HomePrima paginaRivi BeatoLa Chiesa, i silenzi, il “chi sa parli” e i perdonisti

Rivi Beato
La Chiesa, i silenzi, il “chi sa parli” e i perdonisti

Sull’imprecisato numero di morti ammazzati dai partigiani comunisti nel cosiddetto triangolo rosso, nei drammatici mesi pre e post liberazione a cavallo del ’45, cala ciclicamente il silenzio interessato dei sempre più delicati equilibri politici in campo. La follia vendicativa, omicida e rivoluzionaria perpetrata da orde di sedicenti liberatori senza alcun controllo (militare e/o civile) calò indistintamente su fascisti come su innocenti di ogni tipo, ivi compreso donne e bambini rei di essere finiti, spesso per motivi personali del partigiano di turno, nel tritacarne (in senso lato) di quel range di tempo in guerra civile dove tutto o quasi è possibile (e resta spesso completamente impunito) prima che la giustizia ordinaria torni a fare il suo corso.

La vicenda della beatificazione annunciata del seminarista reggiano 14enne Rolando Rivi, ammazzato senza pietà da un gruppo di coraggiosi partigiani rossi per il solo fatto di vestire l’abito talare, riapre però tutto l’X file del “chi sa parli”. Il riconoscimento della Chiesa del martirio per motivi di fede da parte del giovane infatti, non si ascrive solo all’agenda del pietismo e della devozione popolare ma vuole implicitamente, ancorché silenziosamente, ribadire che non ci può essere riappacificazione senza giustizia e non ci può essere giustizia senza verità. Prima di tutto storica.

Le voci dal profondo dei trucidati e insepolti, sulla cui fine molti sanno molto e continuano a non parlare in obbedienza a un odio d’origine diventato arrugginito rancore, riecheggiano oggi nel caso del Beato Rivi; i troppo presto appagati cattolici impegnati in politica a casa nostra, le istituzioni che si richiamo allo studio della storia, le associazioni di ex combattenti che si vantano di custodire la memoria, renderebbero un servizio alla vita e alla verità se sbugiardassero e non glorificassero quei tanti sepolcri imbiancati che continuano a deambulare sotto mentite spoglie. E sotto retorici quanto vuoti vessilli usati per coprire il passato e non per tracciare il futuro. Collusa all’omertà di fondo, il ciclico cicaleccio di scipiti interventi giornalistici, i cui autori già a suo tempo furono battezzatti “perdonisti”, che oppongono alla richiesta immanente dei familiari di restituzioni dei cari resti, un demenziale appello alla riappacificazione universale di stampo newagistico. Contro questi quaquaraquà del volemose bene e le loro involontarie danze orientali sulle fosse comuni, noi opporremo sempre le nostre umane ragioni, di carne e di sangue

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