Ancora sugli OGM

Oltre un anno fa ho scritto qualcosa a proposito degli OGM. Il dibattito,  in Italia, mai spento, si è rianimato recentemente; ne ha scritto perfino un serio quotidiano sportivo! Così penso che valga la pena di riprendere la questione.

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Parlare degli Organismi Geneticamente Modificati presenta qualche rischio, perché spesso il dibattito è bloccato su posizioni ideologiche, favorite dall’ignoranza.  Tempo fa ho letto che solo due persone su tre sono consapevoli dal fatto che i geni sono una caratteristica di tutti gli esseri viventi e non solo degli OGM, e che una persona su due crede che mangiando OGM venga alterato il proprio DNA;  una indagine del 2003 rivela che il 38% degli intervistati ritiene che i comuni pomodori non contengano geni!

Lo stesso accade o è accaduto per altri argomenti, come il clima futuro, la omeopatia,  la cura Di Bella,  l’influenza degli astri sul nostro destino, ecc.. Ci riprovo,  ma sono conscio del rischio di venire impallinato da chi è ostile agli OGM.

Sono convinto che un elemento che condiziona la comprensione del problema sia la paura; un secondo elemento è il mito della Natura in sé perfetta, purtroppo contaminata dall’uomo. Ma l’uomo, nei millenni, ha modificato il nostro pianeta e quello che oggi vediamo è il risultato del lavoro di centinaia di generazioni; in particolare, ha sfruttato la variabilità prodotta dalle mutazioni per selezionare e costruire molte cultivar e razze animali oggi fondamentali per la sua sopravvivenza. La percezione che il naturale è sicuro, in contrapposizione all’artificiale realizzato dall’uomo, costituisce una barriera alla discussione serena sugli OGM. Queste considerazioni non significano che la produzione e la diffusione di prodotti GM non presentino problemi, ma si tratta di problemi risolti o risolvibili.

Gli organismi viventi, animali, vegetali e microrganismi, si sviluppano a partire da una unica cellula che contiene tutte le informazioni (il genoma, o patrimonio genetico) che determineranno la loro crescita. Queste informazioni sono l’insieme dei caratteri ereditari di un organismo, che gli sono stati trasmessi dai entrambi i genitori per gli organismi che si riproducono per via sessuata, o da un unico genitore per gli organismi (tipicamente unicellulari, ma non solo). Le differenze tra una specie e un’altra, e tra i diversi individui di una stessa specie, dipendono dalle differenze nel genoma (°)

(°)  Il genoma è l’insieme dei geni di un organismo vivente. Il gene è l’unità ereditaria fondamentale degli organismi viventi; i geni sono contenuti e organizzati all’interno dei cromosomi, presenti in tutte le cellule di un organismo; sono, in sostanza, segmenti più o meno lunghi di DNA I cromosomi sono costituiti da un filamento a doppia elica di DNA e da proteine, attorno alle quali lo stesso filamento si avvolge. Il nucleo della cellula umana ha un diametro di 10-15 µm (micron) e contiene circa 2 metri di DNA.

L’acido desossiribonucleico (DNA) è un lungo polimero che contiene le informazioni genetiche necessarie per lo sviluppo e il corretto funzionamento della maggior parte degli organismi viventi. Dunque, se cambia qualcosa nel DNA della cellula germinale, cambierà qualcosa anche nell’organismo che da essa crescerà; le modificazioni delle specie dipendono dalle mutazioni dei singoli geni.

Metodi tradizionali

I metodi utilizzati tradizionalmente per modificare il patrimonio genetico degli esseri viventi sono essenzialmente due: la mutagenesi e l’incrocio. La mutagenesi è un fenomeno presente in tutti gli esseri viventi ed è basato sugli errori di replicazione del genoma durante i processi di divisione cellulare. Durante la divisione cellulare possono verificarsi mutazioni cromosomiche, che coinvolgono intere porzioni di cromosomi, o genomiche,che alterano il numero complessivo di cromosomi, come nella trisomia 21, o sindrome di Down. Mutazioni a carico dei singoli geni si verificano invece prima della divisione.
Le mutazioni vengono poi sottoposte a selezione, o dall’ambiente, o dall’uomo, e, se vantaggiose, vengono mantenute nella popolazione. Le mutazioni hanno portato nel tempo a evidenti modifiche fenotipiche negli esseri viventi (si pensi alla diversità tra le varie razze canine). Tali processi sono all’origine della diversità della vita sulla Terra. Le mutazioni possono essere indotte anche artificialmente, per esempio, con raggi gamma. E’ questo il caso del grano Creso, ottenuto nel Centro di studi nucleari del CNEN della Casaccia (Roma) nel 1974, apprezzabile per l’elevata produttività; il suo impiego si diffuse rapidamente; in Italia nel1984 rappresentava quasi il 60% di tutto il seme di grano duro.

L’incrocio è invece una tecnica che permette di unire le caratteristiche presenti in due individui diversi, anche non appartenenti alla medesima specie, grazie al rimescolamento dei loro genomi sfruttando la riproduzione sessuale. In natura l’incrocio può verificarsi unicamente tra individui appartenenti alla stessa specie; in caso contrario non ci può essere procreazione o, al più, la procreazione può generare prole non fertile, come nel caso dell’incrocio tra cavallo – Equus caballus – e l’asino – Equus asinus; in tal modo sono stati prodotti il mulo o il bardotto, ma anche gli ibridi oggi utilizzati per le produzioni animali e vegetali. Tutto quello che oggi vediamo in qualsiasi mercato è il risultato della fatica millenaria di generazioni di contadini che hanno selezionato, adattato, incrociato, innestato piante, modificandone il patrimonio genetico per obbligare il mondo vegetale a darci i prodotti voluti. Gli organismi il cui patrimonio genetico viene modificato tramite la mutagenesi e l’incrocio non sono considerati “organismi geneticamente modificati”.

Prima d’ora, le modificazioni del genoma non avevano sollevato l’allarme che oggi invece riscontriamo.

L’ingegneria genetica

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La differenza sostanziale tra queste due tecniche e l’ingegneria genetica (alla base dello sviluppo degli OGM) sta nella modalità con cui l’uomo induce le modificazioni genetiche. Per organismo geneticamente modificato  si intende un organismo in cui il materiale genetico (DNA) è stato modificato in laboratorio tramite l’applicazione delle moderne biotecnologie, che consentono l’eliminazione o la modifica di elementi genici, o l’aggiunta di frammenti di DNA provenienti anche da altri organismi. Nell’ingegneria genetica è possibile “progettare” la modifica genetica da effettuare; si possono anche introdurre geni completamente estranei, per esempio tra batteri e piante., sorpassando i limiti esistiti finora tra le specie e i regni della natura. Per quanto riguarda l’agricoltura, nel mondo intero vi sono oltre 160 milioni di ettari di coltivazioni di piante geneticamente modificate; secondo dati del 2011, circa il 30% del mais prodotto nel mondo è OGM.

La genetica ha dunque aperto scenari nuovi, come la creazione di nuove piante alimentari, di piante resistenti ai parassiti, che si adattano a terreni ostili, di specie vegetali capaci di produrre farmaci e vaccini. In ogni caso il patrimonio genetico, sia con i metodi tradizionali, sia con quelli biotecnologici, viene modificato. E allora, perché accanirsi contro gli OGM?

Cerchiamo di vedere qualcosa di più sui vantaggi dagli OGM.

Il primo OGM moderno fu ottenuto nel 1973; clonando un gene di rana all’interno del batterio Escherichia coli, si dimostò che era possibile trasferire materiale genetico da un organismo a un altro, abbattendo di fatto non solo le barriere fra le specie, ma anche – addirittura – , tra regni diversi. Pochi anni dopo furono prodotte, attraverso E. coli, importanti proteine umane: la somatostatina (1977) e l’insulina (1978), il farmaco biotecnologico più noto (*). Questo semplicemente inserendo, all’interno del genoma di E.coli, i geni umani che codificavano per tali proteine.

(*) L’insulina è un ormone che permette il metabolismo del glucosio; nei mammiferi, l’insulina e sintetizzata dal pancreas.

La stragrande maggioranza di insulina attualmente utilizzata nel mondo è ora ottenuta in tal modo. Fino agli inizi degli anni 1980, 20 milioni di diabetici in tutto il mondo potevano accedere solamente all’insulina animale, prodotta da organi (pancreas) bovini e suini attraverso processi dispendiosi; l’insulina ottenuta con le tecniche dell’ingegneria genetica è chimicamente identica all’insulina umana e più sicura di quella ricavata dagli animali. La commercializzazione dell’insulina ha segnato un cambiamento epocale per l’industria del farmaco.
Le piante GM sono state ottenute per la prima volta nel 1979. La prima coltivazione a scopo commerciale di una pianta GM è avvenuta in Cina nel 1988 (Perché gli OGM, Palombi Editori, 2011).

 

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Gli OGM attualmente sviluppati, autorizzati in molti Paesi e commercializzati, sono piante, (mais, soia, colza e cotone), modificate geneticamente per conferire loro caratteristiche che non hanno le piante non trattate.  I primi prodotti sono stati piante resistenti ai diserbanti e agli agenti patogeni che infestano i raccolti. Oggi la resistenza ai diserbanti è la caratteristica principale delle coltivazioni OGM (70%), seguita dalla resistenza a insetti patogeni (20%). Ad esempio, è stato creato un mais a cui sono stati aggiunti i geni di un batterio utilizzato come pesticida; le piante di mais OGM di tipo Bt – così chiamato perché è stato inserito nel suo genoma un gene del Bacillus turingensis, un batterio del suolo – presenta tre vantaggi rispetto al mais tradizionale: non richiede l’uso di pesticidi, è meno inquinato da un fungo patogeno, ha una resa superiore a quella del mais tradizionale. Secondo dati del 2011 circa il 30% del mais prodotto nel mondo è OGM. E’ stato prodotto un riso che contiene quantità notevoli di provitamina A; questo potrebbe risolvere il grave problema sanitario di avitaminosi che affligge molte zone dell’Asia Sudorientale. E poi una colza che resiste ai pesticidi, e molto altro ancora.

In Italia, ad oggi, nessuna di queste piante geneticamente modificate viene coltivata a fini commerciali, anche se è consentita la commercializzazione dei loro prodotti nel rispetto delle regole di etichettatura. Le piante prodotte con queste tecniche sono brevettate cioè possono essere prodotte solo da chi ne detiene il brevetto. Tre multinazionali producono la maggior parte dei semi geneticamente modificati: Monsanto, Du Pont-Pioner, Syngenta (Svizzera).

I laboratori di ricerca sparsi nel mondo stanno per portare in produzione piante con migliori caratteristiche nutrizionali: agenti antiossidanti, maggiore contenuto di minerali essenziali, contenuto di sostanze che proteggono dalle malattie cardiovascolari, eccetera.
Gli scopi principali della transgenesi animale sono: produzione di biomedicine, modelli per la ricerca su malattie umane, xenotrapianti (cioè trapianti tra organismi appartenenti a specie diverse), miglioramento delle produzioni animali.

I punti maggiormente controversi in relazione all’uso degli OGM in ambito agroalimentare riguardano i potenziali rischi per l’ambiente o per la salute umana (specialmente allergie) e animale, la possibilità di coesistenza tra colture OGM e non-OGM e l’impatto economico-sociale della loro introduzione in aree rurali, soprattutto in paesi in via di sviluppo. Esistono norme che regolano il settore OGM per garantire la sicurezza dell’ambiente, della salute umana, e di quella animale. I principi legislativi sono contenuti all’interno del Protocollo di Cartagena. Un OGM o un suo prodotto derivato può essere immesso sul mercato europeo solo dopo che sia stato autorizzato sulla base di una procedura complessa, che comprende una valutazione del rischio per la salute umana e per l’ambiente. Centinaia di milioni di persone si nutrono da anni di alimenti che sono almeno in parte OGM; fino ad ora nessun effetto sulla salute umana è stato rilevato.
In Italia, secondo la Coldiretti , sono contrari agli OGM 7 persone su 10, tuttavia una ricerca più recente condotta da ISPO (Mannheimer) trova che il 52% acquisterebbe prodotti OGM. In rete ho trovato una dichiarazione che ben dipinge l’atteggiamento di chi è contrario agli OGM: “Credo che per vivere bene sia importante attenersi a quelle che sono le leggi della Natura e rispettarle, vivere in armonia ad esse. Il problema è che l’uomo troppo spesso si pone al di sopra di essa scordandosi che invece ne è parte integrante.” Un atteggiamento del genere non ha fondamento.
Notiamo, per inciso, che il problema della tossicità esiste anche per i prodotti non OGM, che spesso sono meno controllati. Le piante, nel corso dell’evoluzione, hanno sviluppato una serie di composti chimici che permettono loro i difendersi dall’attacco di virus, batteri, insetti. Molti di questi composti sono tossici per l’uomo, ma in genere la quantità contenuta è modesta e non pericolosa. Nell’analisi dei prodotti OGM la concentrazione di questi prodotti tossici viene misurata, mentre lo stesso in genere non accade per i prodotti naturali..

Quanta informazione serve per produrre la paura? La paura è molto più facile da infondere della fiducia. Si pensi alle reazioni suscitate dall’allarme sulla relazione fra vaccinazioni e autismo. Anche l’ignoranza può favorire la paura!

 

Ultimo commento

  • Fra i cibi naturali un po’ cancerogeni si puo`citare il prezzemolo, la bietola, la malva, la consolida etc., per non parlare delle muffe nere delle arance che sono fortemente cancerogene (meglio non mangiarle); mentre per gli OGM c’e` stato solo un dubbio su uno, non so se confermato

    Un argomento contro gli OGM e` che un campo OGM e` fatto di piante geneticamente identiche e quindi manca la biodiversita` necessaria a difendersi contro malattie o parassiti, ma questo non e` piu` vero: ora si possono creare una molteplicita` di piante con genoma simile ma non identico

    … ma io sono di parte, dato che mi mantengo in buona salute grazie al lievito di birra OGM che produce insulina umana…