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Iren, reti idriche e stipendi dei manager i veri problemi

Giorgio Riccò

L’esito del referendum fa incendiare ancor di più il dibattito sulla gestione e l’affidamento dei servizi idrici. Meglio il privato?  Meglio il pubblico? O meglio misto?  L’esperienza cosa dice? A Reggio del pubblico si può dir quello che si vuole, ma Agac è rimpianta da tutti.

Dove stia la verità, è ipotizzabile solo con la valutazione di dati precisi e seri, ma è inconfutabile la necessità di ristrutturazioni degli impianti e investimenti al fine di migliorare i servizi evitando gli sprechi. Per fare questo c’è bisogno di decine di miliardi a livello nazionale per ripristinare gli impianti che ormai sono in molti casi obsoleti, vecchi e danneggiati, costruiti utilizzando anche materiali amiantiferi in alcuni casi. È importante discutere su come gestire i servizi idrici e non solo nel futuro, in seguito alle modificazioni cui ci si dovrà adattare, si dovrebbe discutere più concretamente sul come riparare alla scarsa manutenzione della rete idrica, pensare come recuperare risorse per operare sulle infrastrutture idriche senza mandare in perdita le aziende e i comuni impegnati nella gestione dei servizi, valutandone i costi portandosi verso una effettiva realizzabilità di opere necessarie alla salute degli utenti e dei portafogli, evitando gli sprechi che si quantificano e superano il 40% spalmato sul territorio nazionale.

In periodo di crisi è di primaria importanza l’attitudine a combattere gli sprechi proprio laddove interventi strutturali possono essere concreti ed incisivi nonché risolutivi di molte problematiche, come anche la necessità di continuare ad investire sulle opere da parte dei comuni coprendo così le reali necessità. La manutenzione della rete idrica rimane un punto saldo, e dovrebbe essere un tema su cui distinguersi, mentre viene troppo poco affrontato con decisioni e intenzioni reali, perdendo spesso tempo a battibeccare in maniera improduttiva.

La manutenzione degli impianti e gli stipendi dei manager sono due temi fuori dal gioco delle parti, da cui partire per ri-attualizzare la situazione alle nuove esigenze portate anche dal referendum.  Inoltre la politica dei prezzi che scontenta molti, dai conguagli pazzi che sono l’effetto di una finanza il cui rischio viene spalmato sulle famiglie, avvalla la necessità di concordare e dialogare con i cittadini, indignati verso i compensi da capogiro assegnati  ai manager dell’azienda, mentre gli interventi sugli impianti continuano ad essere trascurati.

Bisogna ridiscutere con i cittadini un futuro che li veda coinvolti nella gestione di un bene comune che li consideri soggetti decisori, non più solo spettatori .

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