HomeAttualitàTutino a tutta birra…anzi acqua: la contromossa dell’assessore

Tutino a tutta birra…anzi acqua: la contromossa dell’assessore

acqua pubblicaAvrà di fatto conseguito un master in business-plan acqua pubblica, ovvero tutto quanto fa strappare la gestione idrica ai vampIren (come li chiamano quelli del Comitato), ma anche in fatto di diplomazia non è niente affatto male. L’assessore Mirko Tutino, gran fautore della ripubblicizzazione dell’acqua reggiana, basato per la verità su un preciso mandato votato all’unanimità dai sindaci di casa nostra nel marzo dell’anno scorso, non si lascia scappare un solo “gossip”, o “ipotesi” come la chiama lui sulle appunto gossippare o ipotetiche trame politiche che oggi rischierebbero di fare abortire il figlio-progetto tanto curato e tanto studiato.

Ovvero, nessun input romano sulle traballanti decisioni dei primi cittadini, men che meno un palese dietro front interno alla giunta di Reggio che, specie nella figura del sindaco Luca Vecchi, sembrava perlopiù orientata a prendere sul serio il ritorno al passato con vista futuro migliore. Ma allora, gli chiede 7per24, qual è il motivo per cui si respira aria di una generale retromarcia? Secondo Tutino molto è da ascrivere alla difficoltà del cambiamento (e la ritrosia a rischiare perché c’è sempre il mercato come scenario di un’attività pubblica) e nella complessità a capire numeri, bilanci, funzioni.

Per esempio, i numeri dell’indebitamento con le banche forniti per primo dalla nostra testata, sarebbero un tantino sopra le righe e comunque sarebbero gli stessi contratti da Iren per la manutenzione delle infrastrutture (i mutui passerebbero sic et simpliciter da Iren alla nuova spa) con la differenza rispetto ad oggi che il ramo idrico potrebbe stare in piedi da solo mentre negli ultimi anni sono calati gli investimenti del 30% e le bollette aumentate a dismisura, di circa il 40%. Secondo lo studio fatto commissionare da Agac Infrastrutture allo studio milanese Bonelli, Erede, Pappalardo e costato 60mila euro (dice Tutino, l’amministratore unico Agac Infrastrutture Alessandro Verona, pur pagato in questa veste coi soldi pubblici non risponde al telefono, o meglio alle nostre telefonate) con la società a totale gestione pubblica (che comunque avrebbe bisogno di circa 200 milioni di euro di partenza tra debiti, spese di avviamento e investimenti nelle reti) la tariffa dell’acqua aumenterebbe solo dell’1,3% nei primi tre anni per poi stabilizzarsi. E tutti i debiti sarebbero poi coperti dalle entrate dei cittadini per un utile annuo stimato in circa 7 milioni di euro. Questa la ottimistica (ma per Tutino e soci anche realistica) previsione che li farebbe propendere per la nuova società completamente partecipata dai comuni. “Non sono un ideologo dell’acqua pubblica – ribadisce Tutino – credo fermamente al progetto perché lo dicono i numeri. A me non risulta affatto che ci sia un contro studio”.

Dunque nonostante “la macchina del fango” mediatica contro l’acqua pubblica, come l’hanno chiamata sbottando quelli del Comitato, per Tutino la partita non è affatto archiviata. E la nascita di una società ancora possibile, invece dell’altra ipotesi, quella della “gara” che finirebbe con la scontata vittoria-riproposizione dell’attuale multiservizi. Il match si giocherà a breve in giunta a Reggio, poi all’assemblea dei sindaci dove lo studio Agac sarà ufficializzato nei contenuti, quindi in un’apposita commissione consiliare, indi nei consigli comunali e infine negli organismi interprovinciali. Naturalmente se tutto dovesse andare come auspicano gli epigoni del movimento referendario del 2011.

Ultimo commento

  • Certo che a Tutino ci vuole una bella faccia tosta per sostenere che “non sono un ideologo dell’acqua pubblica” quando poco giorni fa ha sostenuto (vedi Resto del Carlino) senza alcun senso del ridicolo che “è in gioco la salute dei cittadini”.
    Ideologo no delirante si…