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Province, compromesso all’italiana che scontenta tutti

Più passa il tempo, più il piano del governo per ridurre il numero delle Province sembra scontentare tutti. L’impressione è che si tratti ancora una volta di un compromesso all’italiana che invece di risolvere, moltiplica i problemi. Non c’è stato insomma il coraggio di azzerare le province tout court e l’idea di procedere per accorpamenti sta cerando confusione, anche perché è difficile distinguere le preoccupazioni fondate dalle reazioni motivate da questione di campanilismo e interesse.

Oggi il presidente dell’Upi (Unione delle province d’Italia), Giuseppe Castiglione, ha lanciato l’allarme: “Non siamo nelle condizioni di poter assicurare l’apertura dell’anno scolastico”.  Secondo Castiglione il taglio di 500 milioni di euro previsto per il 2012 e di un miliardo per il 2013 “è insostenibile” e “la metà delle province andrà in dissesto”. Ma anche da Reggio, che rientra tra le province cancellate nell’ambito della spending review, giungono critiche a più parti. Dura la presa di posizione della Fp Cgil, che esprime preoccupazione per il futuro dei dipendenti: “Il Governo Monti – si legge in una nota – con queste decisioni dimostra ancora una volta di voler perseguire una politica economica il cui fulcro è costituito dai tagli lineari, cui ci aveva abituato il precedente Governo senza segnare alcuna discontinuità e con ricadute sul piano sociale gravissime. E’ evidente che l’attuale Governo Monti, mette in atto una operazione contabile senza alcuna seria prospettiva strategica sulla “architettura” delle istituzioni, rispetto alla quale non abbiamo mai manifestato indisponibilità se finalizzata a migliorare e qualificare il governo del territorio superando ogni logica campanilistica. I parametri, invece, fissati per la sopravvivenza delle province appaiono totalmente slegati da una qualsiasi idea di governo del territorio, senza nulla dire sull’esercizio delle competenze oggi affidate alle province. Inoltre, la norma che sancisce la scomparsa di alcune province, non dice nulla sulla sorte dei dipendenti degli enti in via di soppressione che vedono concretizzarsi il rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Tuttavia il Governo intende procedere con quella che chiama, con evidente sprezzo del ridicolo, revisione della spesa ma che, ripetiamo, non è altro che il ritorno alla vecchia politica dei tagli lineari finalizzati a fare cassa. Siamo consapevoli di essere avviati verso un futuro nel quale ogni millimetro del campo dovrà essere conquistato con le unghie e con i denti ed a prezzo di sacrifici. Ma siamo anche determinati ad affrontare questa prova con fermezza e decisione affinché siano salvaguardati i posti di lavoro ed il loro valore per tutta la collettività reggiana. Per questo opereremo affinché nel corso dell’iter parlamentare vengano introdotte le necessarie correzioni per una riforma funzionale ai bisogni dei territori e dei cittadini, al funzionamento degli enti e della qualità del lavoro pubblico”.

Preoccupazione anche da parte di Confagricoltura Reggio Emilia esprime forte preoccupazione per voce del presidente provinciale Lorenzo Melioli che ricorda “il rapporto virtuoso ed efficace per il mondo agricolo con l’apparato burocratico all’interno della Provincia e il suo Assessorato con il quale abbiamo costruito buoni rapporti e una dialettica costruttiva e operativa”. “Ora . prosegue Melioli – questo cambio così radicale nell’ottica di un risparmio, ancora tutto da verificare, dovrebbe portare ad un ridefinizione dei rapporti con un ufficio regionale o centralizzato. L’incertezza per quanto accadrà non può che generare molta perplessità. Confagricoltura si chiede che ruolo potrà avere Reggio subalterna ad altre province in una visione di precarietà che non garantirà la prosecuzione di quel lavoro implementato con l’assessorato provinciale all’Agricoltura al nostro fianco nelle “battaglie” contro la Regione spesso miope, lenta e poco “imprenditoriale”. Il pensiero di fare un passo indietro di 20 anni crea sconforto nell’Associazione agricola e nei suoi associati a cui si somma l’incertezza di non sapere chi saranno i prossimi referenti: saranno persone preparate e competenti o sordi burocrati lontani dalla nostra realtà? Confagricoltura Reggio Emilia non è legata a campanilismi o blasoni ma al lavoro che le aziende portano avanti con grande fatica e sacrificio in un momento economico difficilissimo. Per questo è prioritario il diritto di sapere dove saranno presentate le pratiche del settore e chi ne curerà l’iter”.

Dell’abolizione della Provincia di Reggio Emilia si parlerà anche nel corso del Consiglio provinciale straordinario aperto fissato per lunedì 30 lugliodalle 11 alle 13.30, nella sala conferenze del Comune di Reggio“Sarà l’occasione per discutere gli effetti che il decreto sulla spending review, alla luce dei criteri decisi nei giorni scorsi dal Governo, avrà sulla Provincia di Reggio Emilia – spiega il presidente del Consiglio provinciale, Gianluca Chierici -. La soppressione dell’ente comporterà inevitabilmente la chiusura delle amministrazioni periferiche dello Stato oggi presenti sul nostro territorio e obbligherà associazioni di categoria, sindacati e datori di lavoro, che oggi hanno strutture pensate in base ai confini della nostra Provincia, a rivedere la loro organizzazione”.

Ultimi commenti

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    Cancellare le province e’ proprio la classica azione demagogica. Infatti i costi non caleranno, ma aumenteranno i disagi di persone e aziende.

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    Il tema e’ interessante anche se non nuovo. Certo che andare a letto con il capo perché, che so, poi mi da’ un aumento o mi da’ Una promozione e’ un conto. Andare con il capo perché poi faccio carriera o arrivo a ruoli pubblici e’ tutt’altro. Nel pubblico si usano risorse di tutti, un imprenditore usa soldi suoi e, nel caso promuovesse una incapace, ne pagherebbe direttamente le conseguenze. Per i politici e’ molto diverso, non ci rimettono niente anzi, nel caso Berlusconi usa i soldi pubblici per non pagare di tasca sua. In pratica scopa con i soldi nostri e questo fa un po’ incazzare, non so voi.