HomeAttualitàMezzo secolo di storia ospedaliera: i 50 anni del Santa Maria Nuova

Mezzo secolo di storia ospedaliera: i 50 anni del Santa Maria Nuova

_RED4974Sabato scorso, in una stracolma Sala degli Specchi del Teatro Valli a Reggio Emilia, è stato presentato il libro, edito da VME, “Storia dell’Arcispedale Santa Maria Nuova (1965-2015)”. L’opera, realizzata dal prof. Italo Portioli e dallo storico Carlo Baja Guarienti, racconta i primi 50 anni di vita dell’ospedale cittadino, ed è stata resa possibile anche grazie ai contributi di Boorea e di Landi Renzo spa. Alla presentazione, introdotta dal direttore generale del Santa Maria Nuova Ivan Trenti, sono intervenuti tra gli altri il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, il presidente della Provincia Giammaria Manghi, il presidente di Boorea Luca Bosi, l’ad di Landi Renzo spa Stefano Landi, Giuliano Bedogni, e altri primari, dirigenti, medici ed ex primari dell’Ospedale. Giuseppe Olmi, Luciano Gozzi, Laura Gasparini, Maria Brini, Diana Salvo, Marina Iemmi, Fausto Nicolini, Giovanni Apolone hanno portato la loro testimonianza per ricostruire pezzi e frammenti di questa lunga e ricca storia, condendoli con un’ampia anedottica che ha saputo dare il senso di come le vicende quotidiane e personali finiscano per intrecciarsi in una trama più densa e di lungo respiro.

RED5006MODDel resto le guerre, ha ricordato Baja Guarienti citando Tolstoj, andrebbero raccontate descrivendo una per una le esperienze belliche di ogni singolo soldato. L’opera di Portioli e Baja Guarienti, davvero monumentale, se si considera che gli autori hanno intervistato e raccolto testimonianze e contributi di oltre 100 persone, ma a suo modo leggera e godibile nella lettura, è quindi destinata a diventare una pietra miliare nella storia dell’ospedale cittadino di Reggio Emilia e, di fatto, anche in quella della città. Difficile allora racchiudere in poche battute il senso di un lavoro che racconta almeno 70 anni di storia di Reggio Emilia, cioè più o meno da quando si decise di non ristrutturare il vecchio ospedale di via Dante Alighieri, già pesantemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e nell’immediato dopoguerra presero il via i lavori per la costruzione del Santa Maria Nuova.

Questa trama si snoda per decenni, accompagnando le vicende della città e del Paese, fino alla cronaca degli ultimi giorni, che hanno visto l’ospedale assurgere al ruolo di IRCCS, di istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, e la costruzione di una nuova ala, quella del CO.RE, ormai prossima alla inaugurazione. Se si dovessero riassumere con una battuta, questi 70 anni potrebbero trovare un unico comune denominatore: quello di avere visto nell’ospedale non una “cittadella” separata dal resto della città, ma, all’opposto, un organismo aperto e tendenzialmente sempre più integrato, anche architettonicamente, come ha ricordato l’ing. Giovanni Manfredini, con il corpo vivo di Reggio Emilia. Impossibile infatti pensare a un ospedale come il Santa Maria Nuova, che nel corso dei decenni da “grosso” è diventato “grande”, per usare le parole del prof. Portioli, senza il forte coinvolgimento del volontariato, delle imprese, private e cooperative, e delle istituzioni. Non a caso il libro è introdotto dalle prefazioni degli ultimi tre sindaci di Reggio Emilia, Antonella Spaggiari, Graziano Delrio e Luca Vecchi. Per Boorea, la società delle cooperative reggiane, non si è trattato di una semplice sponsorizzazione ma di un rapporto di vera partnership, motivata anche dalla necessità di valorizzare presidenze come quella di GIuseppe Soncini che, agli inizi degli anni’70, portò a Reggio Emilia i leader e i capi guerriglieri del Fre.Li.Mo., il Fronte di Liberazione del Mozambico, perchè fossero curati proprio dall’ospedale reggiano. Suggestive in sede di presentazione le parole di Italo Portioli che ha ricordato le cure da lui stesso prestate a Samora Machel, futuro presidente del Mozambico. Ma questa è solo una delle mille storie che compongono la grande storia del Santa Maria Nuova: dagli sforzi pionieristici di Corrado Corghi alla visionarietà di Luciano Armaroli, raccontarne solo alcune significa quasi fare torto alle altre, e questo è il motivo per cui il libro va letto nella sua integrità e complessità. Una grande storia, quella del Santa Maria Nuova,  una splendida eredità da tutelare e sviluppare per le classi dirigenti della città

(S.C.).

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