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Reggio tra le dieci città d’Italia a rischio deflazione

deflazione internaCi mancava il rischio deflazione. Eh sì, guarda un po’… Reggio Emilia è fra le dieci città italiane in cui, stando ai dati Istat, la variazione dei prezzi su base annua nel mese di luglio (calcolati sugli acquisti di beni alimentari, della cura della casa e della persona) ha fatto segnare una diminuzione rispetto allo stesso mese dello scorso anno (-0,1%). Un fenomeno che nel Paese non si verificava dal 1997. Con una differenza: diciassette anni fa il contesto era quello di una frenata della tendenza accrescitiva dell’inflazione, mentre oggi lo scenario è quello di un calo vero e proprio, che per di più si registra nel pieno di una crisi economica in cui i consumi vivono una difficoltà epocale.

Una deflazione come quella che fa capolino oggi in dieci grossi centri italiani (gli altri sono Potenza, Ravenna, Roma, Triette, Bari, Firenze, Torino, Verona e Livorno) è infatti un dato che sarebbe imperdonabile leggere semplicemente in positivo (maggiore capacità d’acquisto per i consumatori). In un quadro come quello attuale il rischio è che i consumatori siano indotti a rimandare certi acquisti (quelli non essenziali) nella convinzione che – data la congiuntura – i prezzi siano destinati a scendere ulteriormente, anche a medio/lungo termine. Uno scenario che aggraverebbe pericolosamente il quadro generale della crisi economica, producendo una miscela dagli effetti pesantemente negativi.

Non a caso, proprio in questo periodo si stanno intensificando, a Reggio e provincia, gli allarmi lanciati dalle associazioni di categoria in relazione all’andamento dei consumi e del mercato. Oggi è la volta di Confcommercio, che in una nota stampa denuncia senza mezzi termini gli effetti negativi, sulla categoria dei commercianti, di una realtà che viene definita Sagra selvaggia: “Mentre prosegue inarrestabile il quotidiano stillicidio di indagini e statistiche che certificano l’endemica crisi del commercio e dei consumi – recita il comunicato – prosegue inarrestabile la diffusione virale di Feste a go go, per la gioia (e il cassetto) di circoli, pro loco, partiti e compagnia gaudente. Come di consueto, decisivi sono la compiacenza e il compiacimento delle Amministrazioni Locali, le quali peraltro oggi disporrebbero di uno nuovo strumento per porre un argine di buon senso alla rigogliosa fioritura della “Sagra selvaggia””.

Quale sarebbe questo strumento lo rivela la nota stessa: “Poco più di un mese fa è stata introdotta dal legislatore regionale una disposizione che stabilisce l’ obbligo, a carico dei Comuni, di fissare un calendario annuale delle Sagre e delle Feste. Con queste premesse, non resta che sperare che questa norma non subisca la stessa sorte della legge sugli hobbisti, boicottata a tal punto da snaturarne completamente lo spirito e l’ applicazione“.

Una preoccupazione, quella di Confcommercio, motivata da un’ultima riflessione: “Se il tema non fosse drammaticamente serio, ci sarebbe da sorridere al pensiero che, mentre la permanenza dei mercati ambulanti nei Centri Storici è appesa al filo dei tira e molla tra Governo e Parlamento, coautori del recente “Decreto Cultura” (“dove va a ficcarsi la cultura” direbbe il Manzoni), il sottobosco festivaliero, e i relativi incassi multimilionari, continuano a beneficiare di ampia franchigia rispetto a qualsiasi tentativo di regolamentazione. Ma, come l’ esperienza di tanti anni di guerra all’ abusivismo ci ha insegnato, la normativa sul commercio è materia dove si perpetua l’attualità del noto aforisma giolittiano sull’ applicazione e l’ interpretazione della legge“.

Gli “amici” potranno continuare a dormire sonni tranquilli?

Ultimo commento

  • se reggio è una citta di merda dove tutto costa carissimo( il caffè euro 1 e 10!!!!) e chiaro che prima o poi i prezzi dovessero scendere. neanche a londra la vita costa cosi!