HomeReggioRetroscenaIren, Delrio “sistema” Pizzarotti. Ma Fassino è nei guai

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Iren, Delrio “sistema” Pizzarotti. Ma Fassino è nei guai

Era preoccupato il sindaco Graziano Delrio giovedì mattina. Pare che il neoministro sia rimasto a lungo incollato al cellulare: temeva che qualcosa in consiglio comunale potesse andare storto, che la sua maggioranza non avesse in numeri per approvare la riforma della governance di Iren. Alla fine, dopo una seduta carica di tensione e una sorta di “chiamata alle armi” per i consiglieri assenti, la delibera è passata con 20 voti a favore, 9 contrari e 1 astenuto (Roberto Pierfederici del Pd). Deve avere tirato un bel sospiro di sollievo Delrio quando gli hanno comunicato il risultato. Perché lui conosce bene la posta in gioco della partita per la nuova governance, che va ben oltre i confini di casa nostra.Una seconda fumata nera in Sala del Tricolore sarebbe stata inaccettabile dopo quello che è stato costretto a fare per addomesticare la giunta a 5 stelle di Parma, che rischiava di bloccare tutto.

Pochi credono che sia un caso il fatto che l’ultimo atto di Delrio da presidente dell’Anci sia stato quello di aprire la porta al sindaco grillino della città ducale, Federico Pizzarotti, all’ufficio di presidenza dell’associazione dei comuni. Si tratta dell’unica nuova nomina. Pizzarotti peraltro non sostituisce nessuno, ma si aggiunge all’organo esecutivo già in carica. Una decisione che è stata ufficialmente motivata da un riconoscimento di merito alla sua attività di primo cittadino e per l’attiva partecipazione alle iniziative dell’Anci. Tra i due sindaci è così tornato il sereno dopo una lungo scambio di missive infuocate.

Rinfrancato dal nuovo incarico, Pizzarotti ha compiuto un vero e proprio miracolo: dopo una serie di sedute di fuoco con durissimi scambi di accuse tra maggioranza e opposizione, il consiglio comunale si è trovato come per magia a votare all’unanimità la delibera per la nuova governance. Con l’accensione dell’inceneritore e il sì a un riassetto che relega Parma al ruolo di comprimario, la “provincia ribelle” rientra così nei ranghi.

Ma per un problema che si risolve, molti altri ne emergono. A Genova, ad esempio, dove martedì un centinaio di dipendenti Iren ha invaso l’aula dove era in corso il consiglio comunale a sostegno dell’emendemento presentato dal Pd per salvaguardare le parti industriali di Iren ed evitare che vengano spostate a Torino, Reggio o Parma. Alla fine il consiglio ha approvato la delibera emendata, dunque diversa rispetto a quella già licenziata da una cinquantina di comuni. Il problema è stato sollevato nei giorni scorsi anche in Sala del Tricolore dal capogruppo di Progetto Reggio, Giacomo Giovannini. In pratica, Genova ha approvato la riforma della governance per la parte che riguarda lo statuto e le nomine con l’eliminazione del comitato esecutivo e la creazione della figura dell’Ad con pieni poteri, ma ha stralciato la parte che riguarda le società di primo livello, sconfessando di fatto l’operato del sindaco, Marco Doria che aveva blindato la riforma insieme a Fassino e Delrio. Un problema non di poco conto, che però a Reggio pare non essere stato preso seriamente in considerazione.

Ma i guai più grossi arrivano da Torino, uno dei comuni più indebitati d’Italia, dove Fassino è alle prese con una profonda crisi di maggioranza e un possibile rimpasto di giunta in vista. La delibera sulla nuova governance è prevista per domenica ma l’esito è tutt’altro che scontato.

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