 50 Enti Locali, hanno promosso la campagna “Taglia le ali alle armi”. L’attenzione sul tema delle spese militari e del particolare spreco costituito dai caccia Joint Strike Fighter è cresciuta anche grazie a tutte le informazioni diffuse dalle associazioni e dai gruppi che hanno sostenuto “Taglia le ali alle armi”.   Scienzainrete ha dedicato attenzione alla questione dei caccia F-35 anche sostenendo la mozione di Umberto Veronesi sulla assurdità e la incostituzionalità della scelta del nostro Paese di dotarsi di questi caccia.

Ecco cosa prescrive l’articolo 11 della nostra Costituzione. “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

E allora, che bisogno abbiamo in generale di questi aerei? a  che serve un bombardiere di attacco, invisibile e supertecnologico? chi dobbiamo bombardare? Sono nuclear certified: dove dobbiamo lanciare le sue armi nucleari tattiche? Non ne avremmo bisogno neanche se fossimo un paese ricco.

Queste considerazioni valgono anche indipendentemente dai difetti dell’aereo, denunciati dallo stesso Pentagono: visibilità posteriore pessima, display nel casco di volo inadeguato, radar  difettoso, eccetera. Una rinuncia all’acquisto degli F-35, non bisogna illudersi, incontrerebbe forti resistenze. In 45 stati degli USA il programma ha dato origine  a 130000 posti di lavoro e il Pentagono e la Lockheed sanno bene che per ridurre i costi unitari è necessario vendere alcune centinaia di aerei a una dozzina di stati.

E, a proposito delle armi nucleari tattiche, sarebbe bene che  nei programmi del futuro govermo,  pur senza  una priorità, si considerasse  anche  la necessità di eliminare dal suolo italiano quelle che ancora  vi stanno:   si stima che ne rimangano da 20 a 40 a Ghedi Torre e circa 50 ad Aviano.

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18 Responses to L’Italia e gli F-35. Ma chi dobbiamo bombardare?

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    rinco 17 Marzo 2013 at 22:26

    Finalmente qualcuno che fa un discorso circostanziato e convincente sull’argomento.
    Ma l’hai mandato al PD e a Bersani? perche’ in campagna elettorale mi sembra che non abbia fatto un discorso chiaro sugli F35. Sarebbe bene chiarirlo negli “8 punti”.
    Penso che la grande maggioranza degli Italiani sarebbe d’accordo a mettere i soldi su sanita`, asili nido, cuneo fiscale etc. piuttosto che per armi offensive.

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      fieschi roberto 18 Marzo 2013 at 12:34

      Penso che Bersani, come le altre persone responsabili della politica attuale, Grillo incluso, sappiano già tutto quello che c’è da sapere sugli F35.
      Credo che i problemi del lavoro, del finanziamentioalle aziende in difficoltà, della disoccupazione siano i più urgenti.
      Sono d’accordo, naturalmente, sulle priorità che indichi.

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    rinco 20 Marzo 2013 at 08:54

    Quello che volevo dire e` che dire che si ridiscutono gli F35 (come mi sembra che abbia detto Bersani in campagna elettorale) non viene preso dall’opinione pubblica come un impegno, mentre “no agli F35” e` ben definito, e penso che la maggior parte degli Italiani preferiscono spese sociali e per l’occupazione piuttosto che spese militari.
    A quanto pare e` meglio essere chiari, anche a costo di semplificare un po’ (vedi campagna elettorale).

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      fieschi roberto 20 Marzo 2013 at 10:25

      Concordo, grazie, molto chiaro.

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    Peace is the time it takes to reload your gun 20 Marzo 2013 at 19:29

    Gli strumenti di difesa servono appunto a difendersi da eventuali nemici che in futuro volessero minacciarci o addirittura attaccarci.
    Nessuno sa la probabilità che succeda o chi potranno essere.
    Al momento forse si può immaginare qualche stato del nordafrica (?)

    La difesa in sè è indispensabile: non averla ha un costo enorme.

    Magari questi aggeggi servono solo una volta ogni 30 anni, ma quella volta bisogna essere pronti.

    Che poi magari ne prendiamo troppi o li paghiamo il doppio è probabile, ma questo è un altro problema.

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      fieschi roberto 21 Marzo 2013 at 16:27

      Ma gli F35 son aerei d’attacco con con capacità nucleari!
      Nel secolo scorso l’Italia ha combattuto due grandi guerre come stato aggressore, oltre a una guerra coloniale, sempre come stato aggrassore.
      Stiamo attenti!

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        fieschi roberto 21 Marzo 2013 at 16:38

        Anzi, due guerre coloniali, Libia e Abissinia

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    Peace is the time it takes to reload your gun 22 Marzo 2013 at 09:59

    E’ la deterrenza.

    Se un giorno uno stato volesse fare qualcosa di grave contro di noi, prima di farlo ci penserebbe 10.000 volte.

    Non trova ?

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      Lorenzo 22 Marzo 2013 at 10:21

      E’ un punto di vista interessante. Ma se vogliamo fare deterrenza, rendiamola convincente: propongo un attacco preventivo contro gli Stati Uniti
      Lorenzo

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        fieschi roberto 22 Marzo 2013 at 11:26

        Non capisco questa insistenza di “Peace is the time it takes to reload your gun” sul rischio, per il nostro paese, di subire un attacco militare. Mi sembra una forzatura inutile.
        Oggi il rischio è quello che ci è imposto da una finanza speculativa globalizzata. Per fronteggiarlo non servono armi.

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    anna chiara 22 Marzo 2013 at 11:52

    che ansia. poi esportiamo tutti insieme la bella democrazia?

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    Peace is the time it takes to reload your gun 23 Marzo 2013 at 13:06

    Prof. Fieschi:
    Parlare di “finanza speculativa globalizzata” per contestare l’utilità o meno degli F35, direi che è fuori tema.

    Anna Chiara:
    no, non esportiamo nulla, si parlava di difesa

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      rinco 24 Marzo 2013 at 20:01

      Si vis pacem para bellum?
      no! si vis pacem para pacem!

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    Peace is the time it takes to reload your gun 24 Marzo 2013 at 21:13

    Deterrènte:
    dal latino deterrere «distogliere».

    Terrĕo
    1 atterrire, spaventare, impaurire
    2 (a, ab + ablativo; ne o quominus + congiuntivo o infinito) impedire, distogliere spaventando
    3 far fuggire

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    anna chiara 25 Marzo 2013 at 14:34

    Sarebbe bello che anche tu ti firmassi, per iniziare.
    Dopodichè, visto che ti è sfuggito: tutti abbiamo ben chiaro cosa significhi deterrente; è solo che non siamo d’accordo con te.
    Se studiassi un po’ di storia e fossi un po’ meno arrogante nonchè un po’ meno ignorante, forse ti placheresti e potresti serenamente accorgerti di come queste strategie di “deterrenza” non diano affatto i frutti che tu auspichi.

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    filippo 25 Marzo 2013 at 16:04

    si firma se gli pare, non è mica un obbligo. poi non ha offeso nessuno, lui. tu si.

  10. Avatar
    anna chiara 25 Marzo 2013 at 16:56

    Filippo, ci mancherebbe! Ho solo pensato che sarebbe carino.
    Sostenere che qualcuno sia ignorante rispetto a un qualche ambito non è un’offesa, direi che quasi tutti lo siamo.

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    Hocus Pocus 28 Marzo 2013 at 17:57

    Anna Chiara, se non mi firmo ho i miei motivi e non vedo cosa aggiunga al tema.

    Qui si parlava di F35 quindi sostenevo che gli annali degli ultimi 3.000 anni circa mostrano secondo me chiaramente che chiunque decide se fare del male o meno a qualcun altro ci pensa molto di più se l’altro è potente.

    Basti pensare a USA e URSS, che si sono armati all’inverosimile ma alla fine non si sono mai attaccati direttamente.

    Comunque la chiudo qui.
    Prosegua pure Lei.