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Nubi di Magellano
Iren: salvi gli stipendi dei manager, sindaci senza soldi

Iren conferma gli stipendi d’oro e lascia a bocca asciutta gli azionisti. Potrebbe essere questa, ad una prima analisi, la sintesi di quanto emerso dall’assemblea dei soci della multiutility che si è svolta lunedì mattina nel quartier generale di via Nubi di Magellano. Come vedremo la situazione è un po’ più complessa.

Di sicuro ad uscire sconfitti sono i Comuni emiliani che quest’anno, com’era già stato annunciato, percepiranno solo le briciole di quella che fino allo scorso anno rappresentava un’entrata fondamentale per i bilanci: 0,13 euro per azione. L’assemblea, sostanzialmente spaccata, ha risposto picche alla richiesta dei sindaci capeggiati da Graziano Delrio di raddoppiare la misera cedola. A pesare è stato soprattutto il voto contrario di Fsu, la finanziaria controllata dai Comuni di Genova e Torino che detiene il 35,9% del capitale. Di fatto il 70% dei presenti – rappresentanti di circa il 62% del capitale – si è schierato a favore della delibera del consiglio.

Su questo fronte, si può dire che abbiano prevalso le ragioni economiche: il bilancio 2011 approvato in mattinata si chiude con una perdita di esercizio pari a 107,9 milioni di euro, dovuta principalmente alle minusvalenze causate dal riassetto di Edison e dall’acquisizione di Edipower. Si può discutere a lungo – noi abbiamo espresso in più di un’occasione i nostri dubbi – sull’opportunità e la convenienza dell’operazione in questa delicata fase, ma mettere le mani alle riserve per pagare i dividendi è un’operazione contraria ai basilari principi dell’economia.

Delrio all’attacco

Delrio si è presentato in assemblea, “anche a nome dei sindaci di Parma e Piacenza”, chiedendo il raddoppio del dividendo: “Pensiamo che la scelta del Cda, comprensibile anche a causa delle minusvalenze legate alla conclusione del riassetto di Edison, andrebbe corretta perché questo aumento di dividendo non porterebbe alcun tipo di problemi sui covenant, che dipendono da altre ragioni, come dalla possibilità di cedere asset non più strategici e quindi da un piano industriale più efficace””. Il sindaco di Reggio ha chiesto quindi di “accelerare nella politica delle dismissioni, anche in relazione alla quota detenuta in Edipower (21%) e nel ragassificatore di Livorno Olt (46,8%) – al fine di ridurre il forte indebitamento del gruppo, pari a 2,7 miliardi di euro a fine 2011″. “Abbiamo fatto troppi investimenti negli ultimi anni, inoltre Iren ha un sistema di governance ancora troppo barocco, bisogna arrivare a decisioni più rapide, presentando un piano industriale focalizzato sui nostri asset”, ha concluso Delrio.

Stipendi d’oro

Sul fronte degli stipendi dei manager, non è stato ascoltato nemmeno l’appello del segretario del Pdci Donato Vena, in rappresentanza dello 0,003% delle quote della multiutility (e nemmeno alle indicazioni uscite dal Consiglio comunale) che aveva chiesto di fissare a 300mila euro il tetto dei compensi, come per i dirigenti pubblici. “Iren è una società quotata in borsa alla quale non si applicano i recenti limiti imposti alle retribuzioni dei dipendenti pubblici” è stata la replica. Fine della discussione.

Al di là delle legittime considerazione di natura etica riguardo ai lauti emolumenti, bisogna sgomberare il campo da alcuni equivoci. Il primo riguarda lo scontro tra governance e pubblici amministratori. I sindaci hanno alzato la voce quando hanno visto che del dividendo milionario a cui erano abituati sono rimaste solo le briciole. Ma sono stati loro, Delrio compreso, a sostenere lo sbarco a Piazza Affari dell’allora Enìa e a brindare quando la Borsa regalava soddisfazioni a non finire. Solo che il mercato ha delle regole e, purtroppo, il corso borsistico è cambiato. Il secondo equivoco riguarda gli stipendi dei manager: a meno che non si voglia negare l’evidenza, bisogna ammettere che la governance di Iren è espressione della politica, anche se non in modo diretto. La politica ha dunque è corresponsabile della gestione dell’azienda. A tal proposito ripubblichiamo un’interessante intervento di Carlo Stagnaro, giornalista e direttore di ricerca dell’Istituto Bruno Leoni.

Ultimi commenti

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    Oggi 15 maggio il mercato borsistico apprezza queste simpatiche decisioni
    manageriali con un bel -12%.
    Buffoni ed incapaci andate a zappare la terra!!!!
    Vergognatevi!!!!!!!

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    due precisazioni, 1) anche per rimarcare che non c’è mai stata una soluzione di continuità da un sindaco all’altro: la quotazione in borsa di enìa è precedente l’elezione di delrio, ma come per tutto l’affaire tav, tutto è andato avanti nel peggiore dei modi.

    2) Stagnaro, uno che fino all’ultimo ha preso posizione contro i referendum sull’acqua, ha perso, e adesso torna ad aprire bocca non sapendo di cosa sta parlando. le teorie “neoliberali” di cui si fa gran cultore e portavoce sulle pagine dei giornali sono esattamente quelle che hanno provocato questa crisi. tanto valeva chiedere un opinione al mio ortolano…