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Cristo: chi lo predica e chi lo testimonia

Mario Garretto

Isaia (750 a.C. circa) è uno dei profeti che vanta una presenza costante nei Vangeli. Poeta, fustigatore dei costumi, spesso lanciava strali contro il popolo, i governanti, le classi religiose ogni qualvolta tradivano la Legge di Mosè, indicata come legge di Dio. Non si era fatto molti amici quando era in vita e nella sua storia si racconta che anche lui ha fatto una brutta fine. Anche Giovanni ha fatto una brutta fine. Della fine di Gesù sapete tutto. Dall’inizio dei tempi noi esseri umani ci riempiamo la bocca con la parola Dio. Ma nessuno al mondo sa chi è o cosa è Dio. E poi giù a fargli dire cose: promesse divine, consolazioni divine, fustigazioni divine, giudizi divini, interventi divini. Se fosse vero solo un milionesimo di quanto viene detto di Lui, nella maggioranza dei casi sarebbe: “una ingiustizia divina”. Quanto aveva ragione Giovanni nel suo prologo: Dio nessuno lo ha mai visto […..]. Invece di perdere tempo a parlare di Dio perché noi come umanità non cerchiamo di diventare persone perbene: amandoci gli uni e gli altri come Lui ha amato noi.

Era l’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare.

Ponzio Pilato governava la Giudea, Erode era tetrarca della Galilea e suo fratello Filippo dell’Idumea e della Traconitide. Lisania governava la provincia dell’Abilene, mentre Anna e Caifa erano i Sommi Sacerdoti del Tempio di Gerusalemme.

La parola di Dio discese su Giovanni, figlio di Zaccaria, mentre si trovava nel deserto.

Egli iniziò a percorrere tutta la regione, dalla Giudea a Gerusalemme, predicando un battesimo di penitenza per il perdono dei peccati. Giovanni così diceva:

“Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino”.

Si realizzava ciò che era stato scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia.

(dal libro Diatessaron di Mario Garretto)

Marco 1 1,8 (Mt. 3-1,12; Lc. 3-1,20; Gv. 1-19,31)

La preparazione del ministero di Gesù

Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. Come è scritto nel profeta Isaia:

Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te,
egli ti preparerà la strada.
Voce di uno che grida nel deserto:
preparate la strada del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri,

si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico e predicava:

“Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo”.

Giovanni chiede ai presenti di convertirsi alle leggi del Regno. Lo chiede ad un popolo altamente religioso, pieno di fede; cosa c’era che non andava allora? Una massima spirituale dice: “Dio va imitato, non adorato!”. Perché solo imitando Dio si cambia il pensiero all’interno del cervello: rivoluzione concettuale che porta alla conversione. Socrate, il filosofo diceva: “Chi non conosce se stesso non potrà mai sapere….” Allora, caro Giovanni, manca una preziosa indicazione al convertitevi: “Beato chi ascolta la Mia parola e la mette in pratica”. La rivoluzione è nel rendere la mente libera dalla schiavitù dei desideri per entrare nella libertà dei sentimenti. Il profeta esorta gli uomini a cambiare mentalità: rivoluzione concettuale. La metafora contenuta in questo passo necessita interpretarla. Il deserto indica lo spirito dell’uomo e la sua mente sono vuoti del pensiero di Dio. Non serve pregare Dio e poi pensarla diversamente nei fatti quotidiani: raddrizzate i suoi sentieri. Si può partecipare alla vita seguendo i sentimenti e allo stesso tempo tenere i desideri dentro a confini che non portino alla dissoluzione dei fini ma vengano condotti all’interno dei sentimenti. Es: bere un bicchiere di vino è in ordine, bere tre bicchieri di vino è un disordine concettuale: dissoluzione dei fini. (il corsivo di questa frase indica una citazione di Padre Aldo Bergamaschi)

“Dio è capace di far nascere veri figli di Abramo anche da queste rocce”.  Queste parole dette da Giovanni Battista devono aver suscitato un terribile scandalo. Quei Farisei e quei Sadducei, e tutto il popolo presente devono aver trattenuto il respiro ascoltando questa affermazione. Gesù nei passi seguenti dirà qualcosa ancora di più tremendo dichiarandosi: “Figlio di Dio”. Lui dice di sé di essere il Figlio dell’Uomo, intendendo appartenente a tutta la razza umana, e poi dice di essere “Figlio di Dio”. Quindi si deduce, interpretando, che tutta la razza umana è “Figlia di Dio”. Allora l’affermazione “Figli di Abramo” a questo punto suona molto stonata.  Dichiararsi Figli di Dio vuole dire che tutti gli uomini sono uguali, che siamo tutti fratelli perché figli di un unico Padre. Dichiararsi invece figli di Abramo significa appartenere ad un gruppo ben definito e tutti gli altri sono fuori da quella cerchia. Ma vuole dire anche molto altro. Ecco uno dei motivi per il quale Cristo è finito sulla croce. Egli aveva messo in discussione le fondamenta della religione Ebraica.

Poi Giovanni indica la strada da seguire e qui si dimostra un profeta illuminato.  “Razza di vipere…” intende che l’insegnamento religioso degli Scribi e dei Farisei avvelena spiritualmente la mente del popolo perché diffonde un’idea di Dio distorta. “Sfuggire all’ira….dimostrate con le opere che vi siete convertiti”. Tutte le classi religiose e sacerdotali (di tutto il mondo) ritengono di possedere la Verità e quindi pensano di non aver bisogno di nessuna integrazione alla loro verità. Giovanni polemizza con la loro verità e dice loro di convertirsi. Gli uomini di Dio non uccidono i “cattivi” per risanare la terra. I cattivi invece per affermare le loro idee uccidono, rapinano e spesso affermano che lo fanno in nome di Dio. Allora la domanda è: a quale Divinità si riferiscono? Nella religione si dice che Cristiani si nasce. Nella spiritualità si dice che Cristiani si diventa attraverso la conversione. Quello che siamo possiamo solo dimostrarlo con quello che facciamo e non con quello che predichiamo.

Poi Giovanni va oltre: “Dopo di me viene uno che è più forte di me […]”. Giovanni mette in evidenza le differenze sostanziali fra lui e Gesù, sia nell’essere: riferito al corpo; sia nell’essenza: riferito al messaggio. Io vi battezzo con acqua significa che lui, profeta inviato dal Signore, ci trasmette un messaggio divino ma non ha il potere di andare oltre: “non fate maltrattamenti, non ricattate nessuno, accontentatevi della vostra paga”. Le sue sono esortazione, ancorché dette da un profeta illuminato, ma sempre un essere umano come noi. Di Gesù invece dice che ci battezza con Spirito Santo e Fuoco. Perché? Nella spiritualità così si chiarisce: “Chiunque è nel Padre, il Padre è in lui, e chiunque fa la volontà del Padre è come se il Padre stesso la facesse”. E poi Cristo lo ha dimostrato, con la sua predicazione, con la coerenza fra vita e messaggio fino alla croce. Gesù  si è definito Figlio di Dio e poi ha detto che siamo tutti figli dello stesso Padre.

Siamo tutti figli di Dio, ma solo quelli che imitano il Padre vengono riconosciuti tali. Non è con l’appartenenza a questa o quella religione che ci si può definire: Figli di Dio, ma con l’essenza, cioè facendo le cose che Lui ci chiede di fare, ma attenzione: ci chiede, non ci ordina. E nessuno può arrogarsi il diritto di ordinare ad altri di fare cose in nome Suo o di sostituirsi a Lui nel giudicare. “Non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza”, dicono e ordinano i comandamenti.

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