HomeAttualitàVietato morire (e dunque nascere): chiudono – almeno per un mese – i punti nascita di diversi ospedali

Vietato morire (e dunque nascere): chiudono – almeno per un mese – i punti nascita di diversi ospedali

“Esigo rispetto, non tanto per me ma per i professionisti che lavorano per la sicurezza del parto e dei neonati. Mi è stato chiesto di non chiudere con il morto: noi non vogliamo chiudere con il morto”.

fantozziNon usa certo giri di parole il direttore generale dell’azienda Usl Fausto Nicolini quando si tratta di spiegare perché si sia deciso di riorganizzare per il periodo estivo il servizio dei punti nascita, con la chiusura temporanea in sequenza per un mese dei punti nascita di Montecchio (16 luglio – 15 agosto), Scandiano (16 agosto – 15 settembre) e Castelnovo Monti (16 settembre – 15 ottobre).

Il tema oggetto della decisione è la sicurezza dei punti nascita, visto che i professionisti del settore impiegati nella sanità reggiana sono schiacciati tra incudine e martello: da un lato manca il personale, quindi rischiano di non essere massimamente efficienti; dall’altro sanno che al primo evento infausto collegato al loro lavoro, rischiano la causa in Tribunale. E’ questo contesto che gli stessi professionisti hanno scritto alla direzione dell’Ausl per chiedere provvedimenti.

Il 21 giugno scorso il Dipartimento e programma infantili interaziendali hanno inviato a Nicolini una missiva, sottoscritta all’unanimità da tutti i professionisti, direttori e responsabili delle unità operative, per sottolineare che nel periodo estivo la situazione sarebbe stata critica. La direzione aziendale ha valutato diverse opzioni, decidendo per la chiusura a turno dei punti nascite dei tre ospedali, a partire da quello di Montecchio: le donne in gravidanza saranno reindirizzate a Reggio Emilia o a Guastalla, mentre in occasione della chiusura di Scandiano potranno essere mandate o a Sassuolo o a Reggio Emilia, destinazione che vedrà accogliere anche le partorienti di Castelnovo Monti.

Nicolini e il direttore di Neonatologia del Santa Maria Nuova Giancarlo Gargano hanno spiegato il merito tecnico della decisione: da un lato c’è l’innalzamento degli standard di sicurezza richiesti alle strutture da leggi e regolamenti, dall’altro il fatto che si riscontra un aumento percentuale delle gravidanze a rischio (anche correlato all’aumento progressivo dell’età materna). Ma in questo settore si riscontra anche una cronica carenza di professionisti, non dovuta all’Ausl: i bandi per ricercare pediatri vanno spesso deserti, almeno nelle piccole strutture. Il numero di ginecologi previsto a Budget dall’Ausl sarebbe di 57, sono invece 43; i pediatri sono cinque in meno di quanto previsto in pianta organica, con situazione di difficoltà evidente a Montecchio, dove su quattro posti ne sono coperti solo due.

Secondo gli stessi professionisti del settore, in questo quadro non sarebbe possibile garantire gli alti standard di sicurezza richiesta: e sotto la spada di Damocle dell’aumento del contenzioso medico – legale e delle richieste di risarcimento, gli stessi medici hanno avallato l’idea di chiudere i punti nascita. Va sottolineato, comunque, che tutti i servizi pre e post parto (ecografie, controlli, assistenza ostetrica) continueranno ad essere svolti negli ospedali coinvolti dalla riorganizzazione estiva.

Ultimo commento

  • I punti nascita sono un servizio da garantire a qualunque costo, per questo la chiusura estiva annunciata dall’Ausl è una decisione sbagliata. L’emergenza in atto viene definita “contingente”, ma si tratta di un provvedimento senza precedenti nella storia della sanità del nostro territorio, che va a confermare tutte le preoccupazioni sul futuro del punto nascita dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti.
    La Regione si è impegnata a garantire il mantenimento dei servizi sanitari legati alla nascita e la sicurezza delle prestazioni erogate, mettendo i territori realmente al centro del dibattito. Qualsiasi tipo di riorganizzazione quindi è inconcepibile senza un confronto e un accordo con gli enti locali. A maggior ragione, poiché all’orizzonte c’è la prospettiva di un polo ospedaliero come il Mire, non si comprende il senso di avviare processi di riorganizzazione che sembrano più la forzatura di un processo anziché una risposta ai problemi di carenza di organico, per cui invece servirebbe un piano occupazionale all’altezza dei fabbisogni.
    Per quanto riguarda il punto nascita di Castelnovo Monti, ribadisco il mio impegno a sostenere le istanze delle comunità e degli enti locali nella definizione dei contenuti del Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera regionale. Il punto nascite di Castelnovo Monti è un presidio fondamentale per un territorio disagiato come quello dell’Appennino reggiano: copre un’area vastissima, con località e frazioni che distano anche 70 km – un’ora e 40 di percorrenza in condizioni climatiche favorevoli – da Reggio Emilia. Il percorso di riordino della rete ospedaliera regionale non deve privare del servizio la popolazione della montagna reggiana, ma garantire competenze professionali, sicurezza e prestazioni di qualità, al di là delle criticità legate al territorio e al contesto demografico