HomeAttualitàPiange il mercato: gli ambulanti sull’orlo del collasso

Piange il mercato: gli ambulanti sull’orlo del collasso

mercatoContinuando a sondare le sorti del commercio cittadino in tempo di crisi, siamo andati a fare due passi al mercato del martedì. Diciamolo: gli stock dei capi firmati a 5 euro e le bancarelle che annunciano tutto a 1 e 2 euro fanno proprio venire l’acquolina. Perlomeno a chi bazzica tra centri commerciali claustrofobici e piazze nei giorni di mercato credendo di fare chissà quale affarone ogni volta. Risultato: i banchi storici degli ambulanti reggiani sono stritolati dalla morsa della concorrenza straniera che non fa altro che affondare la qualità dettando prezzi sempre più stracciati dandosi in pasto alle esigenze dei nuovi poveri. Non viene certo da pensare alla crisi, percorrendo piazza Martiri del 7 Luglio, fino a piazza Prampolini. Tra alcune bancarelle è un continuo dimenarsi di gente che scava senza pietà tra cumuli di vestiti alla ricerca del prezzo migliore. Indumenti che cadono per terra, che si mescolano alle scarpe, all’intimo e alle tende da casa. Questo la dice lunga su come la vorace fame di offerte abbia dato un calcio al più semplice rispetto per la qualità delle cose.

“Non ci hanno tolto il lavoro, o meglio, non del tutto- confessa Giovanni Messori, venditore di abbigliamento in piazza Prampolini– In fondo, i nuovi arrivati perseguono standard molto diversi dai nostri: la qualità cede il passo alla quantità di merce. Il problema s’affaccia quando il calo della domanda e l’alta concorrenza ci costringono a livellare i prezzi e a svendere prodotti di qualità in toto made in Italy”. Ma aspettiamo a puntare il dito contro gli ambulanti stranieri, c’è sempre il sacrosanto discrimine da fare tra persone oneste e disoneste. Ne incontriamo uno proveniente dall’Est che ha da ben dieci anni banchi in tutta Italia, non si è mai sottratto ai suoi doveri di ambulante, ma approfitta dell’occasione per aggiungere: “Tutte le spese che dobbiamo affrontare non ci permettono di lavorare e al cittadino non resta niente in tasca. Soffriamo un calo enorme nelle vendite, quasi del 50% in meno. Tra l’altro, è una catena: se non vendo, non compro”.

In piazza San Prospero Roberto, proprietario di un banco da più di quarant’anni, non nasconde la delusione: “ Le piazze avrebbero bisogno di serrati controlli. Lo spazio a disposizione di ogni ambulante non viene quasi mai rispettato. E’ pura anarchia. L’Emilia Romagna non ha nemmeno istituito una Carta dei servizi come in Lombardia. Nessuno sa precisamente chi e quante persone operano in piazza ogni volta. Per quanto riguarda i prodotti stracciati che intasano le bancarelle, il problema è a monte: sull’importazione cala spesso il silenzio”.

Stefano Terziotti è un mantovano che  scende a Reggio per il mercato da più di vent’anni. “ Quando la sveglia suona il martedì mattina, non ho più voglia di alzarmi. E’ mezzogiorno e sto già facendo i bagagli per tornarmene a casa. La piazza di Reggio è una delle peggiori in regione. L’amministrazione, a parer mio, ha le sue colpe: è un mercato troppo dispersivo e, inoltre, la campagna per l’estensione dei parcheggi blu ha serrato il centro. Pensate: ho parcheggiato il mio furgone a un chilometro da qua. Vedo una piazza tappezzata di offerte da 1 e 2 euro, oggi chiunque può mettersi a vendere affittando una licenza a basso prezzo. Questa è la morte del nostro mestiere”

Valentina Barbieri e Alessio Scalia

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