HomeAttualitàCartella di Equitalia dopo 12 anni: per il giudice non deve pagare

Cartella di Equitalia dopo 12 anni: per il giudice non deve pagare

Secondo Malaguti e Angelo Ammaturo

Secondo Malaguti e Angelo Ammaturo

Con una sentenza del tribunale di Reggio Emilia da parte del giudice del lavoro Maria Rita Serri è stata respinta la richiesta dell’Inps che pretendeva il pagamento di quasi 4200 euro da parte di una signora reggiana titolare di un’agenzia di pratiche auto chiusa nel ’96. La cifra risparmiata non sarà alta ma si tratta del primo caso nel settore in cui Confconsumatori ha vinto la partita.

La signora ha ricevuto nel dicembre del 2000 una cartella di pagamento contenente la richiesta, da parte di Inps e Inail, del pagamento di contributi previdenziali arretrati. Tutto rimane fermo senza alcuna notifica, finché nell’agosto 2012, dopo oltre dieci anni dal fatto, la signora riceve da Equitalia un’intimazione di pagamento.

Secondo l’art. 2946 del codice civile, il diritto di riscossione dei crediti scade dopo dieci anni dall’ultima notifica, in questo modo il debito verso i due enti risultava già prescritto. Una volta esaminato il ricorso,  l’Inail riconosce il torto mentre l’Inps prosegue con la causa. La sentenza definitiva prende le parti della signora condannando l’Inps a saldare le spese legali ed annullare la richiesta di pagamento.

Confusione burocratica

Come è possibile che l’Inps abbia proseguito una causa evidentemente infondata? Come spiega l’avvocato di Confcommercio Angelo Ammaturo “si tratta di un caso di confusione: l’Inps ha dato la responsabilità ad Equitalia per non aver mandato alcun tipo di notifica entro i termini di prescrizione, a sua volta Equitalia dichiara l’Inps responsabile dato che può operare solo su effettiva richiesta di riscossione di un credito”.

In questo contesto di confusione, il presidente Secondo Malaguti, dichiara di vedere un “segnale preoccupante, non c’è più la certezza del diritto, enti simboli di garanzia non lo sono più[…] perché istituti quali l’Inps, gestiti da un consiglio di indirizzo e di vigilanza composto da rappresentanze sindacali, dei lavoratori, dei datori di lavoro e dei lavoratori autonomi permette che ciò accada?”.

Nessun commento

Siamo spiacenti, il modulo di commento è chiuso in questo momento.