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Sentinelle in piedi e centri sociali a gamba tesa

aq16Tipico di ogni diritto è quello di incrociarsi, prima o poi, con un altro diritto. E così come esiste un diritto a manifestare pacificamente, così è possibile riconoscere un diritto a contromanifestare, magari altrettanto pacificamente. Si può parlare, in questi casi, di diritto di precedenza, se non fosse che le cose non stanno in modo così semplice. Perchè a entrare in gioco – a questo punto – è anche l’irriducibile diritto ad interpretare i diritti, la cui radice ha tante ramificazioni quante sono le soggettività in campo…

Domenica scorsa, in diverse piazze d’Italia, le Sentinelle in Piedi hanno manifestato rimanendo in silenzio, in piedi, con un libro in mano. A che pro? Spiegano tutto loro stessi sul proprio sito internet: “In Italia le Sentinelle in Piedi sono nate in difesa della libertà di espressione messa in discussione dal ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora al Senato. Presentato come necessario per fermare atti di violenza e aggressione nei confronti di persone con tendenze omosessuali, il testo è invece fortemente liberticida in quanto non specifica cosa si intende per omofobia lasciando al giudice la facoltà di distinguere tra un episodio di discriminazione e una semplice opinione“. Presentata furbescamente come una “rete aconfessionale” e semplice “resistenza di cittadini“, Sentinelle in Piedi è un’organizzazione di ultra cattolici che guarda a destra (in piazza con loro è scesa Forza Nuova) e non vuol sentire parlare di estensione di diritti come quello, per le coppie omosessuali, di ritenersi famiglia, quantunque sui generis. Comprensibile quindi la loro preoccupazione in merito al reato di omofobia introdotto dal disegno di legge Scalfarotto (deputato Pd), a cominciare dalla domanda su che fine farebbe la predicazione del libro sacro dei cattolici, la Bibbia, nel quale Iddio proibisce all’uomo il rapporto omosessuale definendolo “abominio” (Levitico, 18 – 22) e ascrivendolo a quella categoria di colpe che devono obbligatoriamente essere punite con la condanna a morte (Levitico, 20 – 13).

Domenica, dicevamo, le Sentinelle hanno manifestato, esercitando in maniera lodevolmente pacifica un pieno diritto. Ma si sono trovate ad avere a che fare con contromanifestanti la cui concezione della difesa dei diritti (quelli degli omosessuali) prevede non solo la negazione dei diritti (quelli di coloro che la manifestazione la intendono pacificamente) ma anche l’attacco violento; come a Bologna, dove i centri sociali sono passati alle vie di fatto lasciando una “Sentinella” ferita con un taglio alla testa. Se non altro, l’Arcigay si è dissociata dall’agguato.

E nella modesta Reggio Emilia? Nel suo piccolo ha saputo ancora una volta distinguersi, e ancora una volta i protagonisti sono stati i giovani di AQ16. Il centro sociale reggiano non ebbe nulla da dire quando, anni fa, i mussulmani scesero in piazza a manifestare contro il diritto di satira – e perciò il diritto di espressione. Domenica, però, hanno ridato fiato alle trombe di una mobilitazione che li ha portati in Piazza Prampolini a contromanifestare (foto), suonando l’allarme – contro le Sentinelle – con cartelli (“Pericolo omofobia”) e cori (“L’omofobia è una malattia, voglio vada via dalla città mia”). Peccato difendessero dei diritti senza avere quello preventivo: l’autorizzazione a manifestare, piccolo particolare che li ha portati ad essere denunciati. Qui però non sono arrivate – dall’area di sinistra – attestati di dissociazione. Anzi, il consigliere comunale del Pd Dario de Lucia, sulla sua pagina Facebook ha postato la sua “Solidarietà ai ragazzi del Laboratorio AQ16 di Reggio Emilia denunciati per aver manifestato contro le sentinelleinpiedi“.

Si torna alla radice, quella del diritto all’interpretazione dei diritti. Che per qualcuno sono come certe bombe: te le puoi fabbricare da solo e le puoi lanciare contro il pacifico nemico.

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