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Nubi di Magellano
Iren, dividendi a rischio.
E il Comune trema

I nodi prima o poi vengono al pettine. E non sono nodi da poco quelli con cui deve fare i conti il Comune di Reggio che ha messo a bilancio per il 2012 quasi 4 milioni e mezzo di cedole di Iren. Il problema è che non è per nulla sicuro che quest’anno l’utility sia in grado di distribuire dividendi. Il giorno decisivo sarà giovedì prossimo, giorno in cui il consiglio di amministrazione sarà chiamato ad approvare i conti del 2011. Conti che, numeri alla mano, impongono scelte difficili.

In queste ore sarebbero in corso trattative febbrili tra il management e i Comuni azionisti (Reggio, Parma, Genova e Torino) proprio sul tema del dividendo. Gli ostacoli, però, sono enormi: Iren subirà pesanti svalutazioni legate al riassetto di Edison, – operazione che evidentemente si sta rivelando sempre più costosa e densa di incognite – stimate intorno ai 200 milioni di euro ed è probabile che l’esercizio del gruppo si chiuderà in rosso. Inoltre, c’è il tema non secondario dell’indebitamento che alla fine del terzo trimestre si avvicinava ai 3 miliardi di euro.

A questo punto il cda ha due strade: o stacca la cedola, magari ridotta, mettendo mano alle riserve oppure rinuncia a distribuire la remunerazione agli azionisti, come suggerirebbe il mercato.

A questo punto ci sono questioni sulle quali la politica non può più tacere: per quale ragione l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Delrio ha messo a bilancio entrate che non sono per nulla sicure? Non si può dire che non ci siano state delle avvisaglie: era il 6 febbraio quando il presidente di Iren Roberto Bazzano, in un’intervista al Sole24Ore dichiarava: “Le minusvalenze legate alla cessione della quota Edison e dell’operazione Edipower (pari a circa 160 milioni di euro) potranno avere un impatto sul dividendo“. Se verranno a mancare 4 milioni e mezzo, come si chiuderà il buco? Aumenteranno ancora le tasse?

Nel frattempo il capogruppo comunale del Movimento 5 Stelle, Matteo Olivieri affonda la lama: “La fretta di chiudere il Bilancio, quando la normativa dà tempo ai Comuni di farlo fino al 30 di giugno, mette a rischio l’impianto stesso del documento comunale. Sotto l’ottimismo infondato del primo cittadino, quel Delrio ostinatamente sordo, vi sono una ridda di previsioni di entrata ampiamente al rialzo (Imu, passi carrai, altri balzelli) o ingiuste (Irpef non progressiva) che sembrano a questo punto mascherare il buco ampiamente prevedibile dei mancati dividendi IREN. Vien da chiedersi che valore abbia, a distanza di pochi giorni dalla sua approvazione, quel Bilancio comunale appena approvato.

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