25 aprile 1945: l’insurrezione

Il mio papà era il responsabile dei servizi sanitari del Comitato di Liberazione ed era presente quando il comandante tedesco della zona si arrese. Era iscritto al Partito socialista (allora PSIUP).

Dell’atmosfera dei giorni dopo la Liberazione ricordo il sollievo per la fine dell’incubo della guerra, il senso di euforia e di grande attesa per le prospettive che si aprivano di un nuovo mondo, libero, senza più violenza e ingiustizie. I quotidiani uscivano con pochissime pagine e noi, inizialmente, li compravamo tutti.

Il mio zio Aligi, pure socialista, dopo la Liberazione fu nominato assessore per il nuovo Comune; si occupava dell’assegnazione delle abitazioni. A volte, per ingraziarselo o per ringraziarlo, qualcuno gli mandava a casa un modesto omaggio,non un Rolex aureo, ma una bottiglia d’olio o dello zucchero e la zia ne era felice perché c’era scarsità di tutto. Ma lo zio, inflessibile, le imponeva di restituire tutto al donatore. La correttezza e il rigore erano l’orgoglio degli amministratori di allora.
Settant’anni sono passati. Da allora, a parte i periodi all’estero, negli anniversari del 25 Aprile ho sempre partecipato alle celebrazioni, corteo e discorsi. Prima con i miei figli piccoli in collo o per mano, più avanti con i nipotini, che ormai sono cresciuti e partecipano con il loro gruppo di compagni.

A Parma, corteo da Piazza Santa Croce, via D’Azeglio, poi il monumento al Partigiano, quindi la piazza. Ancora vi incontro alcuni vecchi compagni, alcuni amici, ma sempre di meno.
Per ricordare quei giorni riporto qualche brano tratto dalle Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea; le lessi con commozione anche ai miei figli. Penso che pochi fra i giovani le conoscano, e vale proprio la pena di conoscerle.

Austria

Il numero delle esecuzioni capitali di antifascisti austriaci è dell’ordine di grandezza di alcune migliaia.

Rudolf Hlobil, di 34 anni, macchinista, comunista, decapitato a Vienna con altri sei patrioti: “Mia amatissima Finnerle, il destino ha deciso che io debba concludere la mia giovane vita. E sia. Me ne vado da questa vita diritto e sereno perché so di non aver fatto nulla di male. Di ciò che ho fatto non mi vergogno, era infatti dovere dell’uomo aiutare gli altri. (…) Era tanto bello stare con te. (…) Non soffro, ma vado diritto sul mio ultimo cammino.”

Belgio

I resistenti caduti in azione sono stati circa 700, quelli giustiziati 2800; i morti o uccisi in deportazioni furono 6400 su un totale di 80000 deportati.

Jules Gengler, 20 anni, studente, membro del servizio informativo collegato con gli Alleati: “Cari genitori, ecco il mio libro di preghiere, datomi ieri.(…) Ecco finita la mia ultima notte: sono le 4 del mattino, presto potrò glorificare Iddio e proteggervi. Voi mi avete insegnato a essere coraggioso in ogni circostanza, siatelo anche voi.(…) Non siate tristi della mia scomparsa, perché Dio manda le prove ai suoi figli affinché essi abbiano l’occasione per approfittare dei suoi meriti e delle sue grazie.”

Bulgaria

Le condanne a morte pronunciate dai soli tribunali militari ed eseguite fra il 1942 2 il 1944 furono 1133; nel solo mese di giugno 1944 furono giustiziati 555 patrioti, altri 890 furono uccisi in combattimento.

Nikola Botusev, 45 anni, tipografo; comunista, attivo in un gruppo di sabotatori: “Katja, figli miei, orgoglio nostro, coraggio e avanti nella lotta! Io muoio, e tu, cara Katja, piangerai quando ti ricorderai di me. Si avvicina la fine. Addio per sempre, mio tesoro, Ti lascio questo mio testamento: cerca il senso della vita, insieme con i figli, nella lotta.”

Cecoslovacchia

I dati sulle esecuzioni capitali, sui deportati morti e uccisi nei campi di concentramento, sui caduti in combattimento non si potranno mai conoscere.

Miroslav Pulkràbek, 24 anni, meccanico, comunista: “Miei arissimi genitori e sorellina, oggi per l’ultima volta prendo la penna e mi separo da voi per sempre. E voglio farlo in modo del tutto semplice, perché in questo momento solo il cuore può parlare sinceramente al cuore (…) Papà e mammina, vi ringrazio ancora per tutta la cura e i sacrifici con i quali mi avete allevato, per l’amore di cui mi avete sempre colmato. (…) Vi bacio e vi stringo tutti al cuore per l’ultima volta. Per sempre vostro Mirck”

Josef Jìlek, 36 anni, sacerdote cattolico, svolse attività clandestina contro i tedeschi: “Poiché non so se festeggerò la nascita del Signore nel regno eterno di Dio, già sin da oggi vi faccio i miei voti di una festa natalizia in piena grazia.(…) vi cercherò dal cielo di Betlemme e attenderò il passaggio di tutti voi. Vi prego, vivete in modo da essere buoni e che nessuno manchi!”

Francia

Perdite a causa dell’occupazione: su circa 115000 deportati politici, 75000 non hanno fatto ritorno; circa 30000 i resistenti fucilati.

Emile David, meccanico, fucilato con altri partigiani il 22 ottobre 1941 (messaggio inciso sulle tavole della baracca dove era tenuto prigioniero): “Compagni, i 23 comunisti che vanno a morire conservano il loro coraggio e la loro speranza nella lotta finale e la vittoria dell’URSS liberatrice dei popoli oppressi.”

Germania

Si stima che le condanne a morte per l’opposizione al nazismo siano state oltre 32000, ma vanno aggionti i molti ucisi direttamente dalle organizzazioni naziste.

Adam Kuckhoff, 50 anni, scrittore, attivo nell’organizzazione Rote Kapelle, impiccato nel 1943 con altri 11 patrioti: “Mio caro figlio, gioia grande e tardiva, dunque ti lascio senza padre? Tutto un popolo,no, ancora troppo poco, tutto il genere umano sarà padre per te (biglietto scritto appena prima di morire).”

Grecia

Si stima che i patrioti giustiziati siano stati circa 40000.

Dìmitra Tsatsou, 23 anni, pettinatrice, combattente nell’ELAS, fucilata per rapresaglia nel 1943: “Mammina, (…) sono orgogliosa, mai avrei aspettato simile onore, di morire io, povera ragazza del popolo, per ideali così belli a alti. (…) Alla mia tomba portate, quando potete, fiori rossi. Nient’altro. E battete con ogni mezzo la barbarie, Vi bacio tutti molto dolcemente. Dìmitra.”

Iugoslavia

Le perdite di vite umane nel periodo dell’occupazione, anche per le lotte intestine, sono stimate 1700000, il 10% della popolazione.

Anka Knezevic, 19 anni, studentessa, partigiana, fucilata nel 1944: “Miei cari,oggi vi scrivo la mia ultima lettera, poiché so che domani alle 10 sarò morta. Non mi rattrista dover andare così giovane nella fredda fossa, non mi rattrista perché muoio con onore e onestamente.Dono la mia vita, come migliaia di altri giovani che con me l’hanno sacrificataper la causa comune, per la prosperità dell’intera umanità progressista. Mi addolora invece di dover lasciare te, vechio ed esausto padre, solo al mondo.”

Unione Sovietica

Gli eccidi di massa, compiuti secondo precise direttive e da reparti specializzati, furono immensi, in assenza di procedimenti penali.

Liuba Sevtzova, membro del gruppo di giovani partigiani “Giovane Guardia”, uccisa da una SS nel 1943: “Addio, mamma, tua figlia Liubka se ne va nell’umida terra.”

Questo è forse il messaggio che più mi ha commosso.

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One Response to 25 aprile 1945: l’insurrezione

  1. Avatar
    Giancarlo Salviati 29 Aprile 2015 at 17:10

    Non conoscevo queste testimonianze di coraggio, orgoglio e dolore. Quest’ultimo non per sè stessi, bensì per le persone amate che sarebbro rimaste orfane di un padre, di una madre di una figlia o di un figlio. Sono davvero commosso ed emozionato.
    Grazie Roberto