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Pazza idea?
Da Mantova a Spezia: il sogno della Lunezia non tramonta

Grande Emilia oppure l’unione di Reggio e Modena? Nel dibattito sul futuro delle province spunta una nuova idea: la Lunezia. A dire la verità l’idea non è nuova. Già nel 1814 erano i molti a concordare sulla necessità di unire i territori di Parma e Piacenza con la Val di Magra e La Spezia, considerata il naturale sbocco al mare degli Stati parmensi. Non se ne fece nulla a causa del timore che Maria Luigia, grazie alla vicinanza dell’Isola d’Elba alla Spezia, riuscisse a liberare il marito Napoleone in esilio. Ma il progetto di creare  una regione emiliano-lunense comprendente le province della Spezia, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e il circondario di Pontremoli nasce alla vigilia della Costituente grazie al senatore Giuseppe Micheli e la suo giornale La Giovane Montagna e ottiene l’appoggio di Carlo Sforza(Ministro degli Esteri dal 1947 al 1951). Sforza nel corso dei lavori dell’Assemblea chiede che nella istituenda regione venga inclusa tutta quanta la provincia di Massa Carrara sino a Montignoso. Durante la Costituente c’è dunque un tentativo di creare tre diverse regioni: Emilia, Romagna ed Emilia Lunense. Non se ne farà nulla a causa di una lunga serie di problemi politico-burocratici.

Il progetto cade coì nel dimenticatoio fino a quando, nel 1989, nasce l’associazione per la creazione della regione Lunezia. I promotori sostengono che la nuova regione possa aggregare a sé forti interessi di ordine economico, culturale e politico, oggi non del tutto espressi e talvolta contrastati o compromessi dall’assetto amministrativo regionale. Nel documento stilato dal comitato promotore nel 1989 si legge tra l’altro che Reggio “potrebbe trovare ulteriori potenzialità e potrebbe uscire alla grande confermandosi un importante polo industriale; cosa che ora non può essere realizzato data la preponderanza che esercita Bologna su tutte le città dell’Emilia”. L’idea è stata poi ripresa dalla Lega ma bocciata in consiglio regionale. Ma i sostenitori della Lunezia non si arrendono.

Tra i sostenitori del progetto  il consigliere comunale di Scandiano Alessandro Nironi: “La Lunezia – spiega – è unione di una storia comune; è riscoperta dell’Appennino nel suo ruolo centrale di coacervo e transito di esperienze lontane tramite la via Francigena, non più limes abbandonato, ma ponte tra il Mediterraneo e il cuore d’Europa; è e deve essere laboratorio di una nuova esperienza di organizzazione dell’esercizio locale del potere pubblico, una “metropoli policentrica” come felicemente è stata immaginata, strategica per la sua collocazione centrale nel motore produttivo d’Italia”.

Secondo Nironi Lunezia significa anche “utilizzo lungimirante e razionale delle infrastrutture stradali, fieristiche, aeroportuali e portuali oggi messe seriamente in crisi da gestioni accentratrici, improvvisate e schizofreniche portate avanti dai rispettivi capoluoghi regionali. Lunezia è terra di fiumi, laghi, boschi e meraviglie naturali che ben tutti conosciamo, ma è anche zona di centri di piccole e medie dimensioni, è la patria del “borgo” quale comunità di vita e tradizioni vera struttura portante della nostra terra, del nostro modo d’essere. Lunezia è una questione costituzionale sospesa, sta a noi riaprila”.

Ultimi commenti

  • Difficile da realizzare, ma affascinante!

  • Purtroppo massessi e spezzini sono troppo tamarri per comprenderli.
    Peccato perchè la zona che lambirebbe il mare è bellissima.