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Lo Stato li droga, poi prova a recuperarli

Lo Stato li droga, la Regione prova a recuperarliSi chiama Pluto, dal nome del mitologico “dio del denaro”, e sorge in una località segreta della provincia di Reggio Emilia la prima comunità terapeutica in Italia per giocatori d’azzardo: una struttura residenziale aperta 365 giorni all’anno che accoglierà giocatori patologici seguiti dai servizi pubblici e li curerà gratuitamente con ricoveri brevi e personalizzati.
La struttura è stata inaugurata martedì grazie al contributo della Regione Emilia Romagna che dopo Toscana e Piemonte ha deciso di finanziare una sperimentazione per l’accoglienza residenziale dei ludopoatici. Se ne occuperà l’Associazione Papa Giovanni XXIII.Per i cittadini l’accesso alla struttura sarà gratuito. La necessità di un centro aperto tutto l’anno è dettato da statistiche tutt’altro che incoraggianti. Dai dati dei Monopoli di Stato si prevede che nella sola Emilia Romagna vi sarà una spesa annuale di quasi 6 miliardi di euro (5.888 milioni), che divisi per la popolazione maggiorenne regionale significano una spesa procapite di quasi 1.590 euro. Ad un gioco d’azzardo in continuo aumento corrisponde un numero sempre crescente di persone che perdono il controllo del gioco e che ne diventano dipendenti.
Prima di ieri “se alcuni giocatori d’azzardo facoltosi avevano già l’opportunità di seguire terapie in costose cliniche private per “disintossicarsi”, ben poco – ha affermato Matteo Iori, presidente dell’Associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia – potevano fare i semplici cittadini che magari, proprio per il gioco d’azzardo, avevano dilapidato anche le ultime risorse familiari. Da oltre 13 anni interveniamo sulla dipendenza da gioco d’azzardo – ha aggiunto – e questo ci ha portato ad avere in carico oltre 700 giocatori nei nostri 5 gruppi settimanali”. Iori è infatti anche presidente del Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo (Conagga), costituito da Enti diffusi su tutto il territorio nazionale, che si occupano di interventi su questo tipo di dipendenza attraverso attività di cura, prevenzione, informazione e trattamento

“I ricoveri saranno brevi e personalizzati, da due settimane a tre mesi”, ha spiegato Umberto Caroni, responsabile dell’Azzardo Point del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII. “Il numero di utenti accolti sarà basso (6 persone alla volta di entrambi i sessi), e gli invii saranno decisi insieme alle aziende sanitarie locali competenti”.Le attività terapeutiche saranno quelle “che si sono già dimostrate efficaci nella precedente sperimentazione: test diagnostici specifici, colloqui individuali, gruppi psicoeducativi con una trentina di contenuti diversi, lezioni specifiche sul gioco d’azzardo e i pensieri cognitivi erronei, consulenze legali e sulle forme di sovraindebitamento e attività culturali, ricreative e ludiche, ovviamente senza denaro in palio”.Per don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), a cui appartiene l’Associazione Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, l’apertura conferma come i bisogni “nel caso del gioco d’azzardo patologico, hanno assunto una rilevanza tale che non possono più essere affrontati con interventi e finanziamenti occasionali. Va garantito il rispetto dei livelli essenziali di assistenza con risorse e strutture permanenti adeguate”.

“Progressivamente – spiegano i promotori – si esprime senza che l’interessato abbia modo di accorgersene, colpisce senza distinzione di censo, età, classe sociale d’appartenenza; quando succede occorre sapersi fermare, conoscere il tipo di gioco che si pratica, e capire come difendersi dalla dipendenza».

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